La decisione della Corte di Giustizia europea sposta le lancette a prima del 2018. Allora chiunque volesse indagare su giri loschi e denaro di dubbia provenienza doveva passare per una trafila di procedimenti burocratici. Ma non tutto è perduto…

Lo scorso novembre, la Corte di Giustizia europea (Cjeu) ha stabilito che il pubblico non può più accedere ai dati riguardanti i reali proprietari di una compagnia, rendendo i processi di scoperta di asset nascosti molto più difficile.

C’è una cosa che le sanzioni alla Russia del 2022 hanno insegnato all’opinione pubblica occidentale: i più potenti uomini d’affari russi, i cosiddetti oligarchi o cleptocrati come vengono chiamati ora, nascondono le proprie ricchezze in giro per il mondo. Ricordiamo ad esempio i sequestri di yacht e beni di lusso la scorsa primavera in Italia, in Francia, in rinomate destinazioni turistiche.

Nel 2018, la direttiva anti-riciclaggio europea era stata aggiornata, rendendo possibile la creazione di registri pubblici in 22 Paesi Ue. Questi registri raccoglievano informazioni sui “beneficiari di compagnie”, vale a dire i reali proprietari di quegli asset, che li possiedono e  controllano. Di conseguenza era possibile per giornalisti, attivisti e  funzionari governativi accedere velocemente ai nomi dietro a una società, qualora questa fosse sospettata di aver a che fare con giri di soldi poco chiari.

Questo era stato un grande passo in avanti. Secondo le direttive precedenti al 2018 era necessario attraversare un lungo procedimento burocratico per provare il legittimo interesse, strumento notoriamente discrezionale. Oltretutto, il processo faceva scoprire alle società in oggetto che qualcuno stava indagando su di loro, con quali informazioni e perché.

La riforma del 2018 non era passata senza critiche. Diverse famiglie in Lussemburgo, ad esempio, avevano fatto notare i rischi per la propria privacy, in particolare sostenendo l’aumento del rischio di rapimenti. Da qui si è arrivati ad oggi.

La nuova normativa prevede che il pubblico non possa più accedere ai registri e, di conseguenza, l’Unione europea deve muoversi in fretta se vuole rendere più difficile la vita a individui che nascondono le proprie ricchezze nella Comunità.

Ad esempio. Quando Cipro, posto famoso per la protezione dei segreti societari, ha aperto i registri all’accesso pubblico nel 2022, alcuni giornalisti hanno scoperto una rete di società di comodo. Questa era controllata da un prestanome per conto di un banchiere russo già sanzionato.

Non tutto è perduto. Come fa notare su Politico l’esperta Maira Martini, così come la stessa Cjeu ha riconosciuto il contributo della società civile e dei media, lo stesso devono fare i governi, assicurando che attivisti e giornalisti mantengano un accesso senza ostacoli alle informazioni sulla proprietà, invece di condannarli a dimostrarlo a ogni richiesta.

La sesta revisione della direttiva anti-riciclaggio dell’Ue dovrebbe fornire la spinta giusta al Parlamento europeo e al Consiglio perché si definiscano con precisione i parametri per l’accesso pubblico ai dati sulla proprietà effettiva.

Smascherare i proprietari delle società di comodo aiuta a combattere il riciclaggio di denaro, a scoprire casi di evasione fiscale, a prevenire la corruzione e, in generale, a mantenere un governo trasparente.

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