L’agenzia di controspionaggio ha creato una nuova struttura per indagare sulle entità commerciali che Pechino utilizzerebbe per raccogliere dati personali e ottenere “controllo economico” e “influenza sulle menti”

L’Intelligence Bureau, l’agenzia di controspionaggio in India, ha creato una nuova struttura per collaborare con le forze di polizia competenti in materia finanziaria nelle indagini sulle entità commerciali cinesi in India. Si chiama China Coordination Centre. Lo riporta il giornale The Indu raccontando i temi della 57ª conferenza dei direttori generali della polizia indiana a Delhi. Tra questi, il ruolo delle entità commerciali cinesi in India che secondo un alto funzionario governativo vengono utilizzate dalla Repubblica popolare per raccogliere dati personali e ottenere “controllo economico” e “influenza sulle menti”.

Secondo il funzionario, le indagini delle agenzie di intelligence dal 2020 hanno rivelato un “quadro inquietante” del ruolo delle entità commerciali cinesi in India. Le verifiche sono iniziate dopo l’incidente del 15 giugno 2020 a Galwan, in Ladakh, dove 20 soldati indiani sono stati uccisi in violenti scontri con l’Esercito popolare di liberazione cinese. Secondo le agenzie, le entità commerciali cinesi operano in India con cinque obiettivi primari: influenzare le menti, costruire una leva di controllo economico, acquisire dati, condurre attività di spionaggio e prendere di mira gli scienziati per compromettere l’innovazione e i diritti di proprietà intellettuale, si legge in un documento preliminare sull’argomento. Come? Attraverso alti funzionari di società cinesi in India, sostenendo le autorità indiane aggiungendo che le società di comodo di piccole dimensioni sono state utilizzate anche come canali finanziari per finanziare le attività di spionaggio, compresi agenti e collaboratori. Il documento cita gli investimenti di società cinesi come Alibaba e Tencent, che sarebbero utili per gestire e controllare le società indiane che dispongono di un ampio archivio di dati personali degli indiani.

Tra i temi discussi alla conferenza anche l’”influenza cinese nel vicinato e le implicazioni per l’India”. L’indagine delle agenzie di intelligence ha rilevato che le tensioni di confine alimentate dalla Cina hanno l’obiettivo di “tenere l’India impegnata e occupata ad affrontare le sfide che ne derivano” e “forzare la risoluzione delle questioni bilaterali alle sue condizioni”. Secondo il rapporto, l’India deve usare il suo soft power in termini di cultura, tradizione, religione e lingua per contrastare la crescente influenza della Cina.

Secondo Jagannath Panda, capo dello Stockholm Centre for South Asian and Indo-Pacific Affairs all’Institute for Security and Development Policy, anche alla luce dello scontro tra truppe cinesi e indiane sul confine himalayano a metà dicembre, anche il 2023 sarà un anno complicato per le relazioni tra Delhi e Pechino. “Non si assisterà a un drastico miglioramento dei legami Cina-India, anche se potrebbero esserci occasionali tentativi politici di rimodellarli e di mantenere un livello minimo di continuità nell’impegno”, ha scritto su The Diplomat. Ciò potrebbe avvicinare l’India e gli Stati Uniti, già assieme nell’alleanza di sicurezza Quad (con Australia e Giappone) pensata per contenere l’espansionismo cinese nella regione dell’Indo-Pacifico. Ma attenzione: un recente sondaggio Morning Consult ha rivelato che gli indiani percepiscono gli Stati Uniti come la seconda minaccia al proprio Paese (22%), dopo la Cina (43%) e sorprendentemente davanti al Pakistan e alla Russia (entrambi al 13%). La questione è economica: essendo uno dei maggiori importatori di idrocarburi al mondo, l’India subisce le ripercussioni delle politiche americane che portano a un’impennata dei prezzi di petrolio e gas, com’è stato con la guerra in Iraq e le sanzioni contro l’Iran.

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