Sul tavolo dei commissari prima dell’audizione del ministro Giorgetti spunta il dossier della Bce su un progetto, discusso anche all’Eurogruppo di lunedì, che riguarda privacy e gestione dei dati personali

Il Copasir si interessa all’euro digitale. L’indizio è in una foto che ritrae i membri della commissione prima dell’inizio dell’audizione di mercoledì di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia. In ogni postazione ci sono la rassegna stampa del giorno, aperta dall’articolo del Corriere della Sera “Caccia ai segreti del padrino” sull’arresto di Matteo Messina Denaro avvenuto il giorno prima, e il dossier “Digital euro – stocktake” pubblicato dalla Banca centrale europea lunedì.

Lo stesso giorno in cui l’Eurogruppo, a cui il ministro Giorgetti aveva preso parte, ha fatto, tra le altre cose, il punto sull’avanzamento del progetto relativo all’euro digitale e ha discusso la via da seguire con i commissari europei Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni e la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde che in autunno dovrebbe concludere la fase di indagine per decidere se passare a quella realizzativa. Lunedì i ministri hanno adottato una dichiarazione che riassume le opinioni espresse in merito ai temi strategici discussi finora e definisce il proseguimento del coinvolgimento dell’Eurogruppo in questo progetto, si legge in una nota. Sottolineando e apprezzando l’importanza del coinvolgimento dell’Eurogruppo e degli Stati membri da parte della Banca centrale europea e della Commissione europea, i ministri hanno sottolineato che l’introduzione dell’euro digitale richiede “decisioni politiche che dovrebbero essere discusse e adottate a livello politico”.

Il progetto dell’euro digitale riguarda anche la privacy, la gestione dei dati personali e dei pagamenti. Nel dossier della Banca centrale europea si legge che l’istituzione guidata da Lagarde “non disporrà di informazioni sui depositi dei cittadini, sulle loro cronologie di transazioni o sui modelli di pagamento”; che “i dati sono accessibili solo agli intermediari per la conformità alle norme”; che “l’euro digitale NON è una moneta programmabile”; che “i legislatori decideranno il giusto equilibrio tra privacy e altri obiettivi di politica pubblica”; che “un risk based approach potrebbe consentire una maggiore privacy per le transazioni meno rischiose; che “l’euro digitale offline potrebbe fornire un livello di privacy simile a quello del contante”.

I ministri dell’Unione europea hanno chiesto alla Commissione europea e alla Banca centrale europea che l’euro digitale sia “sicuro e resiliente”, che possa “garantire un elevato livello di privacy, essere facile e comodo da usare e ampiamente accessibile al pubblico, anche in termini di costi per gli utenti finali”. Infine, hanno invitato a prendere in considerazione “le implicazioni ambientali della progettazione dell’euro digitale”.

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