La società fondata da Bremmer ha pubblicato il suo rapporto sulle sfide del nuovo anno. La Russia “canaglia”, Xi “al massimo” e le armi di sconvolgimento di massa sono le prime tre. Segue l’aumento dei prezzi (le politiche di Roma sotto osservazione). Tra le questioni sopravvalutate c’è la stabilità dell’Ue: “È improbabile una minaccia esistenziale derivante da un’impennata del populismo a causa delle sfide legate al costo della vita. Fratelli d’Italia si è spostato al centro”

“Lo shock inflazionistico globale iniziato negli Stati Uniti nel 2021 e diffusosi in tutto il mondo nel 2022 avrà pesanti ripercussioni economiche e politiche nel 2023. Sarà il motore principale della recessione globale, aumenterà la volatilità dei mercati e lo stress finanziario e produrrà effetti dirompenti sulla politica in ogni regione del mondo”. A scriverlo sono Ian Bremmer, presidente e fondatore di Eurasia Group, e Cliff Kupchan, direttore della stessa società di consulenza, nel rapporto “Top Risks 2023”. L’inflazione è il quarto dei rischi del nuovo anno secondo Eurasia Group, e coinvolge diversi Paesi, tra cui l’Italia. Nel nostro Paese, come nel Regno Unito, in Brasile, in Colombia e in Ungheria, “la pressione popolare per politiche fiscalmente insostenibili in un contesto finanziario difficile esacerberà i problemi del debito e potrebbe innescare l’instabilità dei mercati”, si legge.

“Con la stretta del credito e delle condizioni finanziarie in un momento di inflazione ancora elevata, le famiglie e le imprese ne risentiranno”, scrivono Bremmer e Kupchan. “Temendo di aggiungere benzina al fuoco dell’inflazione e di dover far fronte all’aumento dei costi degli interessi, i decisori politici delle economie avanzate meritevoli di credito cercheranno di assorbire il rischio di reddito per le famiglie e di alleviare le pressioni sui costi delle imprese attraverso costosi interventi sul mercato dell’energia e sussidi finanziati dal debito pubblico”, continuano. “Ma in alcune economie avanzate, come il Regno Unito e l’Italia, e nella maggior parte dei mercati in via di sviluppo, le misure di sostegno fiscale complete e durature saranno troppo costose. Di conseguenza, le famiglie e le imprese vedranno erodere i loro redditi reali”, proseguono.

La “Russia canaglia” (Rogue Russia) e uno Xi Jinping “al massimo” rappresentano i due principali rischi del 2023. Mosca, “messa all’angolo” alla luce della guerra in Ucraina, “si trasformerà da attore globale nel più pericoloso Stato canaglia del mondo, rappresentando un pericolo serio e pervasivo per l’Europa, gli Stati Uniti e non solo” con attacchi hacker, disinformazione ed estremismo per minacciare la sicurezza globale, i sistemi politici occidentali, la cibersfera e la sicurezza alimentare.

Con pochissimi limiti al suo potere, invece, il leader cinese potrà portare avanti il suo programma politico statalista e nazionalista. Ma “non essendoci voci dissenzienti a contestare le sue opinioni, la capacità di Xi di commettere grossi errori a lungo termine è altrettanto impareggiabile. Si tratta di un’enorme sfida globale, dato il ruolo di primo piano della Cina nell’economia mondiale”. Per gli esperti questa situazione presenta rischi in tre aree: la gestione del Covid-19; l’incertezza economica e politica; le provocazioni “nazionaliste” e la politica estera “assertiva” che incontreranno “sempre più resistenza” da parte dell’Occidente e dei vicini asiatici della Cina.

Sull’ultimo gradino del podio ci sono le armi di “sconvolgimento” di massa  (il 2023 sarà un punto di svolta per l’intelligenza artificiale, con rischi per le democrazie e il dissenso nelle autocrazie). Seguono l’inflazione, l’Iran isolato, la crisi energetica, lo stop dello sviluppo globale, le divisioni interne agli Stati Uniti, la crescita della generazione Z e lo stress idrico.

Il rapporto cita anche diverse questioni “red herrings”, cioè temi che pur catturando l’attenzione generale, è improbabile rappresentino una minaccia significativa o un fattore di instabilità nel prossimo anno. Tra queste, le crepe nel sostegno all’Ucraina, il precipitare della situazione a Taiwan e le difficoltà interne all’Unione europea. Bremmer e Kupchan sono convinti che i repubblicani non bloccheranno i nuovi aiuti a Kyiv e che il “forte sostegno di Washington agli alleati della Nato “sarà un costante promemoria dell’ombrello di sicurezza statunitense che protegge l’Europa dalle ostilità, smorzando così gli appetiti per una maggiore autonomia strategica dell’Unione europea”. Quanto a Taiwan, infine, “né la Cina né gli Stati Uniti sono disposti a mettere alla prova le linee rosse dell’altro”.

l’Unione europea è “improbabile” che vacilli nonostante la crisi economica, quella energetica, le difficoltà della Germania e del presidente francese Emmanuel Macron, l’uscita di scena del presidente del Consiglio italiano Mario Draghi e l’assenza di una leadership forte come quella che fu dell’ex cancelliere tedesca Angela Merkel. “Le crisi degli ultimi anni – la crisi del debito dell’eurozona, la Brexit, la pandemia del Covid 19 e la guerra tra Russia e Ucraina – hanno rafforzato l’Unione europea come attore politico. ora ha politiche fiscali, energetiche, sanitarie e di difesa comuni più forti che mai”, scrivono gli esperti sottolineando come i 27 abbiano “la governance sovranazionale più forte del pianeta”.

A tal proposito, Bremmer e Kupchan dedicano spazio a Fratelli d’Italia, il partito del presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni. “È improbabile anche una minaccia esistenziale derivante da un’impennata del populismo a causa delle sfide legate al costo della vita. Il partito di governo post-fascista italiano, Fratelli d’Italia, si è spostato al centro. In Francia, macron ha messo insieme una fragile maggioranza ad hoc con il centrodestra e, anche se dovesse indire elezioni anticipate, i populisti rimarrebbero divisi e lontani da una maggioranza. Mentre le elezioni spagnole alla fine del prossimo anno potrebbero vedere l’estrema destra di Vox entrare per la prima volta al governo, il Partito popolare di opposizione di centrodestra rimarrà saldamente in testa. il governo di centro-destra in Grecia dovrebbe mantenere il potere per un pelo la prossima estate, mentre il governo euroscettico polacco sarà probabilmente sostituito da una coalizione liberale e più favorevole all’Unione europea in autunno”, evidenziano.

In generale, “il lato positivo”, afferma Kupchan, “è che le minacce al futuro della democrazia, che l’anno scorso sembravano terribili, oggi sembrano sopravvalutate, viste le evidenti debolezze della leadership in Russia, Cina e Iran. In Europa, c’è una maggiore coesione nel processo decisionale dell’Unione europea e in America, le elezioni di midterm si sono concluse con poche delle tensioni che abbiamo visto nel 2020”.

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