Nella relazione del membro italiano nel direttivo Bce, che sta gestendo i lavori preparatori, è emerso uno degli elementi più importanti sull’uso dell’euro digitale: non vi sarà un rapporto diretto tra Bce e correntisti. In altre parole, usando le parole stesse di Panetta, “i cittadini non diventeranno nostri clienti, resteranno clienti delle banche perché non intendiamo offrire servizi retail”. E di fatto ha escluso il ricorso alla blockchain

Probabilmente non diventerà mai Godot, ma l’attesa (e con essa le aspettative) che circolano attorno l’euro digitale si rincorrono da mesi in un continuo susseguirsi di annunci, progetti, test, accelerazioni e (apparenti) frenate. La verità è che questo progetto è ormai diventato non solo una priorità per la Bce e per l’intera area euro ma una vera e propria esigenza vitale per il futuro monetario e geopolitico del continente.

Come di consueto, le informazioni di cui disponiamo ci arrivano direttamente dal membro italiano del direttivo Bce Fabio Panetta che è uno dei principali promotori del progetto. Panetta, intervenuto alla commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo, ha dato alcune informazioni di contesto, come “l’eventuale decisione del Consiglio direttivo di emettere un euro digitale sarà presa in una fase successiva e solo dopo che il Parlamento e il Consiglio dell’Ue avranno adottato l’atto legislativo”, stavolta ci ha fornito dei dettagli particolarmente interessanti che contribuiscono ad aggiungere significativi elementi alla possibile architettura dell’euro digitale.

Per prima cosa, Panetta ha definito un arco temporale a proposito delle decisioni sull’euro digitale affermando che entro l’autunno la Bce stabilirà se effettivamente passare dalla fase di test a quella di realizzazione. A quel punto, dovremo poi vedere quali saranno i tempi effettivi per avere la moneta nelle nostre tasche (virtuali): fino ad oggi si è parlato del 2025 ma non abbiamo certezze a riguardo.

L’aspetto, invece, di fondamentale importanza emerso nel corso della relazione è uno dei più dirimenti sull’uso dell’euro digitale: cioè che non vi sarà un rapporto diretto tra Bce e correntisti. In altre parole, usando le parole stesse di Panetta, “i cittadini non diventeranno nostri clienti, resteranno clienti delle banche perché non intendiamo offrire servizi retail”. Tale affermazione è dirimente rispetto al dibattito sul ruolo che avrebbero ricoperto in particolare le banche con l’avvento della Cbdc europea. In sostanza quindi banche e Bce manterranno i rispettivi ruoli con l’Istituto di Francoforte che seguiterà semplicemente ad emettere moneta. Tale aspetto, è stato anche oggetto di una puntualizzazione di Panetta il quale ha affermato che il ruolo della banca centrale è proprio quello di emettere moneta “e non voucher”, a proposito del fatto che “l’euro digitale non sarà mai una moneta programmabile”.

Sul piano tecnologico, la Bce sta per avviare i lavori del Digital Euro scheme Rulebook Development Group, attraverso i quali intende avere una panoramica più ampia e approfondita da parte degli esperti di settore su quella che potrebbe essere la più efficiente tecnologia. A proposito di tecnologie, Panetta ci ha poi fornito un’altra informazione di grande rilievo escludendo di fatto il ricorso alla blockchain. Questa è, infatti, ritenuta “una tecnologia efficiente per dei sistemi decentralizzati, tuttavia non vi e’ nessuna esperienza quanto all’utilizzo della blockchain per un sistema molto ampio”, proprio come sarebbe nel caso dell’euro digitale. Secondo Panetta la blockchain, a causa dei suoi tempi di elaborazione relativamente lunghi, mal si sposa con l’esigenza di un sistema di pagamento sostanzialmente istantaneo. Questa evidenza, tra l’altro, rappresenta anche un motivo in più per non qualificare i bitcoin come un reale strumento di pagamento quotidiano (tralasciando ovviamente tutti gli altri fattori che contribuiscono a comporre questa opinione).

Sempre sul piano tecnologico, è stata fatta chiarezza anche sugli strumenti di supporto per i pagamenti. A tal proposito, “l’Eurosistema sta prendendo in considerazione una nuova app digitale per l’euro, che includerebbe solo le funzionalità di pagamento di base eseguite dagli intermediari. L’app garantirebbe che, indipendentemente da dove viaggi nell’area dell’euro, l’euro digitale venga sempre riconosciuto e che con esso si possano effettuare pagamenti. È probabile che le prime versioni offrano pagamenti contact-less, codici Qr e un modo semplice per pagare online”.

Affrontando poi un tema di grande attualità, quello delle commissioni sui pagamenti, Panetta ha quindi dato un’altra novità che farà piacere a molti sostenitori del contante. Considerato, infatti, che nell’area euro secondo la Bce i pagamenti in contante rappresentano ancora il 59% delle transazioni, l’euro digitale andrebbe incontro anche alle esigenze dei più integralisti favorendone al contempo la digitalizzazione in quanto “risponderebbe a questa crescente preferenza per i pagamenti elettronici rendendo disponibile il denaro pubblico anche in forma digitale e senza commissioni“.

Anche se è altamente probabile una sua adozione, non la si può ancora considerare del tutto scontata. Nonostante i passi avanti, infatti, le questioni in ballo rimangono ancora numerose, non ultime quelle relative alla tutela della privacy degli utilizzatori e all’interoperabilità. Superati poi gli aspetti tecnici, saremo effettivamente in grado di usarlo? Una domanda che riguarda soprattutto il nostro Paese le cui competenze digitali e la resistenza alle novità sono rispettivamente più ridotte e più estese che altrove. Ma questo è un problema del domani, l’euro-Godot è vicino, ci dice Panetta, ma non è ancora arrivato…

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