Ecco la sfida: fornire una soluzione per i pagamenti che migliori, semplifichi e velocizzi l’esperienza attuale degli utilizzatori. Il commento di Davide Zanichelli, ex deputato del Movimento 5 Stelle e coordinatore dell’integruppo Criptovalute e Blockchain nella XVIII Legislatura

Il fenomeno delle monete digitali ha reso evidente quanto le tecnologie alla base dei tradizionali scambi monetari fossero vecchie di decenni, frutto di sistemi estremamente rodati ma al contempo altrettanto superati.

Criptovalute e stablecoin vengono utilizzate in tutto il mondo. In India, per esempio, quasi il 10% della popolazione ora possiede o sta pianificando di investire in criptovalute. Negli Stati Uniti, questa percentuale è vicina al 13% ma è soprattutto nei paesi a elevata inflazione, o dove è rilevante la presenza dei cosiddetti unbanked (cioè dove la percentuale di persone con uno smartphone è sensibilmente più alta di quelle con un conto corrente bancario), a farla da padrone.

D’altronde, fino al recente passato, la concorrenza tra monete era ridotta: nel triennio 2016-19 l’88% delle transazioni internazionali coinvolgevano il dollaro, situazione che potrebbe non durare a lungo, sia dal punto di vista retail sia degli scambi tra banche internazionali. A fine ottobre, le banche centrali di Hong Kong, Thailandia, Cina ed Emirati Arabi Uniti hanno mostrato i risultati del progetto mBridge, una piattaforma che ha coinvolto transazioni tra 20 banche commerciali delle quattro diverse giurisdizioni; un progetto pilota che fa avanzare la sperimentazione multi-CBDC muovendo un valore reale direttamente transato sulla piattaforma e per conto dei clienti aziendali, per un controvalore di 12 milioni di dollari emessi, facilitando oltre 160 pagamenti e transazioni per un valore totale di oltre 22 milioni di dollari.

Alla stessa maniera, la Cina con il suo Digital-Yuan sta costantemente ampliando la base di utenti, dato che, sempre da ottobre, il progetto è stato esteso a 23 regioni (pari a un quinto della popolazione) e presto inizierà la sperimentazione di pagamenti cross-border; un’espansione che consentirà alla Banca popolare cinese di raggiungere sia l’obiettivo di maggior controllabilità sulle transazioni che la possibilità di far sì che parte dell’export sia yuan-based anziché dollar-based.

In questo contesto, anche la Federal Reserve sta lavorando al proprio Project Cedar per sviluppare una wholesale-CBDC con lo scopo di velocizzare (e continuare a presidiare) le transazioni internazionali tra banche. Una soluzione blockchain-based (ovviamente permissioned) che promette un funzionamento 24/7 e il regolamento atomico delle transazioni.

Il mondo dei macro-pagamenti sembra invece essere ignorato dalla Banca centrale europeo: il prototipo che Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo, ha esposto nella lettera a Irene Tinagli, presidente della commissione Econ, racconta proprio che il digital-euro sarà orientato quasi esclusivamente ai canali retail. Se da un lato, giustamente, questo tipo di pagamenti è una priorità per l’Eurozona (attualmente i circuiti di pagamento internazionali che avvengono nel nostro continente sono basati per lo più sui circuiti non europei di Visa e Mastercard), d’altro canto l’esercizio esposto appare più teso a evidenziare il coinvolgimento di tutti gli attori esistenti che a un reale salto in avanti nei pagamenti.

Aver inserito nella sperimentazione dell’euro-digitale soggetti come Nexi, Amazon, Wordline e CaixaBank risulta più una rappresentazione del fatto che gli interessi attuali di diversi attori dei pagamenti non verranno compromessi nella definizione della soluzione, uno scrupolo che può essere tanto una velocizzazione nella pratica quanto un ostacolo per un reale avanzamento nei pagamenti. L’inclusione di diversi stakeholder (evidentemente quelli che hanno già interessi nel mondo degli attuali pagamenti) è stata ribadita nell’ultimo report sull’avanzamento del progetto del 21 dicembre scorso.

La vera sfida per l’euro-digitale però non dev’essere tanto quella di sviluppare una soluzione che abbia l’obiettivo di “tenere dentro tutti gli attuali attori”, ma quella di fornire una soluzione per i pagamenti che migliori, semplifichi e velocizzi l’esperienza attuale degli utilizzatori. L’introduzione dell’euro-digitale deve procedere senza inutili attese se la Bce intende non tanto contrastare il fenomeno delle cripto (che sono tutt’altra cosa e non potrà esserci reale competizione), quanto piuttosto fornire una risposta aggiornata, economica e tecnologica al bisogno dei pagamenti digitali tra parti, alla programmabilità delle transazioni, e fornire degli strumenti tecnologici anche per l’applicazione di politiche fiscali da parte dei governi.

È importante soprattutto, che questo venga fatto all’insegna della protezione della riservatezza e dell’anonimato (almeno per importi contenuti), che è garanzia e tutela di quelle libertà delle quali almeno il nostro continente dovrebbe risultare difensore e potersi così distinguere, anche nell’utilizzo, da soluzioni straniere, come appunto il digital-yuan, che possono costituire la vera insidia se le banche centrali straniere dovessero sbloccarne la diffusione anche in Europa.

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