Il ministro dell’Economia ha incontrato il vice consigliere per la sicurezza nazionale di Biden. Un faccia a faccia “che ha rinsaldato amicizia tra i due”. Roma cerca di lavorare con Washington per mantenere saldi i rapporti transatlantici alla luce dell’Inflation Reduction Act

Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle finanze, ha incontrato oggi Mike Pyle, vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e sherpa G7/G20 del presidente Joe Biden, impegnato in un tour europeo che ha già toccato Parigi e Berlino. Al centro del colloquio ci sono state le conseguenze economiche della guerra in Ucraina, l’impatto dell’Inflation Reduction Act sull’industria europea e le priorità presidenza giapponese G7, ha comunicato il ministero. Un faccia a faccia “che ha rinsaldato amicizia tra i due”, si legge. È anche su questo aspetto che Roma sta cercando di lavorare con Washington per mantenere saldi i rapporti transatlantici.

L’INFLATION REDUCTION ACT

Con un’esperienza nell’amministrazione Obama, un passato da responsabile delle strategie di BlackRock (prima società di investimento al mondo) e già consigliere economico della vicepresidente Kamala Harris, Pyle è arrivato alla Casa Bianca prima del summit G7 di fine giugno prendendo il posto di Daleep Singh, passato al settore privato, e i dossier economici. Tra questi c’è l’Inflation Reduction Act.

LE PREOCCUPAZIONI EUROPEE

Sono note le preoccupazioni europee sul piano economico dell’amministrazione Biden che prevede sussidi per 369 miliardi di dollari alle produzioni nazionali nei settori strategici dell’energia e stanzia robusti crediti d’imposta per l’acquisto di auto elettriche vincolati a componenti intermedi di origine locale. Ci sono Paesi come Francia e Germania decisi a chiedere agli Stati Uniti di pensare a eccezioni per le aziende europee, punta sulle parole del presidente Biden che a dicembre aveva detto di vedere spazio per modifiche alla legge che “rendano più facile la partecipazione dei Paesi europei”. Altri sono pronti a proporre un cosiddetto Buy European Act per sostenere le aziende nazionali. E c’è chi attacca duramente Washington, come il primo ministro belga Alexander De Croo che ieri ha accusato gli Stati Uniti di una campagna “aggressiva” per attirare le aziende europee dall’altra parte dell’Atlantico: “Gli Stati Uniti, il nostro partner, chiamano la nostra industria. E dicono loro: perché investite in Europa? Dovreste venire negli Stati Uniti. Chiamano le imprese tedesche e belghe in modo molto aggressivo: non investite in Europa, abbiamo qualcosa di meglio”, ha detto a un seminario del suo gruppo politico Renew.

IL COORDINAMENTO NECESSARIO

Unione europea e Stati Uniti hanno lanciato una task force congiunta convenendo “sull’importanza di uno stretto coordinamento per sostenere catene di approvvigionamento sostenibili e resilienti attraverso l’Atlantico”. Un annuncio fatto proprio da Pyle assieme a Bjoern Seibert, capo di gabinetto della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al termine di un incontro a Berlino il 25 ottobre scorso.

LE PAROLE DI GIORGETTI A DICEMBRE

A margine dell’Eurogruppo di inizio dicembre, il ministro Giorgetti era intervenuto sul pacchetto di sussidi statunitensi previsto dall’Inflation Reduction Act dichiarando di essere favorevole a un simile piano europeo che abbia come obiettivo la riduzione dell’inflazione: “Vediamo positivamente misure che favoriscano la competitività e siano a protezione delle produzioni strategiche ma al tempo stesso pensiamo che qualsiasi intervento debba essere preso a livello europeo preservando l’integrità del mercato unico con uno spirito di leale collaborazione”, aveva spiegato. “La parità di condizioni di competitività per le nostre imprese deve essere garantita sia nei confronti del mercato Usa che in quello interno europeo”, aveva aggiunto. Pochi giorni dopo, ospite della festa per i dieci anni di Fratelli d’Italia, aveva detto parlato del rischio di fuga dalle aziende verso gli Stati Uniti, “un disastro”.

L’ASSE FRANCO-TEDESCO A WASHINGTON

Su posizioni simili a quelle di Giorgetti anche Bruno Le Maire, ministro delle Finanze francese, che nei giorni scorsi ha annunciato un viaggio a Washington con l’omologo tedesco Robert Habeck, in una dimostrazione di ritrovati intenti tra Parigi-Berlino, per chiedere che l’amministrazione Biden “tenga maggiormente conto degli interessi europei” nell’attuazione della legge. Nelle ultime ore Hildegard Müller, presidente di Associazione dell’industria automobilistica tedesca, ha invitato mercoledì Bruxelles e Berlino a garantire che le politiche volte a proteggere l’ambiente salvaguardino anche la competitività dell’industria europea. “Gli Stati Uniti hanno riconosciuto ciò che devono fare per il loro Paese, la Germania e l’Europa devono fare lo stesso” ha dichiarato definendo l’Inflation Reduction Act come un “campanello d’allarme” per le autorità europee. Si tratta, ha detto, di un “approccio normativo protezionistico e discriminatorio che è in contrasto con il libero mercato”.

VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO DI FEBBRAIO

Ieri Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno, che ha lanciato a fine novembre l’iniziativa Clean Tech Europe che alcuni hanno definito la risposta europea a Stati Uniti e Cina, ha suggerito che per fronteggiare l’effetto delle misure statunitensi di sostegno all’industria nazionale, in vista del prossimo Consiglio europeo del 9 e del 10 febbraio, si sta lavorando per definire la risposta europea per potenziare le tecnologie “pulite”, adattare le regole sugli aiuti di Stato alle imprese, rafforzare i progetti comuni di interesse europeo, integrare il Next Generation Eu con soluzioni finanziarie. Sempre ieri, in un colloquio con Il Sole 24 Ore, Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici ha definito i rapporti transatlantici “molto buoni, certamente migliori che in passato. Resta”, però, “il nodo creato dall’Inflation Reduction Act. Si tratta di un fattore aggravante in una situazione già asimmetrica nella quale l’Europa sta soffrendo più dell’America della crisi energetica e delle altre ricadute della guerra in Ucraina”. L’Unione europea, ha spiegato, deve “evitare che la nostra risposta” al pacchetto statunitense “crei nuove divergenze” tra i 27 Stati membri. “È necessario associare a nuove misure a livello nazionale nuovi strumenti comuni che si basino sul finanziamento congiunto”, ha aggiunto.

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