Gli incidenti che hanno coinvolto i gasdotti Nord Stream e Amber Grid riportano l’attenzione sul contesto energetico del Mediterraneo, mare in cui la leadership turca, spinta dal contesto bellico, lavora per affermare la centralità di Ankara nel Corridoio Sud del gas. In palio c’è il ruolo di hub energetico del Mediterraneo. L’analisi di Gabriele Marchionna e Gaetano Mauro Potenza, security advisor

LA COOPERAZIONE REGIONALE

A margine del VII incontro dell’East Mediterranean Gas Forum, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presieduto alla firma di un memorandum d’intesa per la cooperazione in materia di commercio, trasporto e esportazione del gas naturale tra Israele, Egitto e Unione Europea. L’accordo prevede che il gas israeliano passi per l’Egitto, dove verrà liquefatto e poi esportato in Europa, con l’Ue a sostegno delle imprese europee in nuovi progetti di esplorazione sia in Israele che in Egitto. L’accordo potrebbe fare del Cairo il leader regionale delle esportazioni di gas naturale liquefatto (gnl), anche se – come ricorda l’analista del settore Martina Finocchiaro – l’intesa deve fare i conti con importanti ostacoli come la ritirata statunitense dal progetto ed elevati costi e problemi di costruzione.

QUANTO PESA LA TURCHIA?

La collocazione geografica tra Europa e Asia rende la Turchia un potenziale hub energetico di grande importanza, soprattutto nell’attuale contesto internazionale. Dal Paese passano i gasdotti per l’Europa alternativi a quelli russi, tra cui il Tanap, che trasporta il gas dall’Azerbaigian. La politica europea che sembra proiettata ad incrementare le forniture da Azerbaigian, Turkmenistan e Vicino Oriente non fa che aumentare il ruolo di transito per la Turchia, che già importa già circa 60 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno.

Le scoperte dei giacimenti offshore nel Mar Nero (Sakarya Field, circa 540 bcm) al largo della provincia di Zonguldak potrebbero fornire un ulteriore flusso tra i 15 e i 20 miliardi di metri cubi. Ankara sta infatti costruendo il suo terzo impianto galleggiante di rigassificazione (Frsu) nella Baia di Saros, oltre a due impianti già esistenti della società energetica statale Botas (principale importatore di gnl del Paese); tutti assets che potrebbero essere usati in un prossimo futuro per il transito del gas egiziano verso l’Europa.

TAGLIARE FUORI ANKARA

Le ambizioni turche di diventare potenza regionale nell’area mediterranea si concretizzano su tre fondamentali direttrici: estendere e consolidare la propria zona economica esclusiva, accaparrarsi il ruolo di ingresso delle fonti energetiche tradizionali del Mediterraneo, e al tempo stesso risalire attraverso la Grecia alla conquista dei Balcani come nuova autostrada del gas. Un piano che è al centro della geografia politica turca dai tempi di Mehmed II, conquistatore di Costantinopoli.

Di fatto, l’inizio della guerra in Ucraina ha rafforzato la centralità del Corridoio Sud del gas. Gli incidenti che hanno coinvolto i gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico e l’Amber Grid nel nord della Lituania offrono ad Ankara spazi importanti per poter affermare il suo ruolo di hub energetico e per poter tagliar fuori i principali concorrenti energetici, Roma ed Atene. Entrambi i Paesi si pongono infatti come potenziali hub dell’Unione Europea, con delle peculiarità diverse ma che se messe a fattor comune, nell’interesse del contesto di sicurezza energetico europeo, potrebbero sviluppare una visione condivisa del corridoio sud del gas indipendente dalla Turchia.

LA CENTRALITÀ DELLA GRECIA

Di fatto, nel Paese già transitano dei gasdotti pipeline verso l’Europa, grazie al Tap ed all’Igb. Tuttavia, il piano RePowerEU preveda il raddoppio delle forniture del gas azero entro il 2027, via Tanap, rendendo la Turchia nuovamente centrale. Atene ed Ankara, già rivali per il controllo delle Zee nei mari condivisi, sanno che la partita si sta giocando nella gestione della logistica verso i Balcani. Raggiunto un futuro accordo in Ucraina diventerà importante rivedere la gestione di ingresso delle merci e delle infrastrutture energetiche che transitano dal Mediterraneo verso i Balcani per raggiungere il fronte orientale dell’Unione Europea.

Atene ha, infatti, bloccato la privatizzazione del porto di Alexandroupolis ritenuto rilevante per la nuova visione strategica del Paese. L’area, oltre a essere diventato snodo logistico militare per la Nato in Ucraina, è interessata dal passaggio del gasdotto Tap e dalla connessione ellino-bulgara, ed è perno delle nuove strategie energetiche greche per via dei due depositi di gas, presenti ad Alexandroupolis e nel vicino porto di Kavala, oltre al progetto di un futuro rigassificatore.

Tutti questi sono asset importanti per il ruolo energetico di Atene, soprattutto considerandolo un’alternativa di ingresso per il gas israeliano che dovrebbe arrivare in Europa grazie alle infrastrutture di gnl egiziane. E tutto questo è anche un assist per il gasdotto EastMed, se tale strategia si dovesse intersecare in una visione politica comune con Roma. Tuttavia, le reti energetiche in Grecia dovrebbero essere rimodernate per poter bypassare la Turchia. In questo scenario, Roma potrebbe fornire il know-how maturato dalle società di distribuzione del gas nella digitalizzazione delle reti che sta trasformando profondamente i network italiani in vista dell’impiego su vasta scala di gas rinnovabili – come idrogeno e biometano – nonché la tecnologia utile al reverse flow.

VERSO LA LEADERSHIP ITALIANA NEL MEDITERRANEO

L’asse italo-greco risulta indispensabile nella costruzione di una rinnovata visione del Corridoio Sud del gas. La leadership italiana dovrebbe concretizzarsi nel garantire una triangolazione sul tema energetico con i Paesi che già compongono EastMed al fine di innovarne la visione alla luce del delicato contesto di guerra totale. Proprio con l’Egitto, si potrebbe avviare una rivalutazione del gnl mediterraneo in Ue. Va in questa direzione la recente scoperta di ENI nell’area egiziana di Nargis, la quale potrebbe contribuire alla diversificazione delle fonti dal nord Europa qualora si potessero sfruttare le infrastrutture energetiche esistenti tra Italia e Grecia.

Inoltre, il cambiamento climatico nel bacino del Mediterraneo, congiuntamente agli investimenti per l’introduzione nella distribuzione di altri gas – biometano e idrogeno – potrebbero contribuire a sostenere i prezzi del gnl. Anche il Qatar, paese garante della visione politica turca in Nord Africa, beneficerebbe di un rafforzamento del ruolo delle infrastrutture per il gnl del Mediterraneo, in quanto Paese centrale nell’export verso l’Italia. Ruolo che concede a Roma un vantaggio fondamentale per il dialogo con la leadership qatariota, soprattutto dopo la missione a guida italiana della sicurezza dei mondiali di calcio. Infine, la nuova visione del Corridoio Sud del gas fornirebbe a Roma un vantaggio per i temi di politica estera nel Mediterraneo come il contrasto all’immigrazione clandestina ed il suo posizionamento nello scacchiere libico. 

 

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