Al Senato è stato presentato il libro “Riccardo Misasi. Un tributo”, a cura di Giuseppe Nisticò (Rubbettino), che contiene gli interventi di Luca Marcora, Carmelo Puja, Santo Strati, Pietro Rende, Gino Pagliuso, Ettore Bonalberti, Franco Cimino, Giuseppe Gargani, Mario Tassone, Eva Catizone, Pier Paolo Gualtieri, Giuseppe Mistorni, Eugenio Gaudio, Roberto Occhiuto. Qui pubblichiamo il racconto del suo rapporto con Ciriaco De Mita, che conobbe al Collegio Augustinianum di Milano: nacque un’amicizia che la politica cementò trasformandola in fratellanza e affetto reciproco

Estratti dal libro “Riccardo Misasi. Un tributo”, a cura di Riccardo Nisticò (edizioni Rubbettino)

Dall’introduzione di Giuseppe Nisticò, direttore generale Fondazione Dulbecco e già presidente della regione Calabria:

[…] Lo ricorderemo tutti come un uomo colto, forbito, profondo pensatore, filosofo, economista ed anche poeta, che destava ammirazione e stupore in tutti coloro che avevano avuto la fortuna di frequentarlo. Mi auguro che alla fine, mettendo insieme i tanti tasselli, sia venuto fuori un mosaico da cui risulti l’immagine di quel vero “leone” quale lui era nella giungla della politica. Una immagine autentica, viva e palpitante, che ricordi ai nostri giovani calabresi, e li renda fieri, la figura di un grande uomo e statista, che con la sua vita esemplare rimarrà scolpito nella storia della Calabria. Il mio più caro ringraziamento a Maurizio Misasi ed ai fratelli che mi hanno sempre incoraggiato ad andare avanti con la pubblicazione del volume, mettendo anche a disposizione una serie di fotografie familiari inedite ed uniche di cui alcune di interesse storico, che precedono tutte le altre nel libro. […]

 

DE MITA E MISASI, DUE GIOVANI DEL SUD

Santo Strati, Direttore del quotidiano Calabria.Live

Due giovani del Sud, inevitabile che nascesse una simpatia che sarebbe poi diventata amicizia fraterna e comune impegno politico fra Misasi e Ciriaco De Mita, due personalità politiche vicinissime con una lunga storia di stima e di solidale amicizia. Si erano conosciuti, giovani studenti, all’Università Cattolica di Milano dove entrambi studiavano Giurisprudenza: De Mita aveva quattro anni in più di Misasi e, rispetto alla pacatezza del calabrese Riccardo, mostrava più sicurezza ed esuberanza. Entrambi erano ospiti del Collegio Augustinianum grazie a una borsa di studio: fu subito cordialità e assidua frequentazione, premessa per un’amicizia che sarebbe durata tutta la vita. Entrambi figli del Sud, De Mita veniva da Nusco, dove aveva studiato al liceo classico di Sant’Angelo dei Lombardi, Misasi da Cosenza, anche lui con una formazione classica maturata al liceo Bernardino Telesio.

De Mita ammirava il suo modo di ragionare e di affrontare i problemi cercando le soluzioni ideali, forte di un’intelligenza vivace e di uno spiccato senso dell’amicizia e della solidarietà. L’amicizia, in particolare, per Riccardo Misasi era qualcosa di prezioso, una cosa sacra, che non conosceva mezze misure. All’Università Misasi era una matricola, De Mita prossimo alla laurea: se all’inizio era il quasi laureato di Nusco a dare consigli al giovane studente Riccardo, in realtà – per ammissione dello stesso De Mita – era poi diventato Misasi il suo “suggeritore” preferito, poiché apprezzava la sua maturità, i suoi ragionamenti con basi profonde e culturalmente ineccepibili, la sua poderosa formazione intellettuale.

Misasi aveva una solida conoscenza dei meccanismi fondamentali della storia, filosofia, economia, sociologia, ed era impregnato da un senso etico profondamente vissuto nel suo intimo. Quindi, rivelava un modo nuovo di puntare alla politica come qualità, merito, conoscenza, etica ed un grande senso delle Istituzioni. Un “tesoro” di competenze che De Mita avrebbe poi utilizzato tappa dopo tappa nel corso della sua lunga carriera politica fino a Palazzo Chigi, negli anni Ottanta, quando diventò presidente del Consiglio guidando la coalizione di pentapartito che poi Craxi, un anno dopo, avrebbe sfiduciato.

De Mita ha più volte ricordato che agli inizi dell’attività politica era Misasi a portarlo con sé a fargli conoscere la schiera infinita dei suoi amici ed elettori. Già allora Misasi prevedeva per il suo giovane e brillante amico una luminosa carriera politica. Difatti, Misasi divenne deputato a soli 25 anni, la prima volta nel 1958 (risultando sempre il primo degli eletti in tutte le tornate elettorali fino all’ultima nel 1989, dalla II all’XI legislatura), mentre De Mita venne eletto cinque anni dopo e ritrovò, con immensa gioia, nelle file della Democrazia Cristiana il fraterno amico Riccardo. Negli anni Sessanta entrambi furono tra i fondatori della sinistra dc, quella corrente che faceva capo a Giovanni Marcora, e in questa posizione l’intesa tra i due “fratelli” politici rimase sempre rilevante: nel 1966 De Mita lanciò l’idea di fare un accordo con i Comunisti per l’attuazione dell’ordinamento regionale, trovò appoggio e piena concordanza con Misasi.

La stessa che portò poi De Mita a diventare, nel 1982 segretario nazionale del partito fino al Congresso Nazionale del 1989. In quel periodo, andarono a vivere in due appartamenti, uno sotto e l’altro sopra presso una palazzina alle Fosse ardeatine: era un’opportunità aggiuntiva per potersi confrontare sui problemi più urgenti anche in piena notte. L’abbinata Misasi-De Mita risultò rilevante, negli anni Ottanta, nell’opposizione al crescente potere di Bettino Craxi leader del PSI, durante i suoi quattro anni da Presidente del Consiglio. Poi nel 1987 Craxi venne ridimensionato con il cosiddetto patto della “staffetta”, per cui il PSI dovette cedere alla DC la guida del Governo. Infatti, dopo la caduta del Governo Craxi II e un breve incarico a Giovanni Goria, con l’appoggio di Riccardo nell’aprile del 1988, il Presidente Francesco Cossiga affidò a De Mita l’incarico di formare un nuovo Governo pentapartitico.

Quando De Mita fu segretario nazionale della Dc volle e chiamò accanto sé Misasi, che poi nominò, nel 1988-89, durante il suo incarico di Presidente del Consiglio, sottosegretario alla Presidenza. Un ruolo che tutti, sin dal primo momento, riconobbero essenziale per la tenuta del Governo: la competenza e l’equilibrio di Misasi mediava sulle idee e le strategie di Governo, soprattutto per quanto riguardava lo sviluppo ordinato e progressivo delle regioni.

Misasi, naturalmente, aveva nel cuore la sua Calabria e poneva continuamente i problemi dei calabresi senza lavoro, dell’ancora grande fascia di povertà, soprattutto nelle aree rurali, e l’assenza di prospettive per i giovani. La fuga dei cervelli continuava nonostante i successi crescenti delle Università calabresi ed era un pensiero fisso per Misasi in cerca di soluzioni che non arrivavano. Insomma, Misasi, con De Mita Presidente del Consiglio, era in realtà il regista occulto di tante strategie, lavorando con intelligenza e acume dietro le quinte, da fine conoscitore della vita politica italiana e della società civile. Due protagonisti della politica italiana degli anni Ottanta rimasti in piedi, dopo la dissoluzione della “balena bianca” a causa di tangentopoli (da cui non furono nemmeno sfiorati). Mani pulite decapitò la politica italiana, ma non incrinò né interruppe il sodalizio tra i due “giovani del Sud”.

Ancora insieme nel 1993 nella trasformazione dell’ex Dc in Partito popolare Italiano e nel 1996 nella nascita dell’Ulivo. Quando, il 21 settembre 2000, Misasi scomparve, De Mita ammise che lasciava un vuoto incolmabile nella sua vita, che non sarebbe stata mai più la stessa. Un’amicizia che la politica aveva cementato trasformandola in fratellanza e affetto reciproco. De Mita è scomparso il 26 maggio 2022: molti calabresi, memori della lunga amicizia tra i due leader democristiani e ai quali Misasi aveva fatto apprezzare le qualità del politico di Nusco, gli hanno reso onore partecipando ai suoi funerali.

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