A causa di diversi fattori storico-politici e culturali, l’Italia è più vulnerabile alle operazioni di influenza russa rispetto ad altri Paesi della comunità euro-atlantica. L’articolo di Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici

La guerra cognitiva – una forma di guerra in cui la mente umana rappresenta il campo di battaglia – è destinata ad assumere una crescente importanza negli scenari di conflittualità interstatale del XXI secolo. Essa si combatte con armi quali la disinformazione, la propaganda e le operazioni psicologiche (psyops) e si avvale delle più avanzate tecnologie cibernetiche e della comunicazione.

Le democrazie occidentali sono particolarmente vulnerabili nei confronti delle campagne di guerra cognitiva promosse da Stati avversari. Le grandi potenze autocratiche del mondo non-occidentale – soprattutto Russia e Cina – ricorrono sistematicamente alla guerra cognitiva per tentare di influenzare e destabilizzare le società liberal-democratiche tramite la diffusione massiccia di narrazioni strategiche false o fuorvianti. Tali narrazioni mirano a creare una percezione distorta della realtà, nell’opinione pubblica e nei decisori politici dei paesi-bersaglio, per favorire gli interessi geopolitici dello Stato aggressore.

Uno degli attori geopolitici che praticano la guerra cognitiva con maggiore intensità e sistematicità a livello globale è la Russia di Vladimir Putin. Il Cremlino ha costruito una potente macchina propagandistica e di disinformazione sia interna (per controllare la propria popolazione) che esterna (per condizionare e indebolire altri Stati). Il regime putiniano ha infatti resuscitato e modernizzato la tradizione sovietica della dezinformacija e delle misure attive, adattandola alle tecnologie del XXI secolo. Il termine sovietico “misure attive” (aktivnye meroprijatija) abbracciava diverse attività palesi e occulte intraprese dal Kgb e dal Partito comunista sovietico (Pcus) per acutizzare le divisioni e l’instabilità all’interno di Stati avversari dell’URSS: la disinformazione e la propaganda; il finanziamento occulto a partiti comunisti e anti-sistema; il sostegno fornito a movimenti rivoluzionari e gruppi insurrezionali nel Terzo Mondo; l’appoggio offerto al terrorismo di sinistra ed etnico-separatista in Europa; la strumentalizzazione di movimenti pacifisti.

Dal 2013-2014 Mosca ha intensificato sempre di più le proprie operazioni di disinformazione e propaganda nei confronti delle democrazie occidentali divulgando sistematicamente narrazioni strategiche filo-Cremlino di diverso tipo.

  1. Narrazioni che mirano a creare una immagine falsa della politica estera russa e dei suoi obiettivi. Come, per esempio, l’idea che l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 avrebbe lo scopo di “denazificare” il paese e difendere la minoranza russofona da un supposto genocidio, o che tale aggressione rappresenta una risposta di Mosca a una presunta strategia occidentale tesa ad accerchiare e disgregare la Russia.
  2. Narrazioni finalizzate ad alimentare la paura di una guerra nucleare nell’opinione pubblica dei paesi occidentali. Dal 2014 Mosca sistematicamente minaccia di sferrare attacchi nucleari contro Paesi Nato (oltre che nei confronti dell’Ucraina). Questa “propaganda nucleare” russa – che si è sempre più accentuata dopo l’aggressione all’Ucraina del 24 febbraio 2022 – punta a esercitare pressione psicologica sui decisori politici e militari occidentali, alimentando la loro paura di una escalation nucleare, allo scopo di indurli a limitare e depotenziare le risposte dell’Occidente all’espansionismo di Mosca.
  3. Narrazioni, promosse dal Cremlino soprattutto in Europa, tese a screditare la Nato, gli Stati Uniti, e l’Unione europea. Per esempio, la Nato da sempre viene rappresentata dalla dezinformacija russa come una minaccia alla pace e alla sicurezza in Europa e nel mondo, oltre che come uno strumento adoperato da Washington per controllare i paesi europei e annullare la loro sovranità. Un’altra narrativa filo-Cremlino ricorrente dipinge la politica estera americana come intrinsecamente aggressiva, pericolosa e destabilizzante per la pace mondiale. Una di queste narrazioni afferma che Washington, per conquistare l’egemonia mondiale e prevenire la transizione verso un mondo multipolare, rischia di provocare una guerra nucleare con la Russia.
  4. Narrazioni miranti a provocare instabilità interna nei Paesi occidentali, a estremizzare le loro divisioni interne e a polarizzarne il confronto. Per esempio, negli Stati Uniti le campagne disinformative promosse dal Cremlino più volte hanno tentato di rafforzare sia i movimenti neri radicali sia i suprematisti bianchi, al fine di incitarli a venire allo scontro. In Europa le narrazioni filo-Cremlino spesso hanno puntato a radicalizzare il dibattito su temi divisivi, come l’immigrazione di massa e la “società multiculturale”. Mosca, inoltre, ha tentato di sfruttare la pandemia da Covid-19 per alimentare la crescita dell’estremismo no-vax, promuovendo teorie complottistiche sulla pandemia e narrative tendenti a screditare i vaccini prodotti in Occidente, descritti come poco efficaci e dannose per la salute.
  5. Narrazioni che hanno come obiettivo quello di screditare e delegittimare i valori e le istituzioni della democrazia liberale e della “società aperta”, accreditando il modello autoritario putiniano. Per esempio, la propaganda di Mosca spesso dipinge la democrazia liberale come un sistema di governo obsoleto e inefficace che produce ingovernabilità, se non caos e anarchia. Un altro tipo di narrativa filo-Cremlino sostiene che l’Occidente – e l’Europa in particolare – sia una civiltà decadente, materialista, e senza Dio, dominata dall’individualismo sfrenato, dal nichilismo e da comportamenti sessuali devianti. Mentre Mosca, secondo questa narrazione, difende i valori tradizionali e la religione cristiana, minacciati dalla cultura occidentale “post-moderna” in tutto il mondo. Narrazioni che spesso hanno ispirato i movimenti di estrema destra in Italia e altri paesi europei e negli Stati Uniti.

La Russia ha sviluppato un ecosistema di disinformazione e propaganda filo-Cremlino tramite il quale vengono create e diffuse, a livello globale e attraverso molteplici canali, narrazioni strategiche, come quelle sopraelencate. che favoriscono gli interessi geopolitici di Mosca. Questo ecosistema comprende diversi componenti.

  • Comunicazioni ufficiali del governo russo e dichiarazioni di esponenti politici e istituzionali russi.
  • Media, palesemente finanziati dal Cremlino, rivolti verso il pubblico interno (la popolazione russa) oppure verso pubblici di destinazione di paesi esteri. Per esempio: Pervij Kanal, Rossija 24, TV Zvezda, RIA-Novosti, RT, Sputnik.
  • Siti Internet, rivolti a un pubblico internazionale, che si presentano come fonti indipendenti di informazione e analisi geopolitica ma che in realtà sono strettamente collegati con i servizi d’intelligence russi (come, per esempio, The Strategic Culture Foundation, New Eastern Outlook, News Front, South Front, Brics, Info-Ros) oppure sono finanziati da oligarchi vicini al Cremlino (per esempio, Geopolitica.ru e Katehon).
  • Media di “informazione alternativa” e influencer in tutti i Paesi-bersaglio che, consapevolmente, o condizionati inconsapevolmente dalle campagne cognitive russe, diffondono sistematicamente narrazioni filo-Cremlino. Tra questi influencer, spesso bene inseriti nei media mainstream o nel mondo politico del proprio paese, vi possono essere anche agenti di influenza reclutati dai servizi d’intelligence russi.
  • Campagne di disinformazione e propaganda sul web condotte tramite bot e falsi profili sui social media.
  • Operazioni di aggressione cibernetica per sottrarre dati politici sensibili che poi vengono diffusi – spesso dopo essere stati manipolati – all’opinione pubblica per orientarne gli atteggiamenti (cyber-enabled disinformation operations).

Il nostro Paese – che viene percepito dal Cremlino come un anello debole dell’Alleanza atlantica – rappresenta, sin dai tempi della Guerra Fredda, un bersaglio importante della dezinformacija e delle misure attive sovietiche e russe finalizzate a minare l’orientamento atlantista ed europeista dell’Italia e i suoi valori democratici. Peraltro, a causa di diversi fattori storico-politici e culturali, la società italiana è più vulnerabile alle operazioni di influenza di Mosca rispetto ad altri Paesi della comunità euro-atlantica.

Non a caso, l’Italia è attualmente tra i Paesi occidentali più condizionati dalle narrazioni strategiche filo-Cremlino. Persino dopo l’invasione russa dell’Ucraina, che in Italia ha suscitato forti condanne al regime di Putin, le narrative filo-Cremlino, spesso divulgate da esperti e commentatori mainstream, continuano a esercitare una influenza non trascurabile nel nostro paese. Inoltre, in Italia manca ancora un serio dibattito politico su come il sistema-paese deve affrontare la sfida della guerra cognitiva e della disinformazione promosse da Stati avversari.

 

L’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici ha organizzato un ciclo di tre conferenze sul tema “Dezinformacija e misure attive: le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia”, che si svolgerà nel periodo gennaio-marzo 2023 a Roma.

  • La prima conferenza , “Dezinformacija e misure attive: Le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla guerra in Ucraina”, si svolgerà il 26 gennaio 2023 (ore 16-20) presso la Casa dell’Aviatore (Viale dell’Università, 20 – Roma).
  • La seconda conferenza, “Dezinformacija e Misure Attive: Le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla Nato, le politiche estere e di sicurezza dell’Occidente, e i rischi di guerra nucleare” , si svolgerà il 27 febbraio 2023 (ore 16-20) presso la Casa dell’Aviatore.
  • La terza conferenza, “Dezinformacija e misure attive: le narrazioni strategiche filo-Cremlino in Italia sulla democrazia liberale e la decadenza delle società occidentali”, si svolgerà il 28 marzo 2023 (ore 16-20) presso la Casa dell’Aviatore. 
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