Il testo dell’emendamento non è ancora stato reso pubblico ma tutti gli elementi suggeriscono che si tratterà di una stretta riguardante l’isola che la Cina rivendica. Il caso dell’arresto in occasione della visita di Pelosi come lezione

Martedì il parlamento cinese ha iniziato a discutere un emendamento alla legge nazionale sul controspionaggio. L’Assemblea nazionale del popolo potrebbe approvare l’emendamento già nella prima metà del 2023. Il testo non è ancora stato reso pubblico ma tutti gli elementi suggeriscono che si tratterà di una stretta riguardante Taiwan. “Tutte le forze anti-Cina che spingono per una Taiwan indipendente subiranno un giro di vite una volta modificata la legge sul controspionaggio”, ha dichiarato a Nikkei Asia una fonte che conosce i meccanismi interni del Partito comunista cinese.

La legge è entrata in vigore nel novembre 2011. Definisce lo spionaggio come partecipazione a un’organizzazione di intelligence straniera, attività che mettono in pericolo la sicurezza della Cina promosse da un’organizzazione straniera o che aizzano i dipendenti statali cinesi. Nonostante le critiche alla formulazione vaga della legge, il governo di Xi Jinping l’ha sfruttata per reprimere quello che ha ritenuto spionaggio. Per esempio, riporta sempre Nikkei Asia, dal 2015 sono stati arrestati diversi cittadini stranieri, tra cui almeno 16 giapponesi.

Dati i recenti sviluppi riguardanti Taiwan, sembra che Pechino sia pronta a utilizzare la legge per reprimere spinte indipendentiste ma anche favorevoli al mantenimento dello status quo, cioè contrarie a quella che la Cina chiama “riunificazione” (che tal non può essere definita poiché Taiwan non è mai stata parte della Repubblica popolare cinese). Secondo gli osservatori l’emendamento è in parte motivato anche dalle proteste pro-democrazia a Hong Kong nel 2019 e nel 2020. Il regime cinese sostiene che gli attivisti della città abbiano collaborato con potenze straniere per tentare di sovvertire lo Stato e la Cina ha introdotto una vasta legge sulla sicurezza nazionale sul territorio nel 2020. È stato chiesto di imporre una legge simile anche sulla terraferma.

Le autorità della città cinese di Wenzhou hanno arrestato un taiwanese ad agosto per aver sostenuto a lungo l’indipendenza di Taiwan, come ha riferito l’emittente statale CCTV. La detenzione ha coinciso con la visita a Taipei di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, un evento che ha messo a dura prova le relazioni tra Washington e Pechino. Secondo i commentatori, quell’arresto è stato probabilmente un avvertimento ai taiwanese che si oppongono alla spinta di Pechino per la “riunificazione”.

Il leader Xi teme che Stati Uniti, Giappone ed Europa stiano lavorando contro il suo obiettivo. In un vertice di novembre con il presidente statunitense Joe Biden, Xi ha dichiarato che Pechino non tollererà alcun attore che cerchi di dividere Taiwan dalla Cina.

Condividi tramite