La maggioranza deve esibire “discontinuità” ed è consapevole che il suo futuro dipende dagli elettori “mediani” non dai 15-20,000 voti al massimo che, secondo le ipotesi più ottimiste, possono portare le concessioni balneari. Non c’è proprio trippa per gatti

Oggi, 24 gennaio, la coalizione di maggioranza si occuperà, ancora una volta, di spiagge, ombrelloni e suolo pubblico. Tuttavia, i titolari delle concessioni balneari, e coloro che li appoggiano sperando (o meglio illudendosi) di avere grandi esiti elettorali con il loro supporto, si mettano l’animo in pace, una volta per tutte. Lo facciano anche i tassisti, soprattutto quelli di Roma. Vadano a studiare economia delle scelte pubbliche. Vedranno perché.

Nella seconda metà degli Anni Cinquanta, James Buchanan (a cui nel 1986 venne conferito il Premio Nobel per l’economia) teorizzò che gruppi anche relativamente piccoli ma coesi e ben organizzati possono avere un peso molto importante sulle scelte pubbliche ed orientare le politiche economiche (o parte di esse) a loro favore (piuttosto che a quello della maggioranza dei cittadini). I libri di Buchanan sono a mezza strada tra teoria economica e scienza della politica. L’autore è uno scrittore brillante; i testi sono di facile lettura. Gli studenti universitari spesso leggono l’integrale (in originale inglese od in traduzione): ne studiano, comunque, gli aspetti di fondo almeno nella manualistica. È probabile che lo abbiano fatto anche i leader dei balneari per incidere sulle variegate parti politiche che ancora li sostengono, nonostante questa controversia si trascini dal 2006 e metta a repentaglio il supporto all’Italia da parte dell’Unione europea, Ue, allo stesso Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Temo, però, che non abbiano letto un testo importante; quello di James M. Buchanan e Gordon Tullock del 1962: The Calculus of Consent: Logical Foundations of Constitutional Democracy, ossia Il calcolo del consenso e le fondazione logica della democrazia costituzionale. È più ostico dei lavori di Buchanan; ne esiste una traduzione in italiano, da parte di un piccolo editore, ma è di difficile reperimento. Il calcolo del consenso parte da una domanda fondamentale: “Quando un individuo, membro di un gruppo sociale, considera vantaggioso entrare in relazione ‘politica’ con i propri simili?”. Detto in altri termini, ci si occupa di cosa spinga le persone a condividere un problema e delegare la soluzione dello stesso ad una decisione collettiva. I due autori sostengono, metodologicamente, che “la ragione umana è schiava delle passioni: solo riconoscendo questo, l’uomo può organizzare le relazioni con i propri simili in modo da riuscire a massimizzare il mutuo vantaggio che deriva dell’interdipendenza sociale”. Raramente il consenso su misure specifiche è di lunga durata. Spesso è di durata relativamente breve ed occorre forgiarlo e ricostruirlo continuamente andando alla ricerca degli elettori “mediani”, colui (e coloro) che ha (hanno) una preferenza mediana rispetto alle preferenze degli altri votanti.

Gli elettori “mediani” italiani hanno da tempo voltato le spalle ai balneari (ed ai tassisti romani che qualche anno fa si vantavano di essere, con le loro famiglie ed i loro amici, determinanti nell’elezione del sindaco). Sui secondi, fioccano lettere ai giornali e servizi giornalisti su prezzi e disservizi molto più seri di quelli riscontrabili in altre città europee. Sui primi, siamo arrivati a cori come quelli del Verdi ogni volta che tornano all’onore delle cronache: Uffa (se non peggio) sti balneari!!!. In breve, l’elettore “mediano” è consapevole dei difetti della mancata concorrenza (che per lui rappresentano un costo), delle tensioni con l’Ue, della possibile perdita di finanziamenti a titolo del Pnrr. È stanco e stufo che se ne parli: non certo un buon viatico…

I politici ne sono consapevoli, vogliono dare l’impressione ai balneari che li sostengono (per racimolare qualche voto) ma pregano Dio perché nei confronti dei balneari (e dei tassisti romani) “il destino sia cinico e baro”. I balneari hanno il supporto pentastellato, in quanto il Movimento riuscì a fare approvare, ai tempi del governo Conte 1, un’estensione delle attuali 3000 concessioni sino al 2034 – provvedimento risultato illegale una volta al vaglio del Consiglio di Stato. Il Movimento farà un po’ di chiasso, ma senza illusioni.

La maggioranza deve esibire “discontinuità” ed è consapevole che il suo futuro dipende dagli elettori “mediani” non dai 15-20,000 voti al massimo che, secondo le ipotesi più ottimiste, possono portare le concessioni balneari. Non c’è proprio trippa per gatti.

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