“L’Europa deve rafforzarsi e superare il nazionalismo che è rimasto in tante generazioni”. Così la storica ed economista Adriana Castagnoli in una conversazione con Formiche.net. Parigi e Berlino dialogano di aiuti di Stato, sostegno all’Ucraina e risposta europea ai sussidi statunitensi alle industrie verdi

L’incontro tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron si è svolto in un momento cruciale delle relazioni tra i due pesi massimi europei e tra Unione europea e Stati Uniti. Sul tavolo c’erano la risposta europea all’Inflation Reduction Act, il sostegno all’Ucraina e il coordinamento delle politiche in sede europea. Ne abbiamo parlato con Adriana Castagnoli, storica ed economista, editorialista de Il Sole 24 Ore.

Da tempo si parla della necessità di un’unione fiscale europea. Sono stati fatti passi in avanti nel vertice di ieri? 

Per quanto riguarda l’unione fiscale, l’incontro di ieri non ha portato elementi decisivi. Si è certamente parlato di un’Europa più unita riprendendo temi cari a Macron. Che è colui che ha sostenuto con più incisività il concetto di sovranità europea poi divenuto autonomia strategica. Un concetto che ancora dovrebbe essere definito nei suoi limiti: dove finirebbe questa autonomia strategica rispetto alle alleanze che abbiamo?

Da parte di Scholz si è di fatto abbracciato un concetto simile. Però a me sembra che si sia più che altro rinvigorita quell’intesa storica che era il patto dell’Eliseo del 1963 di cui si celebrava la ricorrenza. Cercando di superare quelli che sono attualmente gli elementi di divisione tra Francia e Germania. Non mi sembra però che sia stato un momento di rilancio dell’Unione europea, anche se sicuramente è un passo simbolico importante.

Quali sono gli interessi in gioco tra le due parti?

Abbiamo visto tutta la vicenda della consegna di armi all’Ucraina, vediamo come la Germania sia particolarmente cauta. Nonostante i Paesi dell’Europa dell’Est – che in fondo la stessa Germania volle integrare nell’Unione – siano nettamente schierati a favore delle forniture. Persino Macron ha fatto un passo in avanti proponendo di dare i carri armati francesi. È Scholz che in questo momento appare come una figura amletica. Ci sono dichiarazioni, poi dubbi, poi inversioni di rotta. E all’atto pratico sono gli Stati Uniti che forniscono un significativo sostegno all’Ucraina, economico e militare. Certo, tenendo sempre a mente che l’Europa è una potenza economica.

A proposito dei sussidi all’industria, nella dichiarazione congiunta si legge sia che le regole sugli aiuti di Stato andrebbero riviste, sia che bisogna utilizzare gli strumenti finanziari già presenti. 

Gli aiuti di Stato, per definizione, favoriscono i singoli Stati che hanno una maggiore capacità di spesa. E qui arriviamo al nodo di questa Unione europea che è di fatto interstatale perché i membri hanno ancora molta autonomia, come quella fiscale appunto. Di conseguenza, va benissimo allentare le regole sugli aiuti, però deve necessariamente crearsi una capacità comune a livello sovranazionale. Che siano i beni pubblici europei, che siano i vecchi bond europei, si deve arrivare a un’ unione fiscale.

Ci si arriverà?

Tutte quelle elencate sopra sono misure razionali. Ma le decisioni a livello di vertice non avvengono solo sulla base di scelte razionali. Le élite si portano dietro storie, pregiudizi, basi elettorali che ne condizionano l’operato. A questo riguardo ora noi ci troviamo in un’Europa che è di fatto divisa tra Ovest e Est. Il blocco orientale ha una storia di assoggettamento all’Unione Sovietica e quindi una posizione netta sull’Ucraina. Ma non vede di buon occhio le questioni che riguardano il fare passi avanti rispetto a un’ unione fiscale. La stessa Germania ha molti dubbi e questo è uno dei vecchi cavalli di battaglia da decenni. La Germania ha rinunciato al marco, ma non ha rinunciato a quelli che erano i  fondamenti di fede economica che sostenevano il marco. E da lì discende la diffidenza verso approcci di spesa pubblica come quello italiano.

E per quanto riguarda la Francia? 

I francesi sono condizionati da un passato di rivendicazione di una propria autonomia, di un’indipendenza culturale, economica, strategica soprattutto dagli Stati Uniti. Il punto è proprio questo: il rapporto con gli Usa. La stessa Unione europea fin dall’origine dopo il secondo conflitto mondiale ha potuto svilupparsi perché godeva del forte supporto statunitense al progetto. Non si può prescindere da questo. Nel momento in cui si arriva alla guerra combattuta, l’Europa si trova debole militarmente, anche nelle scelte a livello statale. L’Europa deve rafforzarsi, ma il punto è superare questo nazionalismo che è rimasto in tante generazioni. Forse non in quelle più giovani, ma è certamente presente a livello di classi dirigenti.

 

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