Un grave scandalo di corruzione scuote il governo ucraino mentre dipende sempre più dagli aiuti occidentali per continuare la guerra. Cosa si sta davvero facendo contro la corruzione, quali sono i rischi per la ricostruzione, e perché l’Occidente dovrebbe tenere gli occhi bene aperti, senza per questo rinnegare l’appoggio a Kyiv. L’opinione di Dario Quintavalle

Il 24 gennaio, il Consiglio dei ministri dell’Ucraina ha destituito sei funzionari governativi e ha dato il via libera al licenziamento di cinque governatori provinciali, dopo una serie di indagini giornalistiche sulla presunta appropriazione indebita di fondi da parte di diversi alti funzionari.

Si tratta del più significativo rimpasto di governo in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa: coinvolge quattro viceministri, il vice capo dell’amministrazione presidenziale, e il sostituto procuratore generale. In più i responsabili delle province di Kyiv, Dnipro, Zaporizhzhia, Sumy e Kherson.

Ciò avviene a seguito di due grandi scandali: uno riguarda il ministero della Difesa, che secondo un giornalista di Nashi Groshi (“I nostri soldi”) – un’organizzazione che analizza le pratiche di corruzione negli appalti pubblici e nei dati finanziari – ha pagato prezzi gonfiati per il cibo per nutrire le truppe. Il secondo, per l’acquisto di generatori a prezzi gonfiati. I generatori sono un bene di prima necessità in un Paese che affronta un inverno rigidissimo con le centrali elettriche sotto attacco russo.

Il viceministro della Difesa, responsabile del supporto logistico alle Forze armate, aveva già dato le dimissioni senza spiegazioni. il viceministro delle infrastrutture era appena stato arrestato per una bustarella di 400mila euro ricevuta per l’affare dei generatori. L’ex vicecapo dell’amministrazione presidenziale, Kyrylo Tymoshenko, 33 anni, dovrà spiegare che fine ha fatto un convoglio di aiuti per 7mln di euro destinato all’area di Zaporizhzhia e mai giunto a destinazione, come pure le sue relazioni con i governatori destituiti.

L’Unione europea accoglie con favore il fatto che il governo ucraino stia prendendo sul serio le accuse di corruzione nei confronti di funzionari di alto rango, ha affermato il 24 gennaio Ana Pisonero, portavoce della Commissione.

L’adesione all’Ue è stata inserita nella Costituzione ucraina tra gli obiettivi principali del Paese.

Nel giugno 2022, la Commissione ha concesso a Ucraina e Moldavia lo Status di Candidato Stato Membro della Ue, saltando del tutto la procedura prevista, che, come scrivevamo è lunga e complessa: un trattamento di favore che aveva un chiaro significato politico di fronte all’aggressione russa. A settembre, il primo ministro Denys Shmyhal ha affermato che l’Ucraina ha l’ambizione di diventare un membro a pieno titolo dell’Ue in due anni.

Per raggiungere tale obiettivo, il Paese deve soddisfare le condizioni della Commissione su questioni relative alla giustizia, allo Stato di diritto e agli sforzi contro la corruzione e solo dopo potrà accedere al processo negoziale di adesione.

La Commissione europea valuterà i progressi dell’Ucraina sulle riforme verso l’adesione all’Ue nell’autunno del 2023. Progressi che Olha Stefanishyna, vice Primo Ministro responsabile dell’Integrazione Euro-Atlantica ha elencato su Politico Europe. Nel campo della lotta alla corruzione, ha citato la nomina del capo dell’Ufficio del procuratore specializzato anticorruzione, Oleksandr Klymenko, e l’avvio del processo per la selezione di un nuovo capo dell’Ufficio nazionale anticorruzione.

In Ucraina, infatti, la lotta alla corruzione è affidata a organismi specializzati creati su impulso della cooperazione occidentale: il Nabu (ufficio investigativo), la Sapo (Procura anticorruzione), e l’Hacc (il Tribunale Anticorruzione).

Secondo Stefanishyna il Tribunale nel 2022 ha considerato 40 casi, processando 150 persone ed ha emesso 24 condanne. Si tratta di casi di rilievo, puntualmente documentati dalla Ong Antac (Anti-corruption Action Centre), che colpiscono giudici, membri del partito di Zelensky e maidanisti della prima ora: ma un po’ pochi rispetto all’estensione del problema.

Lo scandalo è fonte di significativo imbarazzo per il governo di Kyiv. Il 60% del bilancio nazionale ucraino viene dal sostegno degli alleati, dunque quello rubato è denaro dei contribuenti occidentali. Nel corso dell’anno 2023, ci si attende che gli aiuti aumentino. Senza questi soldi l’Ucraina è condannata a perdere la guerra.

Episodi come questo rischiano di minare la fiducia non solo delle élite occidentali, ma delle società e degli elettori degli stati partner. La fiducia è la chiave per ottenere armi e denaro. Ora, non c’è alcun dubbio che lo scandalo è indice che l’attenzione del governo e dell’opinione pubblica sul tema della lotta alla corruzione è alto, e che la capacità di reazione è stata molto rapida.

Tuttavia, va pure osservato che i personaggi coinvolti sono uomini di fiducia del presidente Zelensky. L’antica scusa che la corruzione è un veicolo dell’influenza russa adesso non funziona più. Qui ci sono ucraini, in posizioni chiave, che anche in una situazione di pericolo esistenziale derubano il proprio stesso Paese.

Inoltre lo scandalo è assai più il frutto di un’agguerrita campagna di stampa, che dell’azione delle autorità. In Ucraina esiste un’ottima piattaforma per l’acquisto di beni e servizi pubblici, “Prozorro”, specialmente concepita per offrire dati aperti e scrutinabili dalla società civile. Solo che con la guerra gli appalti della difesa (che ovviamente costituiscono la parte più importante della spesa pubblica nazionale) sono stati secretati. Quindi, addio trasparenza.

In questa contesto, appare prematuro che si parli già di ricostruzione. Secondo Antac, i casi individuati non sarebbero segno di corruzione sistemica, ma “allo stesso tempo, vediamo sempre più segni di preparativi per l’introduzione di tali schemi per il dopoguerra. Parte dell’élite politica si sta già preparando a scatenarsi con i soldi che l’Occidente stanzierà per la ricostruzione dell’Ucraina”.

La vecchia élite si ricicla in modo camaleontico, e la lotta alla corruzione è l’ideale per rifarsi una verginità. Già nel 2019 finì sotto i riflettori Oksana Velychko, fondatrice di una delle più note e attive Ong anticorruzione, “Together Against Corruption”, e promotrice della coalizione di Ong “Reanimation Package of Reforms” (RPR).

La donna, figlia del chiacchierato deputato ed ex sindaco di Kiev, Bondarenko, avrebbe accumulato col padre ingenti proprietà di dubbia origine; eppure è stata invitata alla prima Ukraine Recovery Conference a Lugano nel Luglio 2022 come rappresentante della società civile.

Come se non bastassero i grattacapi, Zelensky ha dovuto vietare ai funzionari dell’amministrazione di andare all’estero, dopo che il vice procuratore generale Symonenko è stato scoperto a fare lussuose vacanze in Spagna. Accanto agli sfollati veri, infatti, molti ucraini della media e alta borghesia approfittano della situazione per fare turismo. Un lettore del Corriere della Sera ha scritto una lettera indignata dopo aver ospitato quella che credeva una rifugiata, e che ha passato il tempo a Milano per fare shopping. Anche qui, purtroppo niente di nuovo: anche negli anni 80 accadde che famiglie italiane credessero di ospitare “Bambini di Chernobyl” per ritrovarsi in casa rampolli di ricche famiglie che avevano approfittato del programma di beneficienza per farli viaggiare all’estero.

Fatti simili possono sorprendere solo chi non conosce la realtà ucraina e in generale dell’intero ex-blocco sovietico, dove corruzione, opportunismo, familismo amorale sono realtà endemiche. Nel 2021, prima della guerra, l’Ucraina era ancora il Paese più corrotto d’Europa, solo dopo la Russia, e il 122° su 180 al mondo. E stava pure perdendo posizioni.

Il sostegno all’Ucraina nella sua lotta esistenziale non deve venire meno per questo. Ci sono ottime ragioni per resistere all’aggressione russa e contrastarla. Accanto ai delinquenti, in Ucraina ci sono soldati che combattono, persone umili che soffrono davvero, e sinceri patrioti dedicati al futuro del loro Paese.

Tuttavia una narrazione fortemente polarizzata, acriticamente aderente alle tesi del nazionalismo ucraino più radicale, perché poco informata del contesto storico e politico in cui questa guerra è nata, ha fatto sì che all’Ucraina siano state firmate troppe cambiali in bianco.

Stupirsi ora che approfittatori di ogni risma abbiano pensato di poterne beneficiare è un po’ ingenuo.

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