La telefonata tra i leader, l’accordo AirIndia-Boeing e una nuova iniziativa tech. Stati Uniti e India sono sempre più vicini per via dell’ascesa di Pechino in Asia e sulle tecnologie critiche, spiega l’esperto

È la Cina a unire Stati Uniti e India. Ne è convinto Richard Rossow, esperto delle relazioni tra i due Paesi, oggi al Center for Strategic and International Studies di Washington.

Questa settimana il presidente statunitense Joe Biden e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno avuto un colloquio telefonico nel corso del quale hanno parlato, come spiegato dalla Casa Bianca, “dell’importanza del partenariato tecnologico strategico” tra i due Paesi, “ribadito la forza delle relazioni” bilaterali e “si sono impegnati a continuare a lavorare insieme e in gruppi come il Quad per far progredire la crescita economica dei nostri due Paesi e ampliare la cooperazione sulle nostre priorità condivise”. Il contatto è avvenuto dopo un accordo storico, ossia l’acquisto da parte di AirIndia di 220 aerei Boeing per un totale di 34 miliardi di dollari (a cui si sommano i 250 comprati da Airbus per la gioia del presidente francese Emmanuel Macron). Nelle stesse ore all’evento Aero India 2023 ha fatto il suo debutto l’F-35, il jet di quinta generazione sviluppato dall’americana Lockheed Martin: un show con cui Washington ha cercato di allontanare Nuova Delhi dal suo principale fornitore di armi, la Russia di Vladimir Putin. Infine, a inizio mese, Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale indiano, era volato a Washington per incontrare l’omologo statunitense Jake Sullivan e inaugurare assieme l’Iniziativa sulle tecnologie critiche ed emergenti.

“Gli Stati Uniti e l’India sono entrambi sempre più preoccupati per il rischio che la Cina possa controllare il futuro della sicurezza asiatica e l’accesso globale alle tecnologie critiche”, spiega Rossow a Formiche.net. “I due governi si sono quindi impegnati a trovare nuovi modi per collaborare, anche se in una fase iniziale. Esiste una tensione intrinseca, poiché entrambe le nazioni vogliono produrre internamente beni fondamentali per la difesa e tecnologie correlate. Affinché la situazione sia vantaggiosa per tutti, entrambi dobbiamo essere disposti a concedere un po’ di spazio e a individuare i nostri rispettivi punti di forza”, aggiunge.

Non mancano però punti di divergenza tra Stati Uniti e India. L’esperto ne individua due. “In primo luogo, non siamo pienamente d’accordo sul teatro di sicurezza indo-pacifico, che è più urgente. Per ovvie ragioni, l’India è preoccupata soprattutto per la crescente presenza militare della Cina lungo i suoi confini e nell’Oceano Indiano. Per gli Stati Uniti, le minacce più pressanti riguardano il Mar Cinese Meridionale, lo Stretto di Taiwan e il Mar Cinese Orientale”, spiega. “In secondo luogo, i nostri governi non sono ancora riusciti a trovare una piattaforma efficace per discutere un’idea sul futuro delle relazioni economiche. Le tensioni sulla politica commerciale sono piuttosto forti, anche se gli scambi effettivi di beni e servizi continuano a crescere. Spero che la visita di Gina Raimondo, segreteria al Commercio americana, a Nuova Delhi a marzo possa iniziare a costruire un ambiente di politica commerciale più positivo”, continua.

E l’Unione europea? C’è spazio per una presenza militare nell’Indo-Pacifico? Secondo Rossow sì. “Le forze armate di Francia e Regno Unito sono presenti nella regione. Ma non sono sicuro che le altre nazioni europee vogliano impegnarsi pesantemente”, risponde. “La Russia rappresenta una sfida a breve termine per l’Europa e la maggior parte delle nazioni europee sceglie di ignorare la potenziale minaccia rappresentata dall’ascesa bellicosa della Cina”, conclude.

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