Efficientamento energetico, progetti di caserme verdi, autosufficienza e interazione con il pubblico civile. Questi e molti altri i temi affrontati durante la conferenza “La valorizzazione e la gestione del patrimonio immobiliare della difesa”, presso il Centro Studi Americani

Efficientamento energetico, progetti di caserme verdi, autosufficienza e interazione con il pubblico civile. Questi e molti altri temi sono stati affrontati durante la conferenza “La valorizzazione e la gestione del patrimonio immobiliare della difesa”, a cui hanno partecipato i relatori Salvatore Farina, presidente del Centro Studi dell’Esercito e già capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Giancarlo Gambardella, direttore della Direzione dei Lavori e del Demanio del Segretariato generale della Difesa, Nicola Latorre, direttore generale dell’Agenzia Industrie Difesa, e Andrea Tanzi, presidente di Architecture and Engineering for Defence (Aedef), tenutasi presso il Centro Studi Americani e moderata da Giorgio Rutelli, direttore di Formiche.net.

Il tema della ristrutturazione e messa in efficienza delle caserme e dei distretti militari è direttamente collegato al benessere del personale impiegato, ricorda il generale Farina. Le problematiche che oggi si riscontrano principalmente nelle caserme sono l’obsolescenza delle strutture stesse e il fatto di essere scarsamente efficienti dal punto di vista energetico, oltre ad essere spesso collocate in zone urbane centrali.

Per questi motivi, i nuovi piani già in atto prevedono la costruzione o lo sfruttamento di siti già esistenti tenendo a mente i criteri di standardizzazione e modularità delle unità immobiliari. Il tutto nella cornice della tutela ambientale, del contenimento dei costi e della vicinanza alle aree addestrative. Le nuove strutture di Roma, Pordenone, Foggia e Salerno fungono in questo senso da iniziative-pilota.

Il progetto, che ha ricevuto uno stanziamento da 1,4 miliardi di euro e prevede di arrivare a 4 miliardi, prevede anche un’inedita iniziativa: l’apertura delle aree non sensibili delle strutture alla cittadinanza. La proposta aprirebbe le porte di alcune delle strutture sportive, sociali e ricreative ai familiari dei militari ma anche ai civili.

Ulteriore questione che si pone è quella della valorizzazione degli immobili non più utili per le funzioni militari. Il generale Gambardella si sofferma sul punto. Alcune strutture vengono oggi utilizzate dal mondo universitario, come testimoniato ad esempio dai nuovi poli di Università Cattolica e Università di Padova, oppure dalla futura cessione della caserma Amione di Torino ad amministrazioni pubbliche, con grande risparmio per le casse dello Stato.

Per altre, fa notare il generale, si aprono prospettive interessanti se la Difesa riesce a mettersi nell’ottica dell’imprenditore per rendere gli immobili appetibili sul mercato. Un atteggiamento che si concentra sulla valorizzazione del contesto territoriale per attirare grossi investitori del mercato real estate enfatizzando i possibili usi dell’immobile.

Questi sviluppi, in alcuni casi facilitati dal Pnrr, rischiano di avere carattere occasionale, fa notare Latorre. È quantomai opportuno, dunque, renderli degli sforzi strutturali che tendano all’autonomia del sistema della Difesa. Anche, possibilmente, con un accordo quadro tramite l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e la Conferenza Stato-Regioni, perché il problema maggiore non è la mancanza di fondi ma la capacità di gestirli.

Pubblico e privato trovano un punto comune nelle infrastrutture, ricorda Andrea Tanzi. Aedef è un consorzio in grado di governare tutti i processi di engineering multidisciplinare a servizio delle infrastrutture per la Difesa, integrando le discipline richieste ed adeguando la propria offerta tecnica. Che si riscontra, ad esempio, nello stabilimento di Cameri per gli F-35, nei servizi della scuola internazionale di volo a Decimomannu, nei servizi di supervisione per la base Eurofighter in Kuwait, o nello stabilimento elicotteristico in Algeria, per citarne alcuni.

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