Secondo il politologo le iniziative solitarie di Parigi e Berlino non devono stupire, né avranno grandi effetti. E negli Usa resta solida l’immagine del presidente del Consiglio: “Con la capacità di tenere a bada i suoi partner di coalizione, Salvini e Berlusconi, e la continua fornitura di aiuti militari, ha rafforzato la posizione dell’Italia come partner affidabile della Nato”

A sentire il politologo Ian Bremmer, non c’è troppo da stupirsi né da preoccuparsi di certe iniziative solitarie di Parigi e Berlino. Negli ultimi giorni ne sono andate in scena due, che non hanno mancato di creare malumori all’interno dell’Unione europea: la cena ristretta all’Eliseo tra il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il leader ucraino Volodymyr Zelensky; il viaggio negli Stati Uniti dei ministri delle Finanze dei due Paesi europei Bruno Le Maire e Robert Habeck per parlare da soli con l’amministrazione Biden impegnata a mettere a terra i 370 miliardi di dollari dell’Inflation Reduction Act. “Le iniziative franco-tedesche su grandi questioni come l’Ucraina o le relazioni transatlantiche sono comuni e in passato sono sempre state accolte diversamente dagli Stati europei”, spiega il fondatore e presidente di Eurasia Group a Formiche.net.

Giorgia Meloni non ha risparmiato critiche al presidente francese. Quanto successo “non compromette i miei rapporti, ma quando c’è qualcosa che non va devo dirlo”, ha spiegato. “Non è facile per nessuno di noi gestire la questione Ucraina con l’opinione pubblica, quello che noi facciamo lo facciamo perché è giusto ma forse non è la cosa migliore sul piano del consenso”, ha continuato in conferenza stampa dopo il Consiglio europeo. “Quello che era giusto era la foto dei 27 con Zelensky, anticipare la compattezza con una riunione a Parigi era politicamente sbagliato”, ha aggiunto. A Parigi con Zelensky “c’erano due presidenti, e non gli altri 25”. Allo stesso modo Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha scandito al collega francese Le Maire che la risposta dell’Europa al piano americano non può che essere “comune” secondo i principi di coesione e solidarietà.

Secondo Bremmer, “per quanto riguarda l’Inflation Reduction Act, non è la visita a Washington” dei ministri francese e tedesco “ma la risposta generale dell’Unione europea” al piano americano “che potrebbe dividere l’Europa, visto che gli Stati membri sono preoccupati per le potenziali distorsioni del mercato unico derivanti dai maggiori sussidi tedeschi e francesi. L’Unione europea cercherà di giocare una parte importante per evitare queste distorsioni e prevenire tali divisioni, ma non sarà facile”, aggiunge il politologo.

Che è convinto che la cena a tre all’Eliseo sia “una dimostrazione di sostegno che gli altri Stati europei appoggiano e che non creerà divisioni, nemmeno con le dichiarazioni a margine di Meloni”. Come mai? Perché quest’ultima “ha sostenuto una posizione fortemente pro Nato e pro Stati Uniti”, risponde. “La sua capacità di tenere a bada i suoi partner di coalizione – Matteo Salvini e Silvio Berlusconi hanno entrambi flirtato con la Russia in passato – e la continua fornitura di aiuti militari, comprese le armi pesanti, ha di fatto rafforzato la posizione dell’Italia come partner affidabile della Nato”, aggiunge.

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