Tutelare le produzioni strategiche per competere con la Cina ed evitare le spinte protezionistiche interne all’Occidente. La ricetta per rafforzare le relazioni transatlantiche e implementare la collaborazione tra le industrie italiane e statunitensi al convegno di Confindustria e AmCham

Investimenti e standard comuni per la produzione di tecnologie funzionali alla transizione ecologica e digitale e indipendenza su alcune materie prime e componenti strategiche per l’industria. Questo il tema principale del convegno “Verso una politica industriale transatlantica?”, organizzato da Confindustria e AmCham Italy. Rafforzare le relazioni transatlantiche e implementare la collaborazione tra le industrie italiane e statunitensi.

Tutelare le produzioni strategiche per competere con la Cina 

“Le transizioni ambientali e digitali che stiamo affrontando a livello europeo e globale, richiedono un quadro internazionale di cooperazione, rafforzando le relazioni diplomatiche e commerciali per garantire sicurezza e competitività per una crescita sostenibile e l’occupazione in Europa”, ha dichiarato Simone Crolla, direttore generale dell’American Chamber of Italy. “Alla luce di ciò e visto il mio ruolo, non posso che essere un convinto sostenitore del rapporto privilegiato che lega l’Italia e l’Europa agli Stati Uniti”.

Un rapporto che dovrebbe concretizzarsi anche in una collaborazione industriale che permetta alle aziende italiane di competere sul mercato statunitense. “Non va dimenticato che poi con gli Stati Uniti affrontiamo sfide comuni in diversi settori per i quali siamo ancora dipendenti da potenze come la Cina”, ha proseguito Crolla. Per questo motivo è necessario incoraggiare e sostenere l’emergere di una politica industriale dell’Unione che, pur favorendo la competitività, protegga anche le produzioni strategiche.

Abbattere le spinte protezionistiche interne all’Occidente

“In un periodo caratterizzato da profondi cambiamenti geopolitici”, ha commentato Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente di Confindustria per gli Affari internazionali, “è fondamentale che Italia, Europa e Stati Uniti mantengano un alto livello di dialogo. In questo modo, da un lato si abbattono le barriere che separano le nostre industrie, evitando di alimentare nuove spirali protezionistiche; dall’altro si contribuisce all’avvio di una politica industriale comune che abbia al centro un quadro normativo chiaro e condiviso, soprattutto nei settori strategici”.

Preoccupazioni comuni

Le preoccupazioni sull’eccessiva dipendenza da singole fonti per le materie prime critiche sono presenti tanto in Europa quanto negli Usa, fa notare Marjorie Chorlins, senior vice president per gli affari europei dell’American Chamber of Commerce. Allo stesso tempo, diverse aziende con i quartier generali in Europa, Giappone e Corea del Sud stanno investendo decine di miliardi di dollari per evitare questa eventualità. “L’opportunità c’è”, spiega Chorlins, “credo che l’amministrazione Biden stia facendo passi per consentire a quelle compagnie di beneficiare dei tax credits, come faranno le aziende nordamericane”. E conclude: “C’è un’atmosfera di buona fede e per me è notevole osservare che il governo Usa abbia preso molto seriamente le preoccupazione europee sulle conseguenze dell’Ira”.

(Foto: Twitter/AmbasciataUSA)

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