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Guerra e minacce alla sicurezza nazionale. Pagani legge la relazione

Di Alberto Pagani

Davanti agli importanti cambiamenti, l’autorità politica modificherà le proprie richieste al comparto sostenendo, se necessario, la riorganizzazione? Il commento di Alberto Pagani, docente e advisor nel settore della sicurezza, già parlamentare (dal 2013 al 2022) e capogruppo Pd in commissione Difesa e delegato nell’Assemblea parlamentare della Nato

La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2022 evidenzia come lo spartiacque del 24 febbraio dello scorso anno, data d’inizio dell’invasione militare russa del territorio ucraino, abbia prodotto un cambiamento di prospettiva. Lo scenario di sicurezza complessivo è cambiato, destabilizzando le fondamenta dell’ordine globale e producendo una combinazione inedita di sfide.

L’impatto di questo conflitto militare sul confine orientale dell’Europa, che ha epicentro in Ucraina, produce effetti globali. Le conseguenze della guerra non interessano solamente la dimensione militare, ma anche quella della sicurezza economica e industriale, della minaccia cyber alle infrastrutture critiche, della manipolazione dell’informazione, in particolare sul web, e della destabilizzazione politica dell’area mediterranea, di primario interesse per l’Italia. La relazione evidenzia quindi una minaccia economica, conseguenza della guerra ucraina, non solamente sulle forniture energetiche, ma anche per l’accesso ad altre materie prime, strategiche anche per l’industria nazionale.

Derivata immediatamente dalla guerra in Ucraina c’è poi la crisi del grano, che ha colpito tutti i marcati di sbocco di questa produzione cerealicola, e in particolar modo quello africano, aumentando l’instabilità di Paesi che già prima si reggevano su equilibri precari. I russi hanno facilmente sfruttato questa situazione, grazie alle loro note capacità di manipolazione e di destabilizzazione, aumentando anche la presenza militare dei mercenari del gruppo Wagner. In secondo luogo, l’instabilità ha favorito anche il proliferare di gruppi criminali che si arricchiscono con il traffico di esseri umani e la proliferazione della minaccia jihadista, che si è diffusa in tutto il continente africano, soprattutto nelle aree sub-sahariane e nel Corno d’Africa. Si sono rifugiati in quelle zone molti combattenti di Daesh, dopo il disfacimento dello Stato Islamico nella sua dimensione territoriale. Sul versante nazionale, invece, la minaccia jihadista è caratterizzata fondamentalmente da un fenomeno di destrutturazione delle reti organizzative, che rende la minaccia più fluida e imprevedibile, sempre più generata da attività di proselitismo e propaganda sul web. Aumenta, quindi, la necessità di attività di prevenzione e controllo del territorio, che si concentra necessariamente sulla prevenzione dei processi di radicalizzazione, prima che sfocino nella violenza. In relazione ai fenomeni eversivi interni, sul versante anarchico insurrezionalista si registra una recrudescenza dovuta al caso Cospito, con collegamenti internazionali. Inoltre, la crisi ucraina produce minacce potenziali anche nel versante dell’eversione. Foreign fighter, addestrati all’uso delle armi in guerra, legati all’estrema destra e impegnati prevalentemente a sostegno della Federazione Russa, possono rappresentare una potenziale rischio eversivo, quando rientreranno in Italia. Sono presi in esame anche i fenomeni della destra eversiva, che previene e fa proselitismo nella nebulosa dei circuiti giovanili, per mezzo di propaganda xenofoba e neonazista, che si salda alle reti internazionali del suprematismo bianco e si alimenta di rancore sociale, attivando veri e propri percorsi di radicalizzazione, soprattutto in rete, che producono una potenziale minaccia.

Sul fronte della sicurezza economico-finanziaria, che già aveva risentito degli effetti della pandemia e delle connesse politiche pubbliche di sostegno proprio a causa del conflitto ucraino, si registra un ulteriore peggioramento e indebolimento del quadro economico. Si tratta di una situazione che minaccia soprattutto l’industria nazionale strategica, per know-how o per l’importanza sull’interesse nazionale, esposta per ragioni strategiche a incursioni ostili di potenze straniere. Anche la struttura creditizia e il settore assicurativo risultano esposti a strategie di ingerenza di gruppi stranieri, possibile per mezzo di scalate al capitale di controllo, anche mediante inserimento mirato di rappresentanti di interessi nazionali diversi nei singoli sistemi di governance. La relazione evidenzia anche come lo sforzo per l’internazionalizzazione imprese abbia evidente necessità intelligence, dovendo affrontare mercati e realtà sociali poco conosciuti. La relazione, però, non chiarisce attraverso quali innovazioni organizzative e strutturali questa intelligence potrebbe essere prodotta e fornita ai fruitori finali. Sul versante del contrasto alla criminalità organizzata si registra un rinnovato attivismo di circuiti affaristico criminali, dove si affiancano e si associano agli ambienti mafiosi veri e propri, sia imprenditori spregiudicati che funzionari pubblici infedeli e professionisti collusi, creando così un’ambiente pericoloso per la diffusione del contagio in aree che non erano particolarmente interessate dalla minaccia derivante dalla criminalità organizzata.

Vi è infine, anche legata a questi ambienti, una minaccia derivata dalla contraffazione e importazione illegale di prodotti non certificati, che genera sia problemi sulla sicurezza dei prodotti, quanto sulla sicurezza alimentare, che sulla competizione con il sistema produttivo nazionale.

Nel complesso, la relazione ripropone minacce che erano già presenti gli scorsi anni, ma il quadro della guerra in Ucraina, che è il solo vero fattore nuovo, ha prodotto su ciascuno di essi effetti di potenziamento o di mutazione. Non è ancora chiaro se come l’autorità politica vorrà modificare le proprie richieste al comparto, e se necessario sostenerne la riorganizzazione, per fare fronte nel migliore dei modi a questi importanti cambiamenti.

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