Un’analisi dell’Alliance for Securing Democracy ha rivelato che l’app cinese sta spesso evitando di identificare gli account collegati al Cremlino (a differenza di quanto promesso). “Questo espone gli utenti alla propaganda e alla disinformazione di Mosca”, spiega l’esperto Joseph Bodnar, analista dell’Asd, iniziativa del German Marshall Fund

Un rapporto di giovedì dell’Alliance for Securing Democracy (Asd) rivela che la Russia ha usato TikTok per “spingere la propria narrativa” nel tentativo di minare il sostegno occidentale all’Ucraina. Ossia, la popolarissima app cinese di condivisione video lanciata da ByteDance, di proprietà di Zhang Yiming, è utilizzata per operazioni di influenza di Mosca.

La narrazione pro-russa ha migliaia di follower

“Il nostro team ha condotto un’indagine open source per identificare gli account dei media statali russi su TikTok e determinarne la popolarità”, spiega Joseph Bodnar, analista dell’Asd, un’iniziativa del German Marshall Fund che studia gli sforzi concertati da parte di attori maligni per minare i processi democratici ed erodere le istituzioni democratiche, i quali stanno diventando “una minaccia fondamentale per gli Stati Uniti e i loro partner democratici in Europa o Asia”.

“Abbiamo scoperto”, racconta Bodnar a Formiche.net, “che i media legati al Cremlino hanno raggiunto centinaia di milioni di utenti di TikTok, anche attraverso decine di account che non avevano l’etichetta di media di Stato. Questo espone gli utenti di TikTok alla propaganda e alla disinformazione russa. Ciò suggerisce anche che il processo di etichettatura della piattaforma non è stato completo o efficace nel limitare il coinvolgimento con i contenuti finanziati dallo Stato”.

Sta avendo effetti anche sull’Italia? “Nonostante il successo generale della propaganda russa su TikTok, l’account in lingua italiana del Cremlino non è mai decollato. L’account di Sputnik Italia ha postato solo una manciata di volte prima di diventare inattivo”, risponde Bodnar.

Più utenti RT che il NyTimes

“In base alla nostra analisi, gli utenti stanno seguendo di più con i media statali russi che con altri organi di informazione indipendenti più affidabili sulla piattaforma”, spiega l’analisi dell’Asd. Al 22 marzo, su TikTok erano presenti 78 organi di informazione finanziati dalla Russia, per un totale di oltre 14 milioni di follower. Inoltre, nonostante l’impegno della società cinese di etichettare gli account come appartenenti a media controllati dallo Stato, 31 di essi non sono stati etichettati.

Per il report, nelle misure come la performance dei post più importanti, gli account dei media statali russi etichettati raggiungono un pubblico più vasto su TikTok rispetto ad altre piattaforme. Uno dei post di punta di RIA Novosti, un media controllato dal Cremlino, nel 2023 ha superato i 5,6 milioni di visualizzazioni: su Twitter, il suo post principale ha meno di 20.000 visualizzazioni.

TikTok momentum

Il report curato da Bodnar esce mentre diversi Paesi – su tutti gli Stati Uniti – si stanno occupando dell’app di Zhang Yiming per il potenziale utilizzo di TikTok come base e moltiplicatore di campagne di disinformazione e operazioni di influenza straniera. “Un numero enorme di persone negli Stati Uniti usa TikTok”, ha dichiarato nei giorni scorsi John Plumb, il principale consigliere informatico del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ai membri di una sottocommissione dei Servizi armati della Camera, e questi si espongono al potenziale “controllo che la Cina potrebbe avere per indirizzare le informazioni attraverso di esso” e usarlo come “piattaforma di disinformazione”.

“Ciò fornisce a una nazione straniera una piattaforma per operazioni di informazione”, ha aggiunto il generale Paul Nakasone, capo del CyberCommand del Pentagono e della National Security Agency, sottolineando che TikTok ha 150 milioni di utenti negli Stati Uniti. “Un terzo della popolazione adulta riceve le notizie da questa applicazione”, ha detto. “Un sesto dei nostri giovani dice di essere costantemente su questa app”. Nakasone lo ha definito una “pistola carica”. Christopher Wray, direttore dell’Fbi, ha avvertito che l’algoritmo di TikTok “potrebbe essere usato per condurre operazioni di influenza” e  “non è qualcosa che verrebbe facilmente individuato”.

La sicurezza dei dati

Quello della propaganda è uno dei due rischi temuti dai governi occidentali che stanno agendo – o stanno valutando azioni – su TikTok. L’altro è la sicurezza dati. La scorsa settimana il senatore Enrico Borghi del Partito democratico, che è membro del Copasir, ha presentato una mozione per impegnare il governo italiano “ad assumere il più celermente possibile decisioni in merito alla rimozione dell’app TikTok da tutti i dispositivi governativi alla luce degli evidenti rischi per la sicurezza dei dati ivi contenuti, sanando così il pericoloso ritardo che l’Italia ha accumulato rispetto alle decisioni assunte dalla Commissione europea e da numerosi altri Paesi” come Stati Uniti e Regno Unito.

Come ricordato su queste pagine, i timori di molte agenzie di intelligence occidentali, a partire da quelle statunitensi, riguardano una legge cinese del 2017 che consente al governo di Pechino di obbligare le aziende cinesi come TikTok a consegnare qualsiasi dato personale rilevante per la sicurezza nazionale cinese. Le preoccupazioni sono diventate ancora più forti a dicembre, quando ByteDance ha dichiarato di aver licenziato quattro dipendenti che avevano avuto accesso ai dati di giornalisti di Buzzfeed News e del Financial Times nel tentativo di risalire alle loro fonti.

Nella mozione il senatore dem ha ricordato anche la presa di posizione di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture, che in un post su Twitter aveva scritto: “In merito al blocco di TikTok io sono perplesso e contrario ad ogni tipo di censura, in una società liberale prima di arrivare a blocchi radicali bisogna riflettere bene. A Bruxelles stanno già pensando a mettere il bavaglio a TikTok. Io sono sempre e comunque a favore della libertà di pensiero”. Ma sembra sempre più chiaro che la libertà di pensiero poco c’entri con i timori di alcuni governi occidentali rispetto all’app cinese.

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