Secondo la Banca mondiale la crescita della regione è destinata a scendere dal 5,1 al 4,9%. Pesano l’inflazione e il debito delle famiglie che rallenta la spesa dei consumatori

Quella dell’Asia è un’altalena economica. Scende, sale, riscende. Prima la pandemia, poi la ripresa, ora la guerra in Ucraina e la crisi energetica globale. Secondo la Banca mondiale, nel 2022 la crescita nella regione, compresa la Cina, è aumentata dopo l’allentamento delle restrizioni sui viaggi e altre attività dovute alla pandemia. La ripresa, però, subirà una nuova frenata nel 2023 a causa delle pressioni dell’inflazione e del crescente debito delle famiglie che rallenterà la spesa dei consumatori.

Quest’anno, nell’Asia-Pacifico, le economie sono cresciute del 5,1%, in aumento rispetto al 3,5% nel 2022, ma la curva, secondo la Banca mondiale, è destinata in breve tempo a ridiscendere al 4,9%. Le principali economie asiatiche come l’Indonesia, le Filippine, la Thailandia e il Vietnam vedranno la loro ripresa rallentare. E nel frattempo dovranno affrontare i rischi derivanti dall’indebolimento della crescita globale, dalle ricadute del conflitto ucraino e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

La domanda di esportazioni dalla regione è rallentata, dato che la Fed negli Usa, la Bce nell’Ue e altre banche centrali hanno cercato di ridurre l’inflazione aumentando i tassi di interesse, rendendo più costoso acquistare a credito e ottenere mutui. “Gli attriti tra Stati Uniti e Cina su commercio e tecnologia sono la sfida più immediata per la regione asiatica”, si legge nel dossier dell’istituto di Washington. Le sanzioni alla Russia hanno dirottato parte del commercio verso altri Paesi.

Mentre negli ultimi anni la Cina ha perso quote di mercato nelle esportazioni verso gli Usa, Paesi come Vietnam, Thailandia e Indonesia le hanno guadagnate. “La geopolitica, però, può interrompere il commercio e limitare la condivisione del know-how, impedendo anche ad altri Paesi di raggiungere la portata delle operazioni per servire i mercati globali”, si legge ancora nella ricerca.

Anche gli economisti privati hanno tagliato le loro previsioni di crescita nella regione asiatica, citando la possibilità che le politiche monetarie più restrittive possano portare a recessioni in buona parte delle economie. Molti Paesi della regione, inoltre, sono alle prese con onerosi carichi di debito dopo aver speso molto durante la pandemia. “L’Asia ha fatto passi da gigante nell’alleviare la povertà, ma i progressi verso redditi più alti e la riduzione delle disuguaglianze si sono bloccati a causa del rallentamento delle riforme e dell’aumento della produttività”, afferma il report della Banca mondiale.

“I Paesi asiatici devono affrontare esigenze di riforma di lunga data, come investire di più nell’istruzione e nella sanità pubblica per migliorare la produttività e stimolare una crescita sostenibile”. Secondo il vicepresidente della Banca mondiale per l’Asia orientale e il Pacifico, Manuela Ferro, “la maggior parte delle principali economie dell’Asia orientale e del Pacifico hanno attraversato le difficoltà del Covid, ma ora devono navigare in un panorama globale cambiato. Per riprendere slancio c’è ancora parecchio lavoro da fare: è necessario stimolare l’innovazione, la produttività e gettare le basi per una ripresa più verde”.

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