Altro che whistleblower. Teixeira, l’uomo arrestato dall’Fbi per la diffusione dei documenti riservati statunitensi, merita il massimo previsto dalla legge per evitare che la sua azione ispiri altri. Ecco cosa scrive Mark Kelton, già vicedirettore della Central Intelligence Agency

Il massimo della pena per Jack Teixeira, ventunenne membro dell’intelligence della Guardia nazionale aerea del Massachusetts, l’uomo arrestato dall’Fbi per la diffusione dei documenti riservati statunitensi. A chiederlo è Mark Kelton, ex vicedirettore della Cia, che da capo del controspionaggio dell’agenzia ha avuto a che fare con quello che non esita a definire un “tradimento” – pur riconoscendo che tale definizione si applica legalmente solo in tempo di guerra – di Edward Snowden.

“È importante” che sia punito, “e che sia visto” con il massimo della pena per almeno due motivi, scrive su The Cipher Brief. “In primo luogo, si dimostrerà che il sospettato merita una tale pena per questo livello di tradimento”; “in secondo luogo, la punizione di un leaker condannato inizia a ripristinare un effetto deterrente nei confronti dei casi di fuga di notizie, che è stato notevolmente eroso quando le chiare violazioni dello Espionage Act sono state ignorate o perdonate in base alla percezione della rettitudine della causa sostenuta dal colpevole”. Lo abbiamo visto, continua, nella vicenda di Wikileaks, nel caso di Snowden (“falsamente” definito whistleblower, scrive) e nello tsunami di casi irrisolti “di fuga di notizie a sfondo politico e di cattiva gestione di informazioni classificate negli ultimi dieci anni”.

Facendo un altro collegamento tra il caso Teixeira e quello Snowden, entrambi con risvolti (se non altro) legati al rapporto tra Occidente e Russia, Kelton osserva: “Non mi sorprenderebbe nemmeno se la celebrità di cui godono Snowden e i suoi simili – e l’apparente incapacità di molti di indicare come traditori coloro che hanno violato il loro giuramento di proteggere i segreti a loro affidati – si scoprisse che ha incoraggiato chi ha fatto trapelare le ultime informazioni – chiunque si dimostri essere – a emularli”. Ecco perché serve una pena esemplare, conclude: non applicarla “no afa che incoraggiare altri atti simili”.

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