Si è svolta a Roma la presentazione del libro Studiare l’Intelligence in Italia. Esperienze a confronto (Rubbettino) curato da Mario Caligiuri alla presenza di Antonio Felice Uricchio, Remo Morzenti Pellegrini, Roberto Setola, Fabrizio d’Amore, Alberto Pagani e Mario Morcellini. Moderati da Flavia Giacobbe

In un mondo sempre più segnato dalla dismisura delle informazioni, l’Intelligence è diventata una necessità sociale. Studiarla scientificamente nelle scuole e nelle università amplia gli spazi culturali, contribuendo a colmare un ritardo storico nella tutela dell’interesse nazionale.

Il volume Studiare l’Intelligence in Italia. Esperienze a confronto edito da Rubbettino a cura di Mario Caligiuri, professore dell’Università della Calabria e presidente della Società italiana di Intelligence, costituisce un’analisi a più mani con Antonio Felice Uricchio, Gennaro Vecchione, Raffaele Volpi, Massimo Bontempi, Michele Brunelli, Fabrizio d’Amore, Andrea de Guttry, Giacomo Di Gennaro, Gian Luca Foresti, Massimo Giannini, Umberto Gori, Marco Lombardi, Laura Sabrina Martucci, Ernesto Pallotta e Roberto Setola.

Diffondere il tema dell’Intelligence

Per gli addetti ai lavori, il mondo accademico e per l’intera società, il libro descrive lo stato dell’arte della formazione universitaria sull’Intelligence nel nostro Paese.

Il volume prende spunto dal convegno inaugurale della decima edizione del Master in intelligence dell’Università della Calabria, avviato nel 2007 grazie alla lungimiranza di Francesco Cossiga. In un mondo sempre più segnato da un bombardamento di informazioni, l’Intelligence è una bussola per orientarsi. Ecco che il suo studio nelle scuole e nelle università è prezioso per diffondere una cultura della sicurezza e per l’interesse nazionale.

Tra i partecipanti all’incontro, Antonio Felice Uricchio, presidente dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca e già rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che ha firmato la prefazione del volume, ricordando come lo studio dell’Intelligence ci proietti nel futuro.

Ecco perché è necessaria un’opera paziente, ma costante, di diffusione del tema dell’Intelligence tra i giovani. Una strategia lungimirante per aiutare a far crescere la nostra classe dirigente di domani.

Alberto Pagani, professore e advisor nel settore della sicurezza, già parlamentare e autore del volume Manuale di intelligence e servizi segreti (Rubbettino) ha posto l’accento sul valore della divulgazione dell’Intelligence per le future classi dirigenti.

Intelligenze umane e artificiali

In Studiare l’Intelligence in Italia. Esperienze a confronto sono state raccontate per la prima volta alcune delle più significative esperienze formative sull’Intelligence in Italia a livello accademico, ha spiegato Mario Caligiuri.

L’obiettivo di questo libro è di documentare lo stato dell’arte sul tema e spingere il riconoscimento dell’Intelligence come materia accademica all’interno del nostro Paese. L’Intelligence è una necessità sociale, un sapere indispensabile per affrontare consapevolmente le trasformazioni furiose di questo tempo, caratterizzate soprattutto dall’inevitabile ibridazione tra intelligenza umana e artificiale.

Da questo punto di vista l’Intelligence può rappresentare la forma di intelligenza umana più raffinata perché consente di andare oltre le apparenze e di sviluppare autostima nelle persone evitando un meccanismo psicologico di dipendenza dalle macchine.

Gli studi di Intelligence in Italia hanno avuto la fortuna di non subire il diktat dei cosiddetti “settori scientifico disciplinari”, è stata una novità storica come sottolineato da Mario Morcellini, presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Roma Sapienza.

La prima caratteristica di questi studi, infatti, è la trasversalità; inoltre, si è puntato fin dall’inizio a sperimentare la dimensione “post lauream” per questi studi e cioè il fatto che le scienze nuove hanno bisogno di fondarsi su saperi già consolidati. Infine c’è stato un grande svecchiamento di questi studi rispetto alla dimensione semplicemente domestica, profondamente legati all’IA, ai big data partendo dalla cultura che considera i dati come l’elemento fondamentale per costruire il nostro crinale di conoscenza.

Sul campo, tra strumenti e minacce

“Lo studio dell’Intelligence ci permette di capire dall’interno il nostro tempo” ha sottolineato Remo Morzanti Pellegrini, vice direttore della Scuola nazionale dell’amministrazione e già rettore dell’Università degli studi di Bergamo.

Il condizionamento di Internet, dell’Intelligenza artificiale e degli algoritmi sono altrettante sfide che metteranno sempre di più la tecnologia a confronto con il fattore umano, come dimostrato dal conflitto in Ucraina.

Infatti, come rilevato da Fabrizio d’Amore dell’Università La Sapienza di Roma, la nuova frontiera dell’Intelligence si muove tra Open source Intelligence, human Intelligence, signal Intelligence e technical Intelligence. Il tutto per garantire una capacità di previsione affidabile per i decisori politici. Gli strumenti si sono moltiplicati, ma con essi anche le minacce.

Oggi con lo scenario incerto e grigio della guerra nel Vecchio continente, anche il concetto di resilienza ha riacquistato una grande centralità. Non solo a livello di Difesa, ma anche rapportato alle aziende, come rilevato da Roberto Setola del Campus Biomedico di Roma. In uno scenario in cui la collaborazione tra pubblico e privato sarà chiamata ad accentuarsi, in un’opera di sensibilizzazione continua sull’Intelligence.

Studiare l’Intelligence in Italia. Esperienze a confronto rappresenta una tappa importante del percorso di sensibilizzazione del mondo accademico verso l’Intelligence. La connessione tra Intelligence e accademia è importante per la formazione delle generazioni future. L’obiettivo prioritario è quello di allargare la cultura dell’Intelligence del nostro Paese e rendere l’opinione pubblica consapevole del suo interesse nazionale.

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