Fornire all’Ucraina i caccia F-16, velivolo adatto ad assolvere a una pluralità di missioni a seconda delle necessità, potrebbe riequilibrare le capacità militari tra Davide e Golia. Il momento, caratterizzato in Europa dalla sostituzione del caccia con il più moderno F-35 in diversi Paesi, sembra tra l’altro essere favorevole all’invio del mezzo a Kiev

Mai momento fu e sarà più propizio per equipaggiare l’aeronautica ucraina con velivoli F-16.

Una congiuntura favorevole sotto molti aspetti, a iniziare da quello operativo, quello della pressante esigenza di un paese in conflitto e sprovvisto di una componente aerotattica di qualità, da inserire in uno scenario molto peculiare, alquanto anomalo e bizzarro, uno scenario in cui non sembra essere stato compreso il principio cardine che l’acquisizione della superiorità aerea è una precondizione irrinunciabile all’avvio e alla prosecuzione di ogni operazione bellica.

Anche il calendario di rinnovo dei sistemi d’arma di svariate aeronautiche occidentali sembra stranamente fasato con le esigenze di Volodymyr Zelensky: Olanda, Danimarca, Portogallo, Norvegia, e in prospettiva Grecia (che di F-16 ne ha molti) stanno dismettendo le loro flotte per equipaggiarsi con F-35. Oltre agli USA che, all’occorrenza, potrebbe privarsi del significativo sovrappiù nei loro hangar.
Per cedere i propri F-16 all’Ucraina, i paesi donatori dovranno essere agevolati mediante un rifasamento del calendario generale di consegna degli F-35 da parte della casa costruttrice Lockheed Martin, in modo che il rimpiazzo degli F-16 ceduti non comporti discontinuità operativa.

Circolano poi le più disparate stime sui tempi necessari all’Ucraina a gestire il nuovo sistema d’arma, stime sulle quali va fatta chiarezza e molte volte forse costruite ad hoc per prender tempo, per frenare la legittima aspirazione ucraina ad avere una componente aerotattica degna di questo nome. O semplicemente perché formulate a caso da soggetti inesperti.

In effetti, tenendo in considerazione che si tratta di una conversione operativa in tempo di guerra, molti passaggi ordinari potrebbero essere saltati a piè pari, soprattutto quelli attinenti alla sicurezza del volo che in condizioni di pace assorbono molto tempo.

L’impegno più oneroso in termini calendariali riguarderebbe un doppio ordine di provvedimenti, il primo riguardante le infrastrutture di volo, hangar, piazzali, pista di volo, vie di rullaggio. Lo F-16, più di ogni altro velivolo simile, succhia impurità da terra, è una sorta di “aspirapolvere” molto performante che ha bisogno di aree di operazioni molto pulite, e a occhio e croce quelle “sovietiche” non lo sono. Pena l’ingestione di oggetti letali per il velivolo; anche una sola vite ingerita nel motore provoca danni irreparabili: il notorio Fod (Foreign object damage), un vero spauracchio per operazioni a terra su superfici poco accudite.

L’altra isteresi significativa riguarda la manutenzione quotidiana dei velivoli, la capacità dei tecnici di metter mano a piccole e grandi riparazioni o interventi di routine sui vari apparati, meccanici, elettronici, idraulici, elettrici.
In termini di tempo, per questo duplice ordine di approntamenti, sarebbero ipotizzabili più o meno sei mesi ognuno, da condurre ovviamente in contemporanea.

Più semplice il discorso dei piloti, volare è un po’ come nuotare o andare in bici, una volta appreso, si può cambiare macchina agevolmente; probabilmente la difficoltà maggiore potrebbe essere la lingua inglese con cui sono scritti i manuali o contrassegnati i vari interruttori e comandi in cabina. Anche avuto riguardo a questa peculiare difficoltà, un pilota esperto potrebbe aver bisogno di massimo due mesi per “volare” la macchina e di altrettanto per usarne correttamente i sistemi e l’armamento.

Da tener presente che lo F-16 è il caccia più maturo al mondo, ne sono stati costruiti in diverse migliaia nelle più disparate varianti, è un velivolo che non riserva più alcun segreto nella manutenzione e nell’impiego e può assolvere a una pluralità di missioni a seconda delle peculiari necessità; in altre parole, se si ritenga di contenere l’uso alla sola difesa aerea, lo si può fare dotando Zelensky della variante e dell’armamento specifici.

In conclusione, non esistono motivi per non rimboccarsi tutti le maniche e dar corso alla transizione dell’Aeronautica ucraina su un sistema d’arma che, più di ogni altro finora fornito, potrebbe riequilibrare le capacità militari tra Davide e Golia.

Mettendo anche fine a una serie di titubanze che non avevano e non hanno motivo di esistere e che hanno finora un atto dovuto e di grande contenuto operativo.

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