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Il centro d’Europa si sposta a Varsavia. Parla l’Ambasciatore Franchetti Pardo

“L’invasione russa dell’Ucraina ha evidenziato le differenze tra i vari Stati dell’Europa centrale e orientale nel loro approccio alla guerra e alla sicurezza nella regione e al contempo ha rafforzato il ruolo della Polonia quale Paese di riferimento nella regione, inclusa l’area baltica”. Conversazione con Luca Franchetti Pardo, nuovo ambasciatore a Varsavia, sulle prospettive economiche e politiche e i rapporti con il nostro Paese

Luca Franchetti Pardo è il nuovo ambasciatore a Varsavia. Dal suo recente insediamento ha avuto modo di cogliere gli aspetti più rilevanti che caratterizzano la “nuova Polonia”: l’economia dinamica e le interessanti opportunità insite nel mercato polacco, la leadership consolidata all’interno del V4 e del B9, l’ambiguità ungherese che mette a repentaglio la cooperazione regionale, il futuro che attraversa la ricostruzione dell’Ucraina e il probabile lieto fine con Bruxelles. Ma un passo alla volta…

È giusto premettere e segnalare (qualora ve ne fosse la necessità) il ruolo di primo piano assunto dalla Polonia sullo scacchiere euro-atlantico, soprattutto in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Quale realtà ha riscontrato dal punto di vista politico e sociale?

Sono arrivato da appena tre mesi ma alcune cose mi hanno subito colpito. Innanzitutto l’estremo dinamismo dell’economia polacca che negli ultimi cinque anni è cresciuta con una media annua del 4,7 %. Ma anche il dibattito politico interno è molto vivace, espressione di una società civile composita e partecipe. Sarà pertanto interessante il periodo che ci separa dalle elezioni politiche di questo autunno, in vista delle quali ha già preso avvio una accesa campagna elettorale.

Il sequestro dell’edificio ospitante il liceo russo, la costruzione di barriere fisiche ed elettroniche lungo i 200 chilometri di confine con l’enclave russa di Kaliningrad. Cosa spera di ottenere Varsavia radicalizzando le tensioni con il Cremlino?

Se mi permette, rovescerei la domanda. Cosa spera di ottenere la Russia aggredendo brutalmente l’Ucraina e minacciando quasi quotidianamente gli altri Paesi vicini, tra cui la Polonia? Nello specifico del Liceo russo, la motivazione addotta è che fosse moroso da anni, accumulando ingenti debiti nei confronti del Comune di Varsavia e non pare che Mosca abbia fatto alcun gesto per cercare di risolvere amichevolmente la questione.

Quali sono i progetti infrastrutturali strategici che mirano a consolidare la leadership polacca all’interno del V4 (le scelte filo-russe di Orbán sembrano aver prodotto una crepa) e il suo ruolo di soggetto europeo privilegiato nel confronto con Washington?

L’invasione russa dell’Ucraina ha evidenziato le differenze tra i vari Stati dell’Europa centrale e orientale nel loro approccio alla guerra e alla sicurezza nella regione e al contempo essa ha rafforzato il ruolo della Polonia quale Paese di riferimento nella regione, inclusa l’area baltica. La posizione ungherese sulla guerra in Ucraina ha causato evidenti difficoltà nei diversi formati di cooperazione regionale. Ha perso trazione il Gruppo di Visegrad, mentre sembra crescere l’importanza strategica del gruppo Bucarest 9, istituito nel 2015, che riunisce i Paesi del fianco orientale della Nato. Lo stesso si può dire per l’Iniziativa dei Tre Mari, promossa da Polonia e Croazia nel 2016 e cui aderiscono, oltre che i B9, anche Austria, Croazia e Slovenia, che si concentra sullo sviluppo della cooperazione economica nella regione con il sostegno degli Stati Uniti. La Polonia rappresenta inevitabilmente anche il cuore di molti degli investimenti infrastrutturali previsti nell’area. Penso in particolare al processo di ammodernamento e di sviluppo della rete ferroviaria interna e all’alta velocità, penso alle future connessioni con i Paesi Baltici attraverso Rail Baltica e con l’Ucraina, in vista della ricostruzione. Entro il 2050, gli Stati baltici e i Paesi del Gruppo di Visegrad spenderanno quasi 60 miliardi di euro per costruire 4.500 km di linee ad alta velocità.

Crede che lo scontro tra la Polonia e Bruxelles, in merito allo stato di diritto e al consequenziale sblocco dei fondi europei, giungerà ad una soluzione?

Personalmente credo di sì, perché vi è un interesse reciproco a risolverlo. Tuttavia, soprattutto in un periodo elettorale, è difficile fare previsioni sulla tempistica per lo sblocco della Legge di riforma del sistema disciplinare dei giudici polacchi, attualmente ferma alla Corte Costituzionale.

Cosa può dirci sui rapporti tra il governo Morawiecki e l’esecutivo italiano? Perché è importante una nostra presenza sul territorio polacco? Quali sono le opportunità politiche e commerciali e quale può essere il ruolo dell’ambasciata?

I rapporti tra i due Paesi sono eccellenti e lo confermano i fatti. Da inizio anno ho avuto il privilegio di accogliere a Varsavia il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio e diverse visite ministeriali e parlamentari. Altre ne sono previste entro l’estate e frequenti sono anche i viaggi in Italia di responsabili politici polacchi. L’intensità del rapporto politico è un quadro fondamentale per permettere al Sistema Italia presente in Polonia (Ambasciata, Ice, Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia, Confindustria Polonia) di operare produttivamente a sostegno della nostra presenza economica e industriale.

In questo contesto un ruolo propulsivo viene svolto dall’Ambasciata, nel quadro della Diplomazia per la Crescita fortemente voluta dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani. I rapporti economici tra Italia e Polonia sono peraltro in forte aumento. Nel 2022 l’interscambio ha superato i 32 miliardi (in crescita del 16,4 % rispetto all’anno precedente); si stima che le imprese italiane impieghino circa 100.000 persone e so che alcune di esse hanno già in programma di rafforzare ulteriormente la loro presenza in Polonia. I centri urbani e le reti infrastrutturali sono in rapido e continuo ammodernamento e la Polonia sta puntando su settori di sicura interesse per le nostre imprese, come l’automotive, l’aerospazio e l’industria della Difesa.

Vorrei anche sottolineare le opportunità che si apriranno per le imprese italiane quando – spero al più presto – vi sarà la pace in Ucraina e inizierà la ricostruzione del Paese nella quale il nostro Governo intende essere in prima fila, come dimostrato dalla recente tenuta a Roma della Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina. È infatti parere unanime che la Polonia svolgerà un ruolo centrale nella ricostruzione: per collocazione geografica ma anche per una consolidata tradizione di rapporti tra imprese dei due Paesi. Significativo in proposito il dato per cui la maggioranza delle nuove società che sono state create in Polonia nell’ultimo anno abbiano capitale o proprietà ucraini.

Cosa rappresenta, oggi, la Polonia in Europa e per il mondo occidentale?

Con oltre 38 milioni di abitanti e quasi 312,700 km2 di territorio la Polonia è il maggiore Paese dell’Europa centro-orientale e baltica: membro dell’Unione europea e della Nato. Due organizzazioni che, forse prima ancora che interessi economici e di sicurezza, condividono valori comuni fondamentali quale democrazia, libertà e rispetto dei diritti umani. Mi sembra significativo che sia la Ue che la Nato hanno visto negli ultimi anni aumentare i loro Membri e diversi altri Paesi aspirano a farvi parte. In entrambe le Organizzazioni la Polonia svolge un ruolo importante, per proprio peso specifico, ma anche quale elemento di raccordo sul piano regionale e in forza di un legame con gli Stati Uniti che la guerra in Ucraina ha ulteriormente consolidato. Se si guarda oltre l’area euro-atlantica, la Polonia, Paese che non ha un passato coloniale, gode di una discreta ma consolidata presenza in aree del mondo, come ad esempio l’Africa, nelle quali può fornire un utile contributo a promuovere quei valori e quegli interessi economici e di sicurezza di cui facevo cenno sopra.

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