La Securenomics è la nuova strategia che intende adottare il partito laburista in caso di vittoria alle prossime elezioni, basata su politiche industriali che promuovono lo sviluppo delle capacità produttive interne del Regno Unito e riducono le dipendenze strategiche dall’estero. L’analisi di Rosario Cerra, fondatore e presidente del Centro Economia Digitale e Francesco Crespi, direttore Ricerche del Centro Economia Digitale

“L’era della globalizzazione come la conosciamo è giunta al termine e il vecchio Washington Consensus, che aveva abbandonato le politiche industriali e riposto una fiducia incondizionata nei benefici derivanti dall’apertura dei mercati, non è più sufficiente per affrontare le sfide attuali. È tempo di un nuovo Consenso di Washington che si adatti al panorama globale in rapida evoluzione. E in questo contesto emerge la Securenomics, una strategia che mira a raggiungere sicurezza economica e resilienza attraverso una nuova era di supply side economics”.

È quanto ha sostenuto Rachel Reeves, shadow chancellor del Partito Laburista britannico, nel suo ultimo intervento a Washington presso il Peterson Institute for International Economics. La Securenomics è la nuova strategia che intende adottare il partito laburista in caso di vittoria alle prossime elezioni, basata su politiche industriali che promuovono lo sviluppo delle capacità produttive interne del Regno Unito e riducono le dipendenze strategiche dall’estero. È interessante che la leader laburista stia parlando di supply side economics in maniera innovativa, chiarendo, in modo pragmatico, come la crescita dei salari e la sicurezza (non solo) sociale dei cittadini britannici dovrà necessariamente passare anche per un ritorno agli investimenti produttivi, specie nei settori ad alta tecnologia capaci di far crescere la dinamica della produttività.

È una riflessione, questa, che può essere naturalmente estesa agli altri Paesi. Le numerose crisi che si sono susseguite negli ultimi anni a livello globale, sinteticamente “policrisi”, insieme al clima di incertezza radicale, richiedono infatti una doppia strategia. Da un lato, è necessario ripristinare politiche interne che favoriscano lo sviluppo della produzione nazionale nei settori strategici. Dall’altro, è indispensabile instaurare partnership multilaterali per raggiungere una resilienza economica e una sicurezza collettiva. L’obiettivo è necessariamente ambizioso, ovvero costruire un nuovo Consenso di Washington adatto al nuovo contesto globale che si sta delineando, perché grandi sono le sfide che ci troviamo ad affrontare.

Nel discorso di Reeves, sono emersi chiari riferimenti all’importanza delle politiche messe in atto dall’amministrazione Biden, come l’Inflation Reduction Act, nonché al dibattito europeo sull’Autonomia Strategica. La lezione che possiamo trarre è che, in un mondo post-ideologico, il dibattito sulla sovranità tecnologica, economica e l’autonomia strategica deve essere da tutti affrontato in maniera pragmatica e senza pregiudizi.

In sintesi, questi temi non appartengono soltanto ai cosiddetti sovranisti, ma riguardano ogni classe dirigente che guardi con attenzione alle future dinamiche globali. L’insegnamento è chiaro: nel dibattito italiano, occorre maggior coraggio e meno ideologia; nel dibattito europeo, è essenziale non arretrare rispetto all’adozione di strategie innovative per affrontare i temi su cui, giustamente, l’Unione europea stessa ha avviato da tempo una riflessione. L’iniziativa Next Generation EU andava nella giusta direzione di aumentare il peso di una politica fiscale comune, ma il nuovo Patto di Stabilità rischia di farci fare un passo indietro, facendo aumentare la frammentazione tra i diversi paesi dell’Unione. È un peccato perché, rispetto al Regno Unito, l’Ue è un’entità di ovvia maggior rilevanza e, se fosse più unita nelle politiche e nelle strategie, potrebbe esercitare un ruolo a livello globale sicuramente maggiore e più efficace di quello attuale.

La Securenomics, al di là delle locuzioni e degli slogan, coglie un punto rilevante nella direzione di avviare un percorso verso la sicurezza economica e la resilienza globale. Segnala l’esigenza e l’opportunità di un reale confronto trasversale per ridefinire il ruolo dell’Europa e per adattarsi ai cambiamenti in corso. È tempo di agire con coraggio e pragmatismo, affrontando le sfide del presente per plasmare un futuro più sicuro e prospero per tutti.

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