Il fondatore della rivista è scomparso il 25 novembre 2021. Il 19 aprile scorso, giorno del suo compleanno, si sono aperte le iniziative per il ventennale di federalismi con un convegno all’Università La Sapienza di Roma, per presentare la raccolta dei suoi 86 editoriali pubblicati nella rivista. Il racconto dell’avv. Sara Fiorucci

Il 15 maggio del 2003 usciva online il primo numero di federalismi.it, rivista scientifica di diritto pubblico italiano, comparato ed europeo. Quel giorno, con il suo fondatore, Beniamino Caravita di Toritto, ebbe inizio l’avventura di una folta comunità di giuristi, intesi “alla tedesca” come Öffentlichrechtler, costituzionalisti, europeisti, comparatisti e amministrativisti (ma non solo), che per vent’anni, attraverso le pagine della rivista, hanno contribuito – nel segno del pluralismo delle idee – alla discussione sui grandi temi giuspubblicistici italiani, europei e globali. Tutto ciò è avvenuto ad accesso libero in rete e a cadenza bisettimanale, quindi in assoluta e lungimirante controtendenza rispetto alle riviste scientifiche tradizionali.

Il fondatore della rivista è scomparso il 25 novembre 2021. Il 19 aprile scorso, giorno del suo compleanno, si sono aperte le iniziative per il ventennale di federalismi con un convegno all’Università La Sapienza di Roma, per presentare la raccolta dei suoi 86 editoriali pubblicati nella rivista.

La raccolta, nel volume dal titolo “Pluralismo, autonomie, riforme. Vent’anni di editoriali di Beniamino Caravita”, curata da Anna Poggi e Federica Fabrizzi – ora rispettivamente direttrice e vicedirettrice della rivista – permette di ripercorrere uno spaccato delle vicende italiane ed europee, con gli “occhiali del giurista” Caravita. L’insieme degli editoriali, scrivono le curatrici, si presenta come un affresco vivace – solo apparentemente disordinato – e colorato, come i quadri astratti che spesso sceglieva quali immagini da associare a libri e contributi. Anche per questo la copertina del volume rappresenta un’elaborazione di due dipinti, non casuali, ideata da Andrea Caravita: Impression, soleil levant di Claude Monet e Map di Jasper Johns.

Al convegno, tali sono stati il trasporto emotivo e intellettuale dei presenti, nonché l’incisività degli interventi, che, a tratti, sembrava proprio fosse Beniamino Caravita a moderare.

La Rettrice, Antonella Polimeni, ha ricordato il percorso di Beniamino Caravita, giovanissimo professore ordinario a Perugia, poi approdato (rectius tornato) in Sapienza, infine titolare di una prestigiosa cattedra Jean Monnet. Il Preside di Giurisprudenza, Oliviero Diliberto, ha descritto i tratti caratteristici della sua vocazione a docente: Beniamino Caravita era un giurista intellettualmente curioso, con una dimensione internazionale, non soltanto verso la vecchia Europa e gli Stati Uniti d’America, ma anche nei progetti verso e con l’Africa, e con un grande impegno istituzionale. Basti ricordare le stagioni referendarie nel comitato scientifico che affiancava Marco Pannella e la fase di riforma del Titolo V della Costituzione, di cui è stato autorevole protagonista. Il Preside di Scienze Politiche, Tito Marci, è intervenuto soffermandosi sull’importanza della raccolta degli editoriali, strumento mobile e flessibile che, da un lato, danno un indirizzo programmatico alla rivista e, dall’altro, permettono di costruire e adeguare continuamente la riflessione, in costante contatto con le emergenze della società.

Federica Fabrizzi ha poi raccontato i numeri della rivista, come avrebbe fatto il fondatore: in vent’anni di attività online federalismi ha pubblicato 512 fascicoli ordinari, aperti da 512 editoriali (dei quali, appunto, 86 redatti dal direttore). Sono stati pubblicati circa 400 contributi scientifici all’anno, soggetti a rigoroso referaggio. Complessivamente, quindi, sono usciti in rete – open access – 5000 contributi scientifici. Il risultato è stato strabiliante: circa 110 mila visite al mese. Ha continuato la direttrice, Anna Poggi, segnalando che dalla raccolta degli editoriali affiora la cifra distintiva del pensiero e dell’azione di Caravita: il pluralismo, ovvero l’apertura a tutte le opinioni, purché rigorosamente motivate.

Si è così avviata la tavola rotonda presieduta dal presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, Sandro Staiano, il quale ha introdotto le relazioni soffermandosi sul genere letterario degli editoriali che, come un diario, descrivono il complesso itinerario intellettuale e culturale di Caravita. Federalismi, innovativo prodotto del metodo del fondatore, è così divenuto un terreno di confronto anche “tempestoso” fra gli studiosi – depurato da ideologismi – in cui si sono consolidate proposte e riflessioni.

Stefano Ceccanti si è soffermato sull’attualità degli editoriali: in merito al federalismo interno e alla necessità di strutture costituzionalizzate di cooperazione; sul pluralismo e l’esigenza di evitare atteggiamenti militanti; infine, con riguardo alla pars construens dell’integrazione europea e della necessità di una difesa comune. A tal proposito, Caravita scrive nell’editoriale del 14 gennaio 2019: “Rispetto al secolo scorso, questi focolai non sono – per il momento – in Europa; ma in Europa possono arrivare facilmente e rapidamente, e comunque il nostro continente ne può subire traumaticamente le conseguenze (…) la Russia e la Turchia giocano partite minacciose sul versante sud-orientale dell’Europa (…) La difesa comune europea, allora, non è più una pura esigenza dello spirito o l’ingenua illusione di sognatori visionari, inutilmente e malamente trascritte nel Titolo V del Trattato sull’Unione Europea”.

Sull’unicità di federalismi e del suo fondatore, si è poi concentrata la relazione di Elisabetta Catelani, secondo cui la rivista e Caravita si sono sempre fatti promotori di un typus di giurista pubblicista dalla visione ampia, capace di andare oltre le barriere, di servire il bene comune, di fornire alla collettività e alle istituzioni soluzioni ragionevoli. La relatrice si è soffermata sul Titolo V, tema che si coglie in controluce in ognuno degli 86 editoriali, in quanto modello praticabile di governo delle complesse società moderne e democrazie liberali pluraliste. Sono così emerse le idee di Caravita sul ruolo della conferenza delle regioni, sulla clausola di supremazia e sui rischi di un ampliamento della funzione normativa delle Regioni.

È intervenuto Giuseppe de Vergottini evidenziando come Caravita giorno per giorno ci abbia accompagnato nella lettura critica dei problemi del nostro tempo. Ha inteso superare le concezioni tradizionali e convenzionali dello Stato nazionale (Stato, Costituzione, Sovranità) per ragionare su un modello collaborativo, sostitutivo, attraverso cui coniugare unitarietà e autonomie. L’idea federale e il federalizing process, in questo senso, assumono le vesti del garante di un pluralismo organizzativo e funzionale.

Della Corte costituzionale, interlocutore privilegiato – seppur sottotraccia – di Caravita, ha trattato Tania Groppi. Dagli editoriali sul tema si coglie l’eredità di Caravita nell’ambito della giustizia costituzionale. Sotto il profilo metodologico, ci chiama a leggere le sentenze della Consulta nel relativo contesto, con sguardo critico e sprovvisto di pregiudizi, consapevoli di uno degli obiettivi perseguiti – e spesso raggiunti – dalla Corte: la mitigazione del conflitto politico. Sotto il profilo del merito, constata che la Corte “ha saputo svolgere il suo delicato compito nel difficile tessuto della democrazia italiana” contribuendo a punti di equilibrio e raccordo tra logiche della democrazia maggioritaria e logiche della democrazia pluralista, “di lì, nelle democrazie maggioritarie, la decisione; di qui, nelle democrazie pluraliste, la ricerca del consenso e il coordinamento; di là, le esigenze di celerità; di qua, le garanzie del procedimento. Di lì l’individuazione e lo sfruttamento dei cleavages, delle divisioni; di qui, la ricerca dei momenti di consenso” (editoriale del 26 giugno 2003).

La tavola rotonda è stata conclusa da Paolo Ridola, che si è soffermato sulla dimensione europea degli editoriali. Questi, ci ricorda il relatore, coprono un arco di tempo che va dal 2004 al 2021, anni in cui la vicenda europea è stata sottoposta a forti tensioni, dai primi anni delle fascinazioni della grande progettualità del dopo Maastricht, seguiti dalla crisi economica e dalla Brexit, fino ad arrivare alla pandemia e alla rinascita dei sovranismi. In tale contesto, Caravita sosteneva con fermezza l’idea di costruire un diritto comune europeo, combinazione di Einheit e Vielfalt, e quindi esprimeva una forte critica allo statalismo nascosto dietro al principio dell’Europafreundlichkeit della Corte costituzionale tedesca. L’ordinamento europeo, quindi, come soluzione alla crisi dello stato nazionale e possibile argine ai rischi della frammentazione derivanti dai particolarismi identitari. In tale idea, costruttiva e propositiva, Caravita ha individuato i problemi aperti del processo di integrazione europea, così sintetizzabili: la necessità di rafforzare il parlamento europeo, dovendo il processo di integrazione avvenire innanzitutto sul piano politico; l’esigenza della difesa comune; la necessità di passare dal mercato comune e dalla moneta unica alla unione finanziaria, ovvero ad una politica comune economica e finanziaria.

Ha preso poi la parola Maria Rosaria Covelli che, nel festeggiare federalismi e ringraziare tutta la comunità che vi ha partecipato in questi vent’anni, e in particolare i giovani, ha voluto ricordare l’inesauribile tensione verso il “costruire” di Beniamino Caravita, che ne caratterizzava l’approccio nella vita personale, accademica e professionale: costruire con responsabilità, per liberare, dialogare, progredire ed innovare. Federalismi altro non è, quindi, che il frutto di questo atteggiamento costruttivo, al quale si è aggiunto un fortunato ingrediente: l’incontro con Colleghi e Amici guidati dallo stesso fuoco sacro e da stelle polari condivise.

A conclusione dell’intenso convegno, Giovanni Pitruzzella ha ricordato il pensiero di Caravita, ricco e lungimirante, che continua a costituire momento di confronto, di stimolo e indirizzo per tanti. Dagli editoriali emerge l’immagine di un grande intellettuale europeo, che con la rivista federalismi ha avuto la forza di superare confini e rompere schemi, di abbattere gli steccati disciplinari non solo tra i giuristi ma anche tra giuristi e altre discipline. Quando nasce, infatti, federalismi è una rivista che si occupa di un grandioso processo politico, istituzionale e culturale che riguarda l’Europa, lo Stato, le Regioni e la Società. Caravita ha guidato la rivista con la forza delle idee, operando con il rasoio di Occam: di fronte a problemi complessi, nel cui labirinto tante volte ci si può perdere, egli arriva, con tenacia, al punto. Nel contesto della crisi dei partiti e delle culture politiche del ‘900 Caravita ha cercato, dunque, nelle istituzioni e nelle riforme il modo per mantenere insieme pluralismo, unità di governo e rappresentanza. Con disponibilità al dialogo, scevro da polarizzazioni ideologiche – conclude Giovanni Pitruzzella – Caravita si è posto anche nei confronti delle piattaforme digitali, salutate all’inizio come un ideale di libertà, di apertura e di diffusione dell’informazione, ragionando tuttavia, costantemente, sulla necessità di regolarne i fenomeni distorsivi.

Quella di federalismi.it, anche alla luce di quanto emerso nel convegno del 19 aprile scorso, si è rivelata, dunque, essere molto più di un’avventura. La rivista continua ad accompagnare e riflettere sulle problematiche italiane ed europee e la raccolta degli editoriali di Caravita può costituire, come evidenziato da Giovanni Pitruzzella, “guida spirituale e intellettuale” tanto più oggi in un Paese che sta affrontando grandi trasformazioni. Quindi, non resta che augurare lunga vita a federalismi!

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