Meloni, Gualtieri e Rocca in missione a Parigi per sostenere la candidatura della capitale contro la sudcoreana Busan e la città saudita. Si punta su bellezza, sostenibilità e turismo. Intanto, un’idea serpeggia al Salone di Le Bourget

E se la Francia stesse cercando, con l’appoggio all’Arabia Saudita per Expo 2030, una carta da giocarsi con l’Italia su altri dossier? L’idea serpeggia al Salone internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Parigi-Le Bourget, e ciò potrebbe suggerire anche quali settori potrebbero essere oggetto delle discussioni tra il governo francese e quello italiano sulla sede dell’Expo 2030.

Oggi Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, è a Parigi per sostenere la candidatura di Roma. La carta vincente è “conciliare tradizione e innovazione”, ha detto arrivando alla sede del Bureau international des Expositions. Tra i punti di forza della candidatura italiana, ci sono la volontà di “dimostrare che uomo e ambiente possono convivere e poi un’idea di cooperazione con le altre nazioni che stiamo cercando di rappresentare anche con la nostra politica estera, che non è mai ‘tocca e fuggi”, ha aggiunto.

L’agenda di Meloni prevede, dopo l’intervento al Palais des Congrès d’Issy e il bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo, un evento all’ambasciata italiana (Humanlands – Together for Humanity) sempre nell’ambito della promozione della candidatura di Roma a ospitare l’Esposizione universale tra 7 anni.

Presenti a Parigi con lei Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, e Roberto Gualtieri, sindaco di Roma. Il metodo di Roma “non è il metodo di una Expo che si compra, ma di una Expo che si motiva sulla base della qualità del progetto”, ha dichiarato quest’ultimo.

Il riferimento implicito appare essere alla principale rivale italiana, Riad, rimasta in corsa assieme alla sudcoreana Busan dopo l’esclusione odierna dell’ucraina Odessa. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman è stato in visita a Parigi in questi giorni per sostenere la causa di Riad.

La decisione verrà presa nella riunione del Bureau international des Expositions prevista a novembre. Durante l’assemblea generale dell’organizzazione, gli Stati membri voteranno a scrutinio segreto ed eleggeranno il Paese ospitante dell’Expo 2030 secondo la regola uno Stato, un voto.

Le parole del sindaco Gualtieri ben riassumono la linea scelta dal governo italiano e dalla diplomazia al lavoro: far passare l’idea che non si può lasciare che chi ha i soldi compri tutto. Se avrà successo, allora l’Italia potrebbe avere buone possibilità di andare al ballottaggio con Riad per portare l’Expo 2030 a Roma. Intanto, però serve muovere le alleanze, lavorando su bellezza, turismo e soprattutto sostenibilità. Infatti, Expo 2030 Roma si pone un ambizioso target di sostenibilità, ovvero quello di neutralizzare on-site l’impatto carbonico dell’evento, senza ricorso a compensazioni off-site.

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