Circa il 40% degli italiani diserta abitudinariamente le urne. Si tratta per lo più di persone, giovani e donne in particolare, che vivono in zone di marginalità, per cui le difficoltà di tipo economico e sociali si trasformano in astensione al diritto di voto. E non va bene. L’appello di Filippo Salone, della Fondazione Prioritalia e coordinatore Gdl 16 ASviS

Istituto Luigi Sturzo e Fondazione Prioritalia, in collaborazione con l’Associazione sulle Regole, nell’ambito della VII Edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS, hanno organizzato nei giorni scorsi l’evento “Partecipazione democratica dei giovani: proposte per una piena cittadinanza” ribadendo il forte legame tra le politiche di sviluppo sostenibile ed il pieno godimento della cittadinanza e, al tempo stesso, ragionare su azioni e soluzioni efficaci volti ad aumentare il livello di coinvolgimento della società civile, in particolare dei giovani, alla vita democratica del Paese, anche con riferimento alle più recenti crisi di partecipazione elettorale.

In linea con i target 16.6 (Sviluppare istituzioni efficaci, responsabili e trasparenti a tutti i livelli) e 16.7 (Assicurare un processo decisionale reattivo, inclusivo, partecipativo e rappresentativo a tutti i livelli) dell’Agenda Onu 2030, l’iniziativa, grazie al contributo di diversi docenti ed esperti ha analizzato l’attuale situazione di contrazione del livello di partecipazione democratica e indicato alcune precise proposte di maggiore in grado di invertire le tendenze in atto, anche con riferimento alla mobilitazione elettorale ed affluenza al voto soprattutto tra le più giovani generazioni.

Si è costituita quindi una rilevante piattaforma programmatica tra studiosi, parlamentari di diverso colore politico ed organizzazioni della società civile impegnate sul tema.

Le ragioni della disaffezione elettorale: poca inclusione e aspettative deluse

Gli esperti hanno ricordato che in base agli studi più recenti ormai circa il 40% degli italiani diserta abitudinariamente le urne e che si tratta per lo più di persone, giovani e donne in particolare, che vivono in zone di marginalità, per cui le difficoltà di tipo economico e sociali si trasformano in astensione al diritto di voto.

C’è da rilevare che già ad un livello più universale si è molto annacquata la funzione dei partiti di collettore di istanze di inclusione sociale, sempre meno radicati e più leaderistici, incapaci di trasformare le spinte più dinamiche e movimentiste in partecipazione politica.

D’altra parte, soprattutto tra i giovani negli ultimi anni ha prevalso la componente delle aspettative deluse quale fattore determinante che col passare del tempo, e il perdurarsi di questo stato di marginalità, ha finito per cristallizzare la disaffezione come effetto di una frustrazione generata dalle precedenti promesse non mantenute, dagli attori politici ed istituzionali, nel riconoscere e risolvere le crescenti diseguaglianze sociali e generazionali, senza dimenticare il veemente je accuse a politica e governi per il cronico attendismo sulla crisi ambientale e climatica.

Prospettive e soluzioni: dalla piattaforma digitale per i referendum alla legge per il voto ai fuori sede. Cosa può fare il Governo.

Da diverse angolazioni, è stato osservato che la mancata partecipazione alla vita democratica non è direttamente riconducibile ad un’apatia o disinteresse dei giovani verso la dimensione pubblica e politica nel suo insieme, ma che più realisticamente questa dimensione ha assunto nel tempo diverse forme di articolazione, meno tradizionali-istituzionali e più “on demand”, su leve tematiche che sono ritenute in grado, se azionate, di invertire la tendenza della condizione economica, sociale ed ambientale della propria generazione. È il caso delle recenti proteste diffuse sulla questione climatica e sul caro affitti, nonché di alcune campagne referendarie, in tema ambientale e sociale, che hanno riscontrato un grande impulso in termini di partecipazione giovanile nella fase iniziale di affermazione del tema nell’agenda pubblica, contraddistintesi quindi per un alto tasso di protagonismo generazionale.

A tal proposito, tuttavia, secondo molti degli esperti intervenuti a questa dinamica di partecipazione ed interesse non è stato data un’efficace risposta di soddisfazione dei decision makers chiamati in causa.

Alcuni parlamentari hanno infatti sollecitato il Governo a rendere operativa la piattaforma (prevista dalla legge  di bilancio 2021) di raccolta digitale delle firme degli elettori per la presentazione di referendum per non disperdere la prima grande ondata di sottoscrizione digitale referendaria avvenuta in modalità transitoria su impulso autonomo dei comitati promotori, che avevano raccolto centinaia di migliaia di firme on line, gran parte delle quali frutto di una straordinaria iniziativa di mobilitazione giovanile.

La campagna sul voto ai fuori sede e l’appello trasversale al Governo.   

Un’analisi molto approfondita è stata inoltre riservata alla questione del voto ai giovani fuori sede, sollevata ormai da qualche anno da diverse organizzazioni della società civile con specifiche campagne di advocacy, da ultima la petizione per il diritto al voto dei cittadini in mobilità, ”voto da lontano”, capace di raccogliere migliaia di adesioni di giovani da tutto il Paese. L’Italia rimane infatti, insieme a Cipro e Malta, unico Paese in area UE a non permettere alcuna forma di voto elettorale a distanza nel caso di cittadino domiciliato in una area geografica diversa da quella di residenza. Questo fenomeno interesserebbe secondo elaborazioni effettuate su base Istat circa 5 milioni di cittadini elettori, investendo, chiaramente, larga parte dei giovani fuori sede per motivo di studio o di lavoro.

La buona notizia ad oggi è che tale meritoria azione di campaigning è stata ascoltata e in parte recepita, in maniera trasversale da maggioranza ed opposizione, con la presentazione in Parlamento di alcuni progetti di legge concernenti “l’esercizio del diritto di voto da parte degli elettori che, per motivi di studio o di lavoro, hanno temporaneamente domicilio in una regione diversa da quella di residenza”.

Tuttavia, l’iniziativa parlamentare è stata alcuni giorni fa messa nuovamente in stand by da un emendamento che ha disposto una delega al governo priva di principi e criteri direttivi, sprovvista peraltro di clausola finanziaria. Di fatto questa ulteriore dilazione, sono previsti infatti 18 mesi per l’eventuale emanazione dei decreti legislativi di recepimento, determinerebbe l’impossibilità per i fuorisede di votare a distanza già per le elezioni europee del 2024, obiettivo che invece era alla base della campagna di mobilitazione, generando pertanto l’ennesima ondata di disillusione e disaffezione giovanile.

Da qui l’appello al governo condiviso trasversalmente da Parlamento e società civile per abiurare ogni tipo di rinvio ed arrivare speditamente ad un disposto normativo.

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