Navi illegali saccheggiano l’oceano del Brasile e molto probabilmente fanno altro… Che cosa comporta la presenza militare di Pechino nel Paese sudamericano

 

Dopo gli iraniani e i russi, anche i cinesi continuano ad allargare la loro influenza in America Latina. E riescono ad entrare nella regione dalla porta principale. La scorsa settimana, la Marina brasiliana ha ricevuto con tutti gli onori ufficiali un gruppo di funzionari di alto livello della Forza Navale della Cina. Ma l’ingresso avviene anche per altri canali, meno regolari, che comportano un potenziale rischio per la sicurezza del continente.

Come riferisce il sito Infobae, a inizio di giugno, una delegazione di 18 militari dell’Università Nazionale di Difesa cinese, guidati dal generale Zheng He, ha partecipato a conferenze organizzate dall’Esercito del Brasile sui programmi strategici del Paese. L’opposizione al governo di Luiz Inácio Lula da Silva ha sollevato molto perplessità e critiche per quella che considerano una pericolosa intrusione. Il presidente brasiliano è però molto favorevole ad aumentare gli accordi con Pechino sul piano militare e, infatti, nella sua visita in Cina ha firmato diverse nuove alleanze.

Questo nonostante la considerazione dei cinesi nei confronti delle forze armate brasiliane sia molto bassa. Un articolo del sito web cinese Sohu sostiene pubblicamente: “Si può dire che il Brasile gioca molto bene a calcio, ma non è molto buono in cose come combattere una guerra. Nella Seconda Guerra Mondiale, il Brasile ha combattuto con gli Stati Uniti, ma aveva sorpreso che la disciplina dell’esercito brasiliano è molto bassa e hanno grandi problemi con la loro forma fisica”.

Critiche ad alta voce che non incidono sulla linea di Lula da Silva, che vuole sfruttare i legami con Pechino per chiedere un aiuto su un vecchio problema: la presenza di pescherecci illegali in acque brasiliane.

Una vera e propria milizia marittima, presente anche in Argentina, Ecuador e Cile. Secondo il think tank americano Center for Strategic and International Studies (Csis), queste navi cinesi si dedicano non solo all’attività commerciale – non autorizzata – di pesca, ma anche alla sorveglianza e attività strategica militare di Pechino. Operano come una flotta di navi apparentemente dedicate alla pesca, ma in realtà collaborano con le forze di sicurezza e militari cinesi per raggiungere obiettivi politici.

Infobae ricorda l’aneddoto ripreso dall’agenzia Associated Press durante l’estate del 2022, quando una nave di artiglieria della Guardia Costiera americana è entrata in conflitto con navi cinesi, che pescavano calamari, vicino alle isole Galapagos in acque dell’Ecuador.

Circa 400 navi cinesi entrano ogni anno nelle acque latino-americane per pescare tonni, squali, molluschi e molte altre specie con tecniche vietate persino in Cina. I cinesi pescano ad oltranza in molte zone per cercare di soddisfare la richiesta interna di pesci: in media si consumano 65 milioni di tonnellate di pesce all’anno, circa il 45% del totale mondiale. Per questo ci sono circa 3000 navi ufficiali, ma secondo l’Overseas Development Institute, in realtà ci sono più di 17.000 navi illegali cinesi in giro per le acque internazionali.

E non è un problema solo per i pesci. Le imbarcazioni cinesi sono dotate di sofisticati sistemi di navigazione satellitare BeiDou, per evitare il Gps, e diventano così invisibili al controllo delle autorità marittime. Questi sistemi possono anche intercettare comunicazioni e geolocalizzazioni di altre imbarcazioni, e accedere ai dati dai cavi sottomarini. Non a caso, la rete di cavi sottomarini del Brasile è una delle più importanti di tutto il mondo.

Per Vanda Felbab-Browm della Brooking Institution, questo è un problema molto grave per l’America Latina. L’aumento delle attività di pescherecci cinesi nel traffico di droghe e il trasporto di merci di contrabbando nasconde un altro rischio di sicurezza per tutta la regione, inclusi gli Stati Uniti.

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