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Contrasto alla radicalizzazione. La proposta di Borghi

Il senatore e membro del Copasir ha depositato un disegno di legge che prevede un Centro nazionale sulla radicalizzazione al Viminale e un Comitato di monitoraggio simile al Copasir. Fino a sei anni per i lupi solitari

Enrico Borghi, senatore iscritto al gruppo Azione-ItaliaViva-RenewEurope e membro del Copasir, ha depositato in Aula un disegno di leggere per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista. Si tratta di un’iniziativa parlamentare che raccoglie l’eredità delle proposte di legge unificate presentate durante la scorsa legislatura dal Partito democratico (a cui era iscritto lo stesso Borghi; primo firmatario Emanuele Fiano) e da Forza Italia (primo firmatario Matteo Perego Di Cremnago, oggi sottosegretario alla Difesa), che aveva ottenuto i pareri favorevoli della commissioni parlamentari interpellate. Anche nel legislatura precedente (2013-2018) era stato presentato un testo sugli stessi temi, firmato dal magistrato Stefano Dambruoso e da Andrea Manciulli.

La proposta avanzata da Borghi prevede: un Centro nazionale sulla radicalizzazione da istituire al ministero dell’Interno chiamato a predisporre annualmente il Piano strategico nazionale di prevenzione dei processi di radicalizzazione e di adesione all’estremismo violento e di recupero dei soggetti coinvolti nei fenomeni di radicalizzazione; dei Centri di coordinamento regionali sulla radicalizzazione nelle prefetture; e un Comitato parlamentare per il monitoraggio dei fenomeni eversivi di radicalizzazione violenta, inclusi quelli di matrice jihadista (ferme restando le attribuzioni al Copasir, da cui trae ispirazione per la composizione con cinque deputati e altrettanti senatori e con la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni). Il Comitato è chiamato a presentare alle Camere una relazione annuale per riferire sull’attività svolta e formulare proposte o segnalazioni su questioni di propria competenza.

Sono inoltre previsti: l’attività di formazione specialistica del personale delle Forze di polizia (con una spesa autorizzata di 1 milione di euro annui); interventi preventivi in ambito scolastico; progetti di formazione universitaria e postuniversitaria per la formazione di figure professionali specializzate; attività di comunicazione e informazione con una “specifica piattaforma multimediale” Rai “per la messa in onda di prodotti informativi e formativi in lingua italiana, araba e nelle altre lingue utili per il contrasto della radicalizzazione di matrice jihadista”; un Piano nazionale per la deradicalizzazione e il recupero di soggetti italiani o stranieri detenuti.

A fine 2021, dopo il ritiro occidentale dell’Afghanistan con la conseguente presa di potere dei Talebani, il Copasir ha approvato una relazione sul contrasto al fenomeno della radicalizzazione di matrice jihadista (relatori lo stesso Borghi e Federica Dieni) segnalando “l’esigenza urgente e non più dilazionabile” di una legge che doti l’Italia “di una disciplina idonea a contrastare in modo più incisivo il crescente fenomeno della radicalizzazione di matrice jihadista, quale nuova frontiera della minaccia terroristica”. Nella relazione il Copasir ha auspicato anche un nuovo approccio al materiale di propaganda: “L’anticipazione della soglia di punibilità allo scopo di perseguire le condotte preparatorie ai reati di terrorismo internazionale si inquadra all’interno di un contrasto a tali tipologie di crimini di carattere proattivo, in modo da erigere una barriera di sicurezza idonea a proteggere in via preventiva ed anticipatoria l’interesse alla tutela dei cittadini e delle istituzioni”, scrivevano Borghi e Dieni.

Ecco perché nel suo disegno di legge oggi Borghi prevede un articolo sulla detenzione di materiale con finalità di terrorismo riguardante i cosiddetti “lupi solitari”, che rischierebbero fino da due a sei anni di carcere.

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