Temi regionali, internazionali ed economici sono stati al centro dell’incontro tra ministri degli Esteri di Iran e Arabia Saudita. L’obiettivo è la costruzione di una fiducia reciproca

 

“Il ministro degli Affari esteri del nostro Paese, Hossein Amir-Abdollahian, alla guida di una delegazione, è partito da Teheran direzione Riad invitato dal ministro dei Rapporti esteri dell’Arabia Saudita, Faisal bin Farhan, per una visita ufficiale al Paese”. In un comunicato ufficiale, il ministero degli Affari esteri dell’Iran ha spiegato l’obiettivo dell’incontro tra i due rappresentanti di governo: proseguire il processo di ripristino dei rapporti bilaterali iniziato a marzo.

Lo scorso 10 marzo, dopo mesi di diverse negoziazioni mediate da Qatar e Oman, Iran e Arabia Saudita hanno firmato — a Pechino — un accordato per normalizzare le relazioni. È stato l’inizio di un percorso per stabile canali diplomatici — come la riapertura delle ambasciate — dopo sette anni di rottura formale e una storia di rivalità ideologica e geopolitica.

Amir-Aabdollahian, che ha anche incontrato il primo ministro saudita, l’erede al trono Mohammed bin Salman, ha descritto l’incontro come “un preludio all’incontro dei capi dei due Paesi […] Siamo sicuri che questi incontri e la cooperazione aiuteranno l’unità del mondo islamico”. Il principe Faisal bin Farhan, ministro degli Esteri saudita, gli ha fatto eco dichiarando che l’incontro “è una continuazione dei passi compiuti verso l’attuazione dell’accordo per riprendere le relazioni diplomatiche, che rappresenta una piattaforma fondamentale nella storia dei due Paesi e nel percorso della sicurezza regionale”.

Le due delegazioni discuteranno in questi giorni temi regionali, internazionali ed economici, che sono di grande interesse per Arabia Saudita e Iran. La visita fa parte di un impegno di alto livello che si conferma con l’invito rivolto al presidente iraniano, Ebrahim Raisi, da parte del re Salman Al-Saud.

Entrambi i Paesi intendono portare a termine tutti i punti principali dell’accordo mediato dalla Cina, sia dal punto di vista economico che politico, con gli ambasciatori che inizieranno a ricoprire le loro posizioni nelle rispettive ambasciate a brevissimo. Sia Teheran che Riad hanno interesse nel soddisfare le intese raggiunte con Pechino perché vedono nella Repubblica popolare una sponda per proiettare i propri interessi oltre la sfera regionale. La Cina ha per esempio sponsorizzato l’ingresso dell’Iran nella Shangai Cooperation Organization, dove anche l’Arabia potrebbe essere presto inclusa. Entrambi inoltre puntano al sistema Brics, altro ambiente multilaterale e in cui la Cina è protagonista. Il peso che Pechino ha su queste relazioni non è ininfluente: tempo fa funzionari sauditi ammisero di aver scelto la normalizzazione con l’Iran perché era stata una richiesta cinese, testimoniando che i rapporti tra Riad e Pechino si stanno stringendo (in questi giorni è stato firmato un accordo per investimenti immobiliari dal valore di 1,3 miliardi di dollari, per esempio).

La visita del ministro iraniano in territorio saudita segna il continuo disgelo nelle relazioni tra due potenze che recentemente sono state bloccate in una competizione destabilizzante. L’effetto sulla sicurezza regionale potrebbe toccare temi come la questione nucleare iraniana, la guerra in Yemen e la stabilità delle rotte che doppiano lo Stretto di Hormuz.

L’ultimo ministro degli Esteri iraniano a visitare l’Arabia Saudita in maniera ufficiale è stato Mohammad Javad Zarif nel 2015, quando è atterrato per porgere le condoglianze per la morte del re Abdullah. Iran e Arabia Saudita hanno interrotto i rapporti un anno dopo, quando le missioni diplomatiche saudite in Iran sono state attaccate durante le proteste per l’esecuzione da parte di Riad del religioso sciita Nimr al-Nimr.

La visita segna un passaggio importante nella costruzione di maggiore fiducia reciproca, aspetto determinante visto che — nonostante l’intesa formale — manca ancora piena e reciproca confidenza. Il riavvicinamento saudita-iranano è ancora nelle sue fasi iniziali. Se è vero che il dialogo diplomatico di vario livello è un aspetto fondamentale, non è ancora molto chiaro come le due parti affronteranno i loro numerosi punti di attrito.

Questioni come la guerra in Yemen — dove i sauditi sono stati impegnati per anni cercando invano di sconfiggere i ribelli aiutati dall’Iran — oppure la sicurezza marittima regionale sono dossier caldi. Altrettanto lo è la Siria: Riad ha mostrato pragmaticamente apertura anche nei confronti di Domasco, dove l’Iran ha un peso (dopo aver puntellato il regime assadista tramite milizie proxy e forze dirette).

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