Con l’avvio della Piattaforma nazionale per il nucleare sostenibile, governo e stakeholder della filiera dell’atomo hanno iniziato a lavorare sul piano per il rinascimento nucleare. In questa intervista a Formiche.net il professor Giuseppe Zollino (Università di Padova e responsabile energia di Azione) legge l’inizio del processo e sviscera gli interrogativi sul percorso, dalle tecnologie più idonee alle resistenze culturali

Un altro piccolo, cruciale passo verso il ritorno del nucleare in Italia. Giovedì mattina Gilberto Pichetto Fratin ha riunito al suo ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica gli stakeholders di tutti i settori che interessano l’energia atomica nella prima riunione della nuova Piattaforma nazionale per il nucleare sostenibile. Guidata dal Mase con Enea e Rse, il tavolo di lavoro promette di arrivare a una roadmap nel giro di sette mesi e a delle linee guida in nove mesi. Queste fungeranno poi da base per arrivare a una strategia definitiva per definire tempi e modi della “possibile ripresa” dell’utilizzo dell’energia nucleare nel Belpaese.

Nella nota uscita dopo la riunione, il titolare del Mase ha messo le mani avanti: non si tratterà di “proporre il ricorso alle centrali nucleari di grande taglia della terza generazione, ma di valutare le nuove tecnologie sicure del nucleare innovativo”. Nello specifico, small modular reactor e reattori di quarta generazione. Un atteggiamento “prudente, un po’ guardingo”, come l’ha definito Giuseppe Zollino – professore di tecnica ed economia dell’energia e impianti nucleari all’Università di Padova nonché responsabile energia e ambiente di Azione.

“Dobbiamo decarbonizzare. Il ministro cita, giustamente, la tassonomia europea, che fa riferimento a tecnologie rinnovabili e al nucleare della migliore tecnologia disponibile. E il Centro Comune di Ricerca europeo (Jrc) ha dimostrato inequivocabilmente che il nucleare di terza generazione avanzata non produce rischi significativi né per uomo, né per l’ambiente. Infatti presenta rischi assolutamente analoghi e – sempre secondo il Jrc – per alcuni aspetti inferiori a quelli delle rinnovabili”, commenta Zollino a Formiche.net, reiterando che l’accoppiata nucleare e rinnovabili è e rimarrà la strada migliore verso l’abbattimento progressivo delle emissioni.

Il succo della posizione di Azione è che, come conferma la tassonomia europea, già oggi la migliore tecnologia nucleare disponibile è sicura, pulita e sostenibile: non dobbiamo attendere che siano commercialmente pronte tecnologie oggi ancora in via di sviluppo. Dunque si deve essere conseguenti, esorta il professore, mantenendo un approccio improntato alla razionalità, ai riferimenti scientifici e al pragmatismo. “Azione l’ha scritto nella mozione adottata alla Camera il 9 maggio (votata anche dalla maggioranza) e nella petizione su cui è in corso la raccolta firme. Vediamo con favore l’iniziativa del ministro Pichetto di istituire la Piattaforma perché è fondamentale elaborare un programma che comprenda lo sviluppo dei piccoli reattori modulari, di reattori di quarta generazione e anche a fusione, ma che non si limiti a ricerca e sviluppo tecnologico perché per vincere la sfida della decarbonizzazione in Italia dobbiamo cominciare dal miglior nucleare che c’è già”.

Dunque il giudizio di Zollino sulla Piattaforma rimane “assolutamente positivo” – purché sia il primo passo per arrivare, tra qualche mese, a definire “tutto quello che serve nell’assetto regolatorio”, affinché “chi vuole investire nel nucleare in Italia possa farlo”. La questione, come spiegava a Formiche.net il presidente dell’Associazione italiana nucleare Nicola Monti, è ricostruire tutte le infrastrutture immateriali e non che servono al Paese per poter supportare l’intera filiera dell’atomo. E solo per la parte regolatoria (le autorizzazioni, la localizzazione, le remunerazioni, in linea con la proposte di riforma del mercato elettrico in discussione a Bruxelles, e via dicendo) Zollino prevede due-tre anni di lavoro.

“Parallelamente si dovrà lavorare anche sulla pubblica opinione, dove rimangono sacche non trascurabili di resistenza al nucleare. Fondata su paure irrazionale, che non vanno derise, ma rimosse con la corretta informazione, senza temere il confronto con chi quelle paure alimenta con argomenti privi di base scientifica, come il rapporto del Jrc citato in precedenza dimostra in modo inequivocabile. A me pare che evitare di affrontare il tema del ritorno del nucleare per paura delle reazioni equivarrebbe un po’ – mutatis mutandis – ad esser titubanti a promuovere una campagna vaccinale per paura delle resistenze novax. Non è accettabile che chi è visceralmente e irrazionalmente contrario al nucleare impedisca al Paese di fare la scelta ottimale. Bisogna avere il coraggio di andare contro queste pulsioni, che poi sono le stesse che interessano i termovalorizzatori, i rigassificatori, gli impianti rinnovabili, eccetera”.

Non esiste parabola più adatta per spiegare la resistenza al nucleare dell’annoso processo di selezione del luogo per costruire un deposito di rifiuti radioattivi. Dei circa 65 siti idonei identificati, nessuno ha manifestato interesse ad ospitare il deposito – un’infrastruttura in cemento armato, che conterrà materiali inerti, a rischio zero e con tanti vantaggi di ritorno, specifica Zollino. La sua ricetta per tornare alla “cultura della razionalità” prevede il massimo livello di trasparenza insieme con la determinazione a portare a termine le opere: al cittadino “si spiega tutto, si racconta tutto, e alla fine della discussione, se tutti gli aspetti potenzialmente critici sono stati affrontati e risolti, si avvia la realizzazione dell’impianto e, se serve, si difende il cantiere con le forze dell’ordine”.

Eppur qualcosa si muove. Al rifiuto generale il ministro Pichetto ha risposto aprendo alle autocandidature di siti che non rientrano in tutti i criteri di idoneità. Questi criteri, spiega Zollino, comprendono considerazioni tecniche sul territorio ma anche valutazioni di natura amministrativa: se una delibera locale “blocca” un’area per realizzarci in futuro un’infrastruttura di qualunque genere, questa non viene ritenuta idonea. Ma se gli amministratori candidassero la propria area e acconsentissero alla revisione delle delibere, si può attivare un processo di screening per capire se l’ostacolo è solamente amministrativo. Questa la scommessa del Mase; e qualora non funzionasse, toccherà scegliere il sito tra i 65 idonei in sede ministeriale.

L’auspicio di Zollino è che i primi cantieri per la costruzione delle centrali – selezionate scegliendo “il meglio che ci sarà” in quel momento – possano aprire nel 2027, massimo 2028. Un orizzonte che coincide con la fine della legislatura attuale ed evidenzia il rischio che un governo di segno opposto possa squadernare i piani del rinascimento nucleare. Con l’eccezione di Azione e Italia viva, l’opposizione rimane barricata su posizioni antinucleariste. Un tema a cui il professore contrappone la necessità di una rivoluzione culturale. “L’Italia è un paese che deve smettere di pensare in funzione alle elezioni. Deve cominciare a fare delle scelte di lungo termine, in tanti campi, dalla sanità alla formazione, mica solo in campo energetico. Smettendo di disfare e ricominciare daccapo ad ogni cambio di governo”.

Ciò detto, Zolino non crede che l’ascesa di una maggioranza contraria al nucleare possa fermare un percorso impostato ed avviato bene. “Se un governo mette a posto le regole, saranno le imprese che premeranno perché il processo continui. Il Movimento Cinque Stelle non ha certo bloccato la Tav quando ha governato e per fortuna nemmeno il Tap. Io sono convinto che questo Paese uscirà dalla logica distruttiva di denigrare e abbattere qualsiasi cosa esca dagli altri partiti politici, a prescindere da considerazioni oggettive sulla sua utilità”.

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