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Israele, l’intelligence ha fallito? Cosa dicono ex 007 ed esperti

Che cosa non ha funzionato tra Mossad, Shin Bet e Aman, conosciuti come i migliori servizi segreti al mondo? Sono mancate le informazioni? È stata sbagliata l’analisi? Non ha funzionato il processo politico? Ecco alcune voci e ricostruzioni

Che cos’ha non ha funzionato nei servizi segreti israeliani – Mossad, Shin Bet e Aman – colti di sorpresa sabato dall’assalto che probabilmente Hamas stava preparando da almeno un anno e che viene paragonato sia all’11 settembre sia alla guerra del Kippur per il buco dell’intelligence? Un interrogativo che si pongono da giorni tutti, a partire da funzionari, anche ex, ed esperti.

Quando si scrive di intelligence, però, tre premesse sono d’obbligo. Prima: l’intelligence non è onnisciente, e non può esserlo per evidenti ragioni. Seconda: un fallimento dell’intelligence può accadere su diversi livelli, che non si escludono a vicenda, ossia raccolta informativa, analisi, processo politico. Terza: quando qualcosa non va è spesso, quasi sempre, colpa dell’intelligence, che invece viene spesso, quasi sempre, dimenticata quando invece tutto funziona.

I CINQUE PUNTI DEL PROFESSOR BYMAN (GEORGETOWN)

Secondo Daniel Byman, professore alla Georgetown University e senior fellow al Center for Strategic & International Studies, sono cinque i possibili punti di fallimento dell’intelligence da considerare: “Valutazioni errate da parte del governo israeliano sulle capacità di Hamas; valutazioni errate sulle intenzioni di Hamas; fraintendimento dell’impatto delle politiche di Israele; sopravvalutazione dell’efficacia dei servizi di sicurezza israeliani; e la possibile riluttanza dei politici israeliani di alto livello ad ascoltare gli avvertimenti dell’intelligence”. Alcuni di questi problemi “possono derivare da una raccolta scarsa o incompleta di intelligence, mentre altri possono essere dovuti a pregiudizi cognitivi o ad altre sfide analitiche”, aggiunge.

LO SHOCK SECONDO PERI (EX SHIN BET)

“È stato uno shock, un vero shock”, ha dichiarato Yaakov Peri, dal 1988 al 1994 direttore dello Shin Bet, agenzia di sicurezza interna israeliana, a “Quarta Repubblica”, il talk in prima serata su Rete 4. “Una sorpresa vera e propria. Lo Shin Bet, il Mossad, l’intelligence dell’esercito (Aman, ndr), nessuno aveva idea di che cosa sarebbe successo”, ha proseguito. “Ovvero, centinaia di terroristi che penetrano dalla Striscia di Gaza in Israele, buttano giù barriere, entrano negli insediamenti e uccidono quasi 1.000 israeliani. Ne hanno feriti 2.500, forse anche di più. Da un punto di vista di intelligence è stata una sorpresa totale”, ha affermato. “Dobbiamo ammettere che siamo stati colti di sorpresa e non penso che dipenda dalle capacità di Hamas. È, piuttosto, un vero fallimento dell’intelligence israeliana e questo sarà sicuramente oggetto di indagine quando la guerra sarà finita”, ha continuato. Ci sarà “senza dubbio” un’indagine proprio come la commissione Agranat appronfidì gli errori di valutazione israeliani sulla guerra del Kippur di cinquant’anni fa, aveva spiegato Shalom Lipner, un quarto di secolo passato all’ufficio del primo ministro israeliano (con sette capi di governo diversi) e oggi nonresident senior fellow del think tank statunitense Atlantic Council, a Formiche.net.

AYALON (EX SHIN BET) E LA SIGNALS INTELLIGENCE

Ami Ayalon, che ha diretto lo Shin Bet dal 1996 al 2000, ha dichiarato al quotidiano Le Figaro che mentre l’intera intelligence israeliana a Gaza era fondata sulla signals intelligence, i leader militari Hamas “sono sopravvissuti alla prima e alla seconda intifada e alle numerose operazioni militari israeliane. Possono comunicare anche senza telefono o internet”. Proprio come i mafiosi con i pizzini. Le divisioni della leadership israeliana attorno alla fiducia del primo ministro Benjamin Netanyahu hanno fatto il resto, ha spiegato. Aggiungendo poi che anche la fiducia della popolazione nei militari è stata pesantemente danneggiata, così come lo era già quella verso la politica.

LA SORPRESA DI HALEVY (EX MOSSAD)

“Non abbiamo avuto alcun tipo di avvisaglia” e la guerra “è stata una sorpresa totale”, ha dichiarato Efraim Halevy, ex capo del Mossad, alla Cnn. Il numero di razzi lanciati dai miliziani è stato di dimensioni “mai viste prima”, ha detto. È stata “la prima volta” che Gaza è stata in grado di “penetrare in profondità in Israele e di prendere il controllo dei villaggi”, ha aggiunto puntando anch’egli il dito contro gli errori nella raccolta delle informazioni, attività legata quasi esclusivamente alla signals intelligence piuttosto che alla human intelligence.

LE MOSSE SBAGLIATE PER FARKASH (EX AMAN)

Aharon Zeevi-Farkash, capo dell’Aman dal 2002 al 2006, sembra puntare il dito contro l’analisi e/o la leadership politica. Alla radio israeliana Reshet Bet ha dichiarato che “dopo che saremo in grado di indagare su questo, vedremo che sapevamo quasi tutto. C’erano valutazioni di intelligence ore prima. La domanda è: abbiamo capito quello che sapevamo?”. Poi ha puntato il dito contro il governo per aver concentrato le truppe in Cisgiordania. “C’era bisogno di più soldati, e allora dove li hanno presi? Dal confine di Gaza, dove pensavano che fosse tutto tranquillo”, ha detto il generale. “Non sorprende che Hamas e la Jihad islamica abbiano notato la scarsa presenza di personale al confine”.

GLI ERRORI DEGLI ALTRI SECONDO HUMINSKI (CSPC)

“C’è il rischio che gli analisti considerino questa situazione solo come un fallimento dell’intelligence da parte di Israele”, ha scritto Joshua C. Huminski del Center for the Study of the Presidency and Congress e senior fellow alla National Security Institute della George Mason University. “È quasi certamente così, ed è probabile che gli altri servizi di intelligence – compresi quelli americani – non avessero informazioni di livello tattico sull’attacco imminente”, ha aggiunto. Potrebbe esserne una conferma il fatto che Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, si sia mostrato fiducioso, otto giorni prima dell’attacco di Hamas, sul fatto che il Medio Oriente “è più tranquillo oggi di quanto non sia stata negli ultimi due decenni”. Inoltre, ha continuato Huminski, “sebbene sia imbarazzante da considerare, questo è stato chiaramente un successo oggettivo di intelligence per Hamas e i suoi sostenitori iraniani. Il fatto che siano stati in grado di ammassare una tale quantità di armi, di coordinarsi tra più siti e domini, per un periodo di tempo prolungato, di mantenere la sicurezza operativa e di ottenere una completa sorpresa strategica è a dir poco stupefacente di fronte alle estese reti di intelligence nazionali di Israele”.

L’EFFETTO DOMINIO RACCONTATO DAL NEW YORK TIMES

Poco prima che Hamas lanciasse il suo assalto, l’intelligence israeliana ha rilevato un’impennata di attività su alcune delle reti di militanti di Gaza che stavano monitorando. Avendo capito che stava accadendo qualcosa di insolito, hanno inviato un allarme ai soldati israeliani che sorvegliano il confine con Gaza. Ma l’avvertimento non ha avuto seguito, o perché i soldati non l’hanno ricevuto o perché non l’hanno letto. A rivelarlo è il New York Times. Che continua :”Poco dopo, Hamas, il gruppo che controlla Gaza, ha inviato dei droni per disattivare alcune stazioni di comunicazione cellulare e torri di sorveglianza dell’esercito israeliano lungo il confine, impedendo agli ufficiali in servizio di monitorare l’area a distanza con le videocamere. I droni hanno anche distrutto le mitragliatrici telecomandate che Israele aveva installato sulle sue fortificazioni di confine, eliminando un mezzo fondamentale per contrastare un attacco di terra”. Secondo le fonti del giornale americane il successo dell’attacco è stato il frutto di alcune carenze dell’intelligence e dell’esercito israeliano: mancato monitoraggio, da parte dei funzionari dell’intelligence, dei canali di comunicazione chiave utilizzati dagli attentatori palestinesi; eccessiva dipendenza dalle apparecchiature di sorveglianza dei confini che sono state facilmente disattivate dagli aggressori, consentendo loro di fare irruzione nelle basi militari e di uccidere i soldati nei loro letti; raggruppamento dei comandanti in un’unica base di confine che è stata invasa nella fase iniziale dell’incursione, impedendo la comunicazione con il resto delle forze armate; e la volontà di credere alle affermazioni dei capi militari gazani, fatte su canali privati che i palestinesi sapevano essere monitorati da Israele, che non si stavano preparando alla battaglia. “Spendiamo miliardi e miliardi per raccogliere informazioni su Hamas”, ha detto Yoel Guzansky, ex alto funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale di Israele. “Poi, in un secondo”, ha aggiunto, “tutto è crollato come un domino”.

IL CIGNO BIANCO

“La possibilità che Hamas attaccasse Israele non era un evento inimmaginabile, un cigno nero, ordito da avversari sconosciuti in terre lontane”, ha scritto Amy Zegart, senior fellow della Hoover Institution e del Freeman Spogli Institute for International Studies di Stanford, su Foreign Affairs. “Si trattava di un evento da cigno bianco, pianificato da noti terroristi della porta accanto. Era proprio il tipo di scenario disastroso che i funzionari dell’intelligence e della difesa israeliani avrebbero dovuto temere, pianificare e prevenire”, ha aggiunto.

LA QUESTIONE EGIZIANA

Secondo quanto ricostruito dall’Associated Press, l’Egitto avrebbe avvertito in anticipo Israele che “qualcosa di grosso” stava per accadere. Secondo il giornale israeliano Ynet sarebbe stato Abbas Kamel, capo dell’intelligence egiziana, a informare Netanyahu dieci giorni prima dell’assalto parlandogli di “qualcosa di insolito, un’operazione spaventosa” a Gaza. Secondo un alto funzionario dell’intelligence egiziana Kamel sarebbe rimasto “scioccato dall’indifferenza di Netanyahu”. Il governo israeliano ha smentito. Ieri Al Monitor ha confermato che l’avvertimento ci sarebbe stato e che non sarebbe stato portato all’attenzione di Netanyahu. Ciò non assolverebbe il primo ministro dalle responsabilità e amplificherebbe ulteriormente il fallimento dell’intelligence israeliana. Se ciò fosse vero. Non si può escludere, infatti, l’ipotesi che qualcuno abbia voluto mettere in imbarazzo Il Cairo e minare un’eventuale mediazione egiziana. Oggi Michael McCaul, presidente della commissione Esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, ha confermato che Israele aveva ricevuto avvertimenti dall’Egitto tre giorni prima dell’assalto. “Non voglio entrare troppo in dettagli riservatori, ma è stato dato un avvertimento”, ha detto ai giornalisti dopo un incontro con i funzionari dell’amministrazione Biden. “Credo che la domanda fosse a quale livello”. “Non siamo sicuri di come ci sia sfuggito. Non siamo sicuri di come Israele l’abbia mancato”, ha aggiunto.

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