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Mosca non deve vincere. Il ministro degli Esteri lituano Landsbergis allo Iai

Il ministro degli Esteri lituano ha affrontato, con Nathalie Tocci, la questione della sicurezza europea nel nuovo e instabile contesto internazionale. Partendo dall’Ucraina, ma guardando anche oltre

Guerra in Ucraina, crisi diffuse nell’Africa sub-sahariana, riaccendersi nelle tensioni nella regione caucasica, escalation di violenza in Medio Oriente. Fenomeni rilevanti che hanno portato l’Europa e l’Occidente intero ad un “risveglio strategico”, spingendoli a rivisitare il proprio approccio a un sistema internazionale sempre più instabile. Quali sono le prospettive, e quali le priorità? Questo il tema della conversazione tra Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, e Gabrielius Landsbergis, ministro degli Esteri lituano, svoltasi ieri presso la sede romana del centro studi.

Il fulcro del nuovo ragionamento strategico europeo si incentra, per ovvie ragioni regografiche e politiche, sul conflitto in corso in Ucraina. “Un evento cruciale di portata mondiale. L’attuale trasformazione del sistema internazionale parte proprio da qui” sottolinea Landsbergis, tracciando un filo rosso su come essa sia stata causa diretta o indiretta di molti altri eventi destabilizzanti verificatisi successivamente al febbraio del 2022. Come ad esempio la ripresa del conflitto nel Nagorno Karabakh di poche settimane fa, con delle tempistiche tutt’altro che casuali. Impegnata nel conflitto d’attrito dall’altra parte del Mar Nero, Mosca non avrebbe avuto le risorse necessarie per svolgere il suo “storico” ruolo di garante securitario nella regione caucasica.

E forse neanche l’interesse. Il ministro degli Esteri lituano afferma che “la Russia non ha interesse a mantenere la stabilità del sistema internazionale. Forse lo aveva ai tempi di [Boris] Eltsin, ma gli eventi del 2008, del 2014 e infine del 2022 hanno mostrato come questo interesse non ci sia più”, rimarcando come una delle cause originarie di questi eventi sia individuabile nella natura “transazionale” dei rapporti tra Federazione Russa e mondo occidentale sin dall’indomani della guerra fredda, che avrebbero dovuto piuttosto essere costruiti su una base “valoriale”.

E proprio per questo la vittoria di Mosca nel conflitto è inaccettabile per l’Occidente. L’invasione russa dev’essere respinta, e l’agenda aggressiva del Cremlino sconfitta. Altrimenti la storia si ripeterebbe. E in Lituania, così come negli altri paesi baltici, sanno benissimo che loro saranno i prossimi, riporta Landsbergis. L’approccio valoriale deve essere seguito però anche al di fuori dell’Ucraina. Il caso dell’Armenia è significativo: abbandonare a sé stessa una democrazia sana e funzionante manderebbe il segnale sbagliato al resto del mondo, e proprio per questo è necessario tutelarla, anziché ignorare la questione e pentircene in seguito. Non si possono ignorare queste dinamiche di crisi, così come quelle in Africa e in Medio Oriente, perché impattano comunque sulla sicurezza europea, anche se non agli stessi livelli del conflitto ucraino.

Un approccio più proattivo, dunque, in opposizione ad un “lasciamo fare loro ciò che vogliono” seguito fino ad adesso. Anche se non tanto per volontà, quanto per incapacità e disunità (soprattutto sul piano europeo), fa notare Tocci. Che elogia la postura internazionale di Vilnius, definendola “chiara, coraggiosa e paziente”.

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