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Nucleare, c’è l’Italia nella nuova alleanza per i reattori piccoli e modulari

Spiccano Enea e Ansaldo Nucleare tra le aziende leader che si sono accordate per accelerare lo sviluppo dei reattori Smr raffreddati col piombo fuso, una delle soluzioni più promettenti nel campo dell’energia pulita. Le altre arrivano da Belgio, Romania e Stati Uniti, che con il Regno Unito guardano alla fusione

Nasce un nuovo consorzio per l’energia nucleare del futuro, e il Belpaese ne è membro fondatore. Enea e Ansaldo Nucleare – l’ente pubblico di ricerca per nuove tecnologie ed energia e una delle più importanti aziende italiane del settore – si sono accordate con altre realtà di caratura internazionale per accelerare lo sviluppo dei reattori modulari di piccola taglia (small modular reactors, o Smr) raffreddati al piombo fuso, una delle soluzioni tecnologiche più promettenti nel campo della generazione di energia sostenibile.

Nel memorandum firmato mercoledì ci sono anche il gigante industriale Westinghouse, il leader statunitense nel campo dell’energia nucleare, e altri due prestigiosi centri di ricerca e sviluppo: Raten, la società statale rumena delle tecnologie per l’energia nucleare, e Sck Cen, uno dei maggiori istituti di ricerca nel Belgio. Presenti alla firma del memorandum il premier belga Alexander De Croo, il presidente della Romania Klaus Iohannis, e rappresentanti delle ambasciate d’Italia e Stati Uniti.

È Bruxelles la culla del progetto, spiega la nota stampa: nel 2022 il governo belga ha affidato a Sck Cen il compito di trovare partner ideali e identificare progetti innovativi nel campo dei reattori Smr, in particolare quelli cosiddetti “veloci” e raffreddati al piombo fuso. Questa soluzione, tra le più accreditate di quelle del cosiddetto nucleare di quarta generazione, promette, tra le altre cose, una gestione molto più sicura ed efficiente rispetto alla “classica” acqua pressurizzata, nonché la possibilità di riutilizzare i rifiuti dei reattori di terza generazione come combustibile.

Anche grazie all’apporto della ricerca di altri enti, lo studio belga “si è rivelato vincente,” spiega il comunicato. E adesso si passa allo sviluppo di questa tecnologia, in ottica di facilitare la diffusione dell’energia nucleare sostenibile su scala commerciale. La strada passa dalla costruzione di un primo reattore dimostrativo a Mol, in Belgio, sulla base di un progetto Westinghouse. In parallelo i partner lavoreranno anche a un altro impianto a Pitești, in Romania, “concentrandosi sulla fattibilità tecnica ed economica dei futuri Smr commerciali”.

Costruire i due reattori pilota richiederà le competenze complementari dei cinque partner. Enea, Raten e Sck Cen sono pionieri nel campo dei reattori raffreddati con metalli fusi, mentre Westinghouse e Ansaldo (che a marzo si è alleata anche con Edison ed Edf per la costruzione degli Smr) portano in dote al consorzio la loro comprovata esperienza in ambito di progettazione, licensing, costruzione e commercializzazione di centrali nucleari. La sfida è complessa, sia dal punto di vista tecnico che da quello economico: nelle stesse ore dell’annuncio sono evaporati i piani della statunitense NuScale di costruire il primo reattore Smr sul suolo americano, e il crollo del prezzo di installazione delle rinnovabili è stata l’ultima goccia.

C’è di buono che il sostegno politico per il nucleare di quarta generazione sembra non mancare. Una spinta che, a sorpresa, unisce Italia e Belgio, ossia un Paese storicamente avverso al nucleare e uno che fino a poco tempo fa andava denuclearizzandosi. Ma il mondo è cambiato, specie dopo la guerra energetica della Russia contro l’Europa, che ha portato i Paesi del Vecchio continente ad accelerare sullo sviluppo di energie alternative agli idrocarburi, ha ricordato De Croo: la decisione belga di abbracciare gli Smr e finanziare la ricerca con 100 milioni di euro fu presa all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina.

“Sin dall’inizio eravamo convinti che tutto ciò sarebbe avvenuto in cooperazione con partner internazionali”, ha continuato il premier belga, secondo cui l’accordo siglato mercoledì “è la prima pietra miliare visibile in questa strategia, una solida base sulla quale continueremo a costruire”. E anche dalle parti del Belpaese si lavora sotto l’egida del governo per presentare nel 2024 un piano nazionale per il nucleare, in cui – come hanno anticipato i ministri Matteo Salvini, Gilberto Pichetto  e Adolfo Urso – questi reattori di quarta generazione dovrebbero essere protagonisti.

Nel frattempo, c’è chi guarda più avanti: alla fusione nucleare. Sempre mercoledì Stati Uniti e Regno Unito hanno stretto un accordo per una “nuova e importante partnership” per lo sviluppo dei reattori, che vedrà gli scienziati dei due Paesi collaborare alla ricerca e allo sviluppo, condividendo conoscenze e accesso alle strutture nel tentativo di rendere la fusione commercialmente viabile. E c’è un po’ di Italia anche in questa intesa, attraverso Eni e la sua controllata statunitense Commonwealth Fusion Systems, che è in testa nella corsa verso il sacro Graal dell’energia.

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