Quello del fondatore di DouYu è solo l’ultimo di una serie di arresti dai contorni poco chiari, realizzati dalle autorità cinesi per ricordare la superiorità del potere del Partito. Che non può essere sfidato

Risale a martedì 21 novembre l’annuncio ufficiale del dipartimento di Polizia di Chengdu sull’arresto di Chen Shaojie, fondatore della piattaforma DouYu (una delle principali piattaforme di streaming cinesi, incentrata soprattutto sul mondo videoludico), con l’accusa di aver violato le leggi della Repubblica Popolare aprendo un casinò.

L’arresto sarebbe avvenuto intorno al 16 novembre (non è stata fornita una data specifica dell’inizio della detenzione di Chen), ma il magnate cinese risultava disperso già da alcune settimane. Secondo un copione tutt’altro che nuovo: Chen è infatti l’ultimo di una lunga serie di personalità del mondo economico, politico e militare che spariscono improvvisamente dalla circolazione, venendo accusati dopo poche settimane o mesi di aver commesso crimini di ogni sorta.

DouYu ha rilasciato un comunicato dichiarando di essere stata informata dell’arresto solo lunedì, affermando di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dell’indagine contro il signor Chen o delle ragioni del suo apparente arresto, di essersi impegnata a rispettare i regolamenti e di star operando normalmente, pur lavorando a piani di emergenza in risposta all’arresto di Chen. Inoltre, nel documento si avverte che l’attuale detenzione del fondatore, così come qualsiasi successivo procedimento legale e azione esecutiva potrebbero avere un impatto materiale sull’attività dell’azienda.

L’arresto di Chen Shaojie non è la prima occasione di scontro tra le autorità della Repubblica Popolare e DouYu. Circa cinque mesi fa l’Amministrazione cinese per il cyberspazio ha ordinato un’ispezione della sede dell’azienda per indagare su quelli che ha definito “gravi” problemi legati alla piattaforma, tra cui presunta pornografia e contenuti “volgari”, secondo una dichiarazione di maggio dell’organo di controllo di Internet. Inoltre, nel dicembre dello scorso anno, un tribunale distrettuale di Chengdu aveva multato tre influencer di spicco della piattaforma per un totale di 1,65 milioni di yuan (pari a circa231.000 dollari) in quanto colpevoli di avere guadagnato quasi 120 milioni di yuan ospitando giochi d’azzardo sulla piattaforma. Lo stesso tribunale ha condannato due degli imputati a sei anni di carcere, mentre al terzo è stata concessa la sospensione della pena.

Quest’ultimo caso è stato definito dal tribunale come il primo caso di gioco d’azzardo che coinvolge una piattaforma di live-streaming e che la polizia ha gestito sotto gli ordini diretti del Ministero della Pubblica Sicurezza, suggerendo che si tratta di un caso di importanza nazionale e che dovrebbe servire da “monito per la società”. Parole in cui si può leggere tutto il peso politico che vi è all’interno di simili questioni. Dietro a questa sistematica azione di sparizioni improvvise e di arresti scarsamente giustificati vi è la volontà del governo di Pechino di mantenere all’ordine la propria classe dirigente di vertici politici, imprenditori e generali, per evitare che possano pensare di rappresentare una sfida per il regime e per il segretario Xi Jinping. La cui stretta sull’intero sistema-Cina si fa più stretta ogni giorno di più.

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