È il momento di un salto di qualità della Difesa europea. A dirlo è stato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel suo intervento alla Conferenza annuale dell’Agenzia europea per la Difesa. Tra le proposte avanzate dal presidente, l’uso di bond europei per rafforzare la base industriale della difesa e la creazione di una cyber-force, anche con capacità offensive

La sicurezza europea richiede investimenti e programmazione di lungo periodo, ed è arrivato il momento per l’Unione di potenziare i propri asset e aumentare il livello della sua ambizione nel settore della Difesa. È questo il nodo centrale registrato dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel suo intervento alla Conferenza annuale dell’Agenzia europea per la Difesa (Eda). “È giunto il momento di creare un’Unione della Difesa – ha rimarcato Michel – abbinata a un mercato unico della Difesa; dobbiamo rendere più forte la nostra difesa europea. Ora, domani e in futuro”. Per fare questo, la proposta del presidente è stata quella di “aumentare i finanziamenti nel nostro settore della difesa”. L’obiettivo, più volte indicato anche da fonti industriali quale la vera chiave di volta per garantire una crescita del comparto comune, è quello di “aumentare la prevedibilità degli ordini pubblici” in modo da aiutare “la nostra industria ad accedere ai finanziamenti del settore privato”. In questo modo, ha detto Michel, si “manderà un messaggio chiaro: produci e noi compreremo; garantiremo contratti a lungo termine”.

Gli investimenti del Vecchio continente

In generale, ha sottolineato Michel, “gli Stati membri hanno aumentato drasticamente la spesa per la difesa”. La spesa totale per la difesa di tutti gli Stati membri dell’Ue per il 2023 è stata infatti di circa 270 miliardi di euro, ha riportato il presidente. “L’anno scorso, un quarto della spesa totale per la difesa è stato destinato agli investimenti” ha detto Michel, aggiungendo come questo significhi che nei prossimi dieci anni, l’Unione potrebbe investire quasi seicento miliardi nella difesa, cifre con le quali “possiamo fare grandi cose, questo può e deve essere un momento di svolta”. Secondo il presidente della Commissione, il momento attuale “è un’opportunità unica per rompere il modello di frammentazione del mercato, della domanda e dell’offerta”.

Bond per la sicurezza

Questo significa soprattutto rafforzare la base tecnologica e industriale europea. A questo scopo, diventa necessario coinvolgere “sia il denaro pubblico che quello privato”. Da qui l’idea di Michel di utilizzare obbligazioni europee per rafforzare il settore della difesa: “Queste obbligazioni dell’Ue potrebbero emergere come una nuova classe di attività, anche per gli investitori al dettaglio”. In questo quadro, il presidente della Commissione ha ricordato con favore la decisione della Banca europea degli investimenti (Bei) di stanziare otto miliardi di euro per la sicurezza fino al 2027. In questo senso, però, “dobbiamo coordinarci per far si che le spese per la difesa siano più efficaci”, e un ruolo cruciale potrebbe svolgerlo proprio l’Eda.

Un Dipartimento europeo della Difesa

La proposta del presidente del Consiglio europeo, allora, è questa: rendere l’Agenzia europea per la Difesa “un potente Dipartimento europeo della Difesa, gestito dall’Alto rappresentante sotto la guida-autorità del Consiglio Europeo”. In questo nuovo ruolo, l’Eda diventerebbe la “forza trainante per mettere in comune le competenze e gli strumenti militari nonché coordinare e guidare gli acquisti congiunti e il loro finanziamento, in stretta collaborazione con gli Stati membri” ha sottolineato Michel, ricordando come, sebbene negli ultimi anni il ruolo dell’Eda si sia profondamente ampliato, soltanto dieci dei quasi settanta progetti finanziati dalla Pesco siano coordinati dall’Eda: “Questo numero deve aumentare”.

Eu cyber force

Nel complesso, dunque, l’Unione europea sulla difesa deve cominciare a “pensare in grande”, ha continuato Michel. “dobbiamo concentrarci su progetti concreti che abbiano un impatto strutturale europeo e che garantiscano la sicurezza dei nostri cittadini” e “l’Ue potrebbe sviluppare capacità di prossima generazione pienamente interoperabili nei futuri sistemi di combattimento”. In questo senso, “Il dominio informatico offre un vasto potenziale” ha rimarcato il presidente, che ha proposto la creazione di un “cyber force europea congiunta che costituirebbe una componente fondamentale della nostra difesa europea”. Obiettivo di questa Cyber force europea sarebbe assumere una posizione di leadership nelle operazioni di risposta informatica e nella superiorità delle informazioni, oltre ad essere “dotata di capacità offensive”. Una notazione, quest’ultima, fondamentale, dal momento che prevedrebbe a monte la possibilità per l’Unione di stabilire attivamente obiettivi di importanza strategica tale da poter essere attaccati da assetti europei. Questa evenienza porta però al centro del dibattito la questione della catena di comando, cioè, chi avrebbe l’autorità per decidere una operazione offensiva? “Se vogliamo seriamente migliorare la nostra sicurezza – ha tuttavia concluso Michel – questo è il campo in cui possiamo fare un salto di qualità”.

Condividi tramite