Nel prossimo futuro l’evoluzione delle attività umane oltre l’atmosfera richiederanno all’Europa un cambio di paradigma, con lo sviluppo di sistemi autonomi per il cargo e per il trasporto in orbita degli astronauti. L’Italia è in prima fila nello sforzo verso questa evoluzione, ma avrà bisogno di rivedere la propria governance del comparto. Il punto del presidente Asi, Teodoro Valente, e il presidente dell’Intergruppo Space economy, Andrea Mascaretti

Per essere competitivi, è essenziale che l’Europa si doti di infrastrutture per accedere autonomamente allo spazio, anche con sistemi cargo e per il trasporto degli astronauti. In quest’ottica, le istituzioni del nostro Paese dovranno lavorare a una Legge spaziale, che permettano di fungere da volano per un’economia che viaggia molto velocemente. Questi i principali temi trattati dal presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente, e il presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Space economy, l’onorevole Andrea Mascaretti, intervenuti al live talk organizzato da Formiche, in partnership con l’Asi, dedicato al futuro del comparto spaziale europeo, moderato dal direttore di Formiche e Airpress, Flavia Giacobbe.

Occhi puntati sulla Luna
“L’accesso allo spazio del futuro sarà di tipo commerciale”. A dirlo è stato l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea, Luca Parmitano, intervenuto in video all’evento. Come sottolineato da AstroLuca, infatti, la sfida per l’Europa sarà allora quella di “creare un sistema cargo e un sistema per il personale” che dovrà garantire la continuità delle operazioni oltre l’atmosfera. L’ottica, del resto, vola anche più in là delle orbite basse terrestri, verso la Luna. “Il prossimo anno la missione Artemis II tornerà per la prima volta dopo cinquant’anni intorno alla Luna, e l’Europa parteciperà all’impresa”, ha ricordato Parmitano, auspicando tra l’altro l’invio sul satellite di astronauti europei.

L’accesso autonomo allo spazio
Il presidente Valente, ha poi ricordato come l’Europa, ad oggi, non possieda le tecnologie per effettuare il rientro a Terra dei sistemi lanciati in orbita, dovendosi di conseguenza basare sui prodotti messi a disposizione dai partner internazionali, a partire dagli Stati Uniti e, soprattutto, dalle società spaziali private. Per il presidente dell’Asi, allora, l’accordo stretto a Siviglia tra Italia, Francia e Germania per stimolare i lanci dei vettori europei è stata una notizia positiva: “queste azioni hanno dimostrato la volontà di stimolare la commercializzazione dei lanci”, ha spiegato Valente, aggiungendo come “per le nostre industrie, come Avio, questo cambio di paradigma rappresenta una grande opportunità per rafforzare la propria presenza, capitalizzando quello che ha già fatto con i lanciatori Vega”.

L’Italia dello spazio tra presente e futuro
In questo ambito, però, l’Italia soffre ancora la mancanza di un aggiornamento delle regole. “Il Parlamento sta lavorando per dotare il nostro Paese di una legge spaziale” ha sottolineato Mascaretti, ma “questa legislazione deve differire da quella passata ed evitare il rischio di produrre norme troppo lente e che siano un ostacolo, anziché un motore, per un’economia che viaggia molto veloce”. Di tutti questi elementi “il Parlamento è consapevole, e sta tenendo in considerazione la creazione di una legge che sia una spinta verso il cambiamento” simile a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, “ma che temo potrebbe richiedere più tempo in Europa” ha detto ancora il presidente dell’Intergruppo.

La space diplomacy italiana
Un altro tassello fondamentale sottolineato da Valente e da Mascaretti è stato il ruolo della space diplomacy quale strumento di collaborazione internazionale e di sviluppo del comparto. “L’unico contesto in cui le tensioni geopolitiche si riflettono in misura minore è lo spazio” ha detto il presidente dell’Asi, ricordando come sulla Stazione spaziale internazionale “scienziati di diverse nazionalità continuano a collaborare”. In questo campo, ha aggiunto Mascaretti “l’Italia può svolgere un ruolo di rilievo, mantenendo collegamenti anche con i Paesi del Mediterraneo, seguendo l’attuazione del Piano Mattei”. Proprio riferendosi alla rinnovata attenzione data dal governo italiano ai Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, Valente ha ricordato la collaborazione con Kenya sul centro spaziale di Malindi, sul quale l’Italia e l’Asi stanno “lavorando per capire quali possano essere i settori di collaborazione del futuro”.

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