Un rapporto dell’Australian strategic policy institute mostra come il Partito comunista cinese sfrutti stranieri molto seguiti online per alimentare narrazioni favorevoli al regime. Come Rachele Longhi, 5 milioni di follower su piattaforme di social media cinesi e oltre 100.000 su YouTube

Negli ultimi tre anni, Pechino ha sistematicamente espulso giornalisti stranieri, limitato l’accreditamento ad altri e ora un nuovo rapporto dell’Australian strategic policy institute mostra come la Cina stia coltivando influencer stranieri per offuscare la linea tra contenuto e propaganda. Il rapporto ha analizzato figure come Jerry Kowal, cittadino statunitense residente a Shanghai, che parla un mandarino fortemente accentato e conta oltre 26 milioni di follower su varie piattaforme di social media cinesi come Bilibili, Douyin e Xigua.

Sebbene ci sia sempre stata preoccupazione per l’influenza straniera da parte del Partito comunista cinese, la volontà e la necessità di sfruttare opinioni straniere positive si sono sviluppate in modo diverso nel tempo, ha affermato il rapporto. Gli stranieri sono stati presentati sugli schermi televisivi cinesi dagli anni Ottanta, dove sono stati ritratti mentre partecipano ad attività culturali cinesi, come recitare poesie e praticare la calligrafia. Le esibizioni straniere di “cinesità” servono a presentare al pubblico interno l’immagine di una nazione cinese potente, moderna e unita, saldamente al centro della civiltà mondiale. Gli stranieri in questi programmi esprimono tipicamente un’affezione per la Cina e la cultura cinese, contribuendo a consolidare negli spettatori un’identità nazionale cinese sotto il dominio del Partito comunista cinese.

La “dottrina della fiducia” sostenuta dal leader Xi Jinping enfatizza che il popolo cinese deve avere grande fiducia nel percorso, nella teoria, nel sistema e nella cultura del proprio Paese. L’introduzione di questi influencer stranieri che ripetono messaggi di propaganda del politburo contribuisce all’obiettivo del partito-Stato di costruire “soft power culturale”, una nozione che ha guadagnato notevole enfasi nell’ultimo decennio come componente del “potere nazionale completo” e della “sicurezza culturale nazionale”. La retorica positiva degli influencer stranieri sulla Cina e la sua cultura svolge un ruolo cruciale nel promuovere coesione, unità e forza interne tra il popolo cinese, oltre a potenziare i sostenitori della “fiducia culturale”.

Gli influencer non sono istruiti su quali video fare o pubblicare ma sembra che ci siano sessioni regolari di formazione, competizioni, premi, accordi di sponsorizzazione e l’aumento dei follower per premiare il buon comportamento, il che è molto redditizio.

Diversi influencer producono video sia per il pubblico cinese che internazionale. Un esempio è il cittadino israeliano Raz Gal-Or, che sul suo canale YChina ha promosso la narrazione del Partito comunista cinese sullo Xinxiang lavorando in una fattoria di cotone. Il video consiglia automaticamente altro contenuto propagandistico del Partito comunista cinese su Xinxiang sulla piattaforma YouTube. Gal-Or ha oltre 20 milioni di follower su piattaforme di social media cinesi e la sua visita alla fattoria di cotone a Xinxiang è stata presentata dalla Cgtn, media di Stato.

L’efficacia di questa strategia digitale è dimostrata anche nelle lingue locali. Un esempio chiave è la coppia messicana Maximiliano J Carrera Camacho e Noelia Rodriguez Pascual, che gestiscono l’account YouTube Mexicans in China (Mexicanos en China). Hanno quasi 8 milioni di follower e il loro canale è il sesto più popolare in Messico, secondo Forbes México. Il loro successo su YouTube sottolinea la portata e la risonanza del loro contenuto con il pubblico internazionale. Il loro contenuto è principalmente in spagnolo; si allinea alle narrazioni del Partito comunista cinese e presenta il loro coinvolgimento in varie attività propagandistiche, consentendo la diffusione della propaganda cinese al pubblico di lingua spagnola.

Il rapporto esamina anche lo sviluppo di centri provinciali di propaganda molto attivi nella coltivazione di influencer stranieri, come la città di Wenzhou nella provincia dello Zhejiang. Ciò potrebbe essere dovuto allo status della città come importante nodo nella Repubblica popolare cinese per l’emigrazione e i legami all’estero. Ci sono indicazioni che la diaspora cinese che ha precedentemente lavorato per la Repubblica popolare cinese viene considerata “mentore d’oltremare” per influencer stranieri reclutati. Tra quelli studiati c’è anche Rachele Longhi, blogger italiana con quasi 5 milioni di follower su piattaforme di social media cinesi e oltre 100.000 follower su YouTube, impegnata, come da lei spiegato nel 2021 alla World Internet Conference (evento organizzato dall’autorità nazionale per internet e la censura), a raccontare una Cina “amabile”. Il rapporto ha studiato un campione di influencer e non ha approfondito lo studio di altre forme di influencer stranieri (politici, giornalisti, eccetera) che potrebbero essere discretamente reclutati dal sistema cinese.

Il rapporto si è concentrato in particolare sulla cooperazione tra Cina e Russia in questo campo di sviluppo congiunto della propaganda. Sulle piattaforme di social media della Repubblica popolare cinese, i temi più tipici degli utenti russi popolari includono la promozione di legami più stretti tra i popoli di entrambi i Paesi, la Russia come potenza militare forte e le donne russe come partner matrimoniali per gli uomini cinesi. Gli influencer e gli ufficiali russi hanno capitalizzato sull’e-commerce della Repubblica popolare cinese come modo per costruire pubblico e profitti. Dopo l’invasione della Russia in Ucraina, una campagna di e-commerce a sostegno delle aziende russe colpite dalle sanzioni occidentali ha fatto “sold-out”. Un commento su Weibo sotto un reportage video ha riassunto l’umore: “Speriamo che ogni prodotto che acquistiamo potrebbe diventare un proiettile nel corpo dell’egemonia”

Il rapporto, nonostante la sua limitata portata, evidenzia la pericolosa tendenza all’uso di influencer “soft power” apparentemente innocui per “tech-washing” delle immagini di autarchie come Russia e Cina. Mostra anche una tendenza preoccupante della collaborazione tra Russia e Cina nel far emergere voci con la loro propaganda dagli Stati Uniti, Israele, Regno Unito, Italia, Spagna e Paesi occidentali, nonché Paesi come Pakistan, Iran e Turchia. È importante sensibilizzare anche le università sul fatto che i giovani studenti che studiano mandarino, russo e lingue straniere non vengano reclutati da enti governativi cinesi e sviluppati come influencer, prima per promuovere la propaganda del partito a livello locale e successivamente a livello internazionale nei loro Paesi d’origine.

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