Teheran vuole essere un hub regionale per l’energia all’interno della Shanghai Cooperation Organization, l’anti-Nato a trazione cinese – che si sta espandendo oltre la difesa e nelle materie commerciali, facendo perno anche sulla Via della Seta e sulla sponda russa. Alla riunione in Kirghizistan si è parlato di partire dal gas e da nuovi corridoi commerciali. Ma rimane l’incognita delle rivalità tra i membri

L’Iran vuole rafforzare la sicurezza energetica attraverso la creazione di un hub regionale per l’energia, dai combustibili fossili all’elettricità e le rinnovabili. E lo vuole fare all’interno della Shanghai Cooperation Organisation, l’anti-Nato a guida cinese. La proposta – che potrebbe finire per rimodellare le dinamiche energetiche eurasiatiche – è stata lanciata lunedì da Mohammad Mokhber, primo vice-presidente iraniano, durante la riunione del Consiglio dei capi di governo a Bishkek, in Kirghizistan, a cui partecipava anche il primo ministro cinese Li Qiang.

L’iniziativa faciliterebbe il commercio di energia tra i nove Paesi membri, ha spiegato Mokhber. Il non detto è che una soluzione del genere consoliderebbe la posizione dell’Iran, che è membro ufficiale della Sco da luglio, tra i player globali nel settore energetico. Nonostante le sanzioni occidentali, Teheran rimane uno degli attori fondamentali nel mercato dell’energia: oltre alle sue immense riserve di petrolio può avvalersi del controllo sullo stretto di Hormuz, crocevia fondamentale per il traffico di greggio, e di interconnessioni politiche e logistiche con attori come Russia e Qatar, leader nel mercato del gas naturale (Doha e Teheran condividono la gestione del North Dome/South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo). Senza dimenticare, naturalmente, la Cina e il suo immenso mercato.

Si parte dai corridoi

Non è un caso che l’Iran voglia discutere di progetti come l’International North–South Transport Corridor (un corridoio logistico multimodale che collegherebbe l’India alla Russia, passando per l’Iran e toccando il Mar Caspio) proprio all’interno della Sco – che al pari della Nato sta passando dall’essere un’alleanza per la cooperazione militare a un’area di cooperazione in senso più generale. In questo caso, la nuova cooperazione immaginata dall’Iran partirebbe dal gas naturale: attraverso un accordo multilaterale sul transito del gas e la costruzione di un corridoio nord-sud nella regione dell’Asia centrale, secondo i desiderata di Jawad Owji, ministro del Petrolio iraniano, affidati alla stampa di regime prima della sua partenza per il summit Sco in Kirghizistan.

Voluto anche dalla Russia…

I Paesi interessati a questo corridoio avevano iniziato a parlare di un accordo a Mosca, durante la Settimana dell’energia russa di inizio ottobre. In quei giorni, ha ricordato Owji nello stesso comunicato, il presidente Vladimir Putin “ha indicato l’Iran come uno dei nuovi mercati del gas della Russia” per via delle “grandi differenze tra il suo Paese e l’Europa” e della disponibilità iraniana a trasportare e vendere il gas russo altrove. “Il progetto richiede il coordinamento con i Paesi che si trovano sulla rotta di scambio e la riunione della Sco ospita tutti questi Paesi”, aveva puntualizzato il ministro del Petrolio iraniano, evidenziando che una tratta del gas – dalla Russia al Kazakistan, all’Uzbekistan, al Turkmenistan e all’Iran – “è già disponibile”.

… E approvato dalla Cina

Le potenzialità sono evidenti, ha spiegato l’ufficiale iraniano: si tratta di migliorare le connessioni tra Iran e Russia, che possiedono le più grandi riserve di petrolio e di gas del mondo, e India e Cina, che sono i più grandi consumatori di energia del mondo. Soprattutto, tutti questi Paesi sono membri Sco e possono contribuire alla “convergenza dei Paesi della regione”. Inevitabile che la prospettiva faccia gola a Pechino, la vera forza motrice di questo contraltare all’Alleanza atlantica: ogni genere di consolidamento commerciale, specie se sotto l’egida della sua Via della Seta, espande e complementa il suo “blocco” geopolitico – e lavora contro l’influenza occidentale nella regione. Non a caso la propaganda cinese, parlando della riunione a Bishkek, ha descritto la Belt and Road Initiative come la formula attraverso cui consolidare le relazioni dei Paesi Sco. (Tra l’altro, il summit si è tenuto in parallelo al più importante evento cinese sulla sicurezza,lo Xiangshan Forum, dove era presente anche il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu).

L’incognita indiana

C’è però la questione dell’India, anch’essa membro della Sco, a esemplificare le sfide che possono osteggiare il consolidamento delle relazioni commerciali all’interno della Sco. Se da una parte è vero che Nuova Delhi oggi è tra i maggiori acquirenti di petrolio russo, dall’altra il Subcontinente è in una fase di forte avvicinamento all’Occidente, che passa sia per nuovi canali commerciali (come l’Imec, il progetto per un Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa) che per nuovi rapporti in ambiti strategici come difesa e tecnologia (con Usa e Italia tra gli altri). Tutte intese che, essendo a guida occidentale, non prescindono dalle logiche di de-risking con cui i Paesi vogliono contrastare l’influenza cinese – e che si allineano alla stessa volontà da parte indiana. Già nel contesto del summit Brics Nuova Delhi si era opposta alla spinta anti-occidentale: potenzialmente, l’elemento da osservare in termini geostrategico è se ciò si ripeterà nell’implementazione della Sco.

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