L’ex segretario di Stato americano, morto ieri, è stato l’unico cittadino straniero a essere audito dal comitato per l’intelligence. Era il 2008 e si parlava dei condizionamenti per la sicurezza nazionale derivanti dall’azione dei fondi sovrani

Henry Kissinger, morto ieri a cento anni, è stato l’unico cittadino straniero a essere audito dal Copasir.

Era il giugno 2008. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica era nato meno di un anno prima in sostituzione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copaco). L’organismo, presieduto allora dal dem Francesco Rutelli, aveva deciso di svolgere una serie di audizioni sul “tema dei condizionamenti per la sicurezza nazionale derivanti dall’azione dei fondi sovrani, e, più in generale, dall’evoluzione della crisi finanziaria internazionale”, come si legge nella successiva relazione annuale.

Poche settimane più tardi Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, avrebbe annunciato una serie di misure sulla legge sulle offerte pubbliche di acquisto per offrire alle società quotate più armi contro le scalate ostili, per timore che agli attuali prezzi di borsa importanti gruppi nazionali possano finire nel mirino dei fondi sovrani, in gran parte di Paesi arabi, come racconta un articolo di allora di Italia Oggi.

Quello con l’ex segretario di Stato americano, datato 30 giugno 2008, due mesi dopo l’insediamento delle Camere a seguito delle elezioni, era il primo di una serie di incontri sul tema. Presenti alla seduta anche Fulvio Conti, allora amministratore delegato di Enel, Giorgio Zappa, allora direttore generale di Finmeccanica, e Leonardo Maugeri, allora direttore delle strategie e sviluppo di Eni. “In tale occasione si è svolta una discussione sugli scenari internazionali sia con riferimento ai problemi derivanti dall’approvvigionamento energetico, sia relativamente alle prevedibili conseguenze dell’evoluzione della crisi finanziaria ed economica”, recita la relazione.

In occasione di quella visita in Italia, Kissinger aveva partecipato anche alla conferenza “Italy, Europe and the U.S. The Transatlantic link and its future” organizzata in memoria di Gianni Agnelli dall’Aspen Institute Italia e dal Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti. Presente anche Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica, morto due mesi fa, il “comunista preferito” da Kissinger.

Le potenze emergenti dell’Asia rappresentano forse la più grande sfida di fronte all’alleanza transatlantica, aveva detto Kissinger alla conferenza internazionale. Questioni come l’energia, il petrolio, devono spingerci alla visione dei costruttori del legame tra le due sponde dell’Atlantico, “a guardare ai valori che ci hanno reso grandi per porci il problema di una comunità più vasta in cui risolvere i nuovi grandi problemi”, aveva aggiunto. “L’Italia, non dimentichiamolo, è il Paese che è sempre tornata anche dopo i disastri”, aveva profetizzato Kissinger condividendo con Napolitano la convinzione che l’Italia ce l’avrebbe fatta, a patto di fare qualche sacrificio. La grande recessione era iniziata due anni prima ma sarebbe durata ancora per almeno cinque anni.

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