Per cogliere le opportunità del mondo subacqueo serve mettere a fattor comune le capacità dell’intero sistema-Paese. Formiche e Fincantieri hanno riunito tutti i protagonisti dell’underwater, industriali, istituzionali e militari, per discutere delle ambizioni nazionali sotto la superficie del mare

La dimensione sottomarina si appresta a diventare il prossimo, grande dominio di sviluppo economico dell’umanità, e in questa prospettiva, assicurare un ambiente libero da minacce è il prerequisito essenziale per permettere all’industria di sviluppare le proprie capacità e soluzioni. Questo il tema centrale che ha visto confrontarsi aziende, istituzioni e Forze armate nel corso dell’evento organizzato da Formiche e Fincantieri “Downside up. Il futuro dell’underwater”, moderato dal direttore di Formiche e Airpress, Flavia Giacobbe. Un’occasione per presentare le tecnologie necessarie ad agire nel mondo subacqueo, le opportunità per il settore, e i rischi e le minacce che dovranno essere affrontate in questo nuovo ambiente. Come registrato dal presidente di Fincantieri, Claudio Graziano, infatti, “la componente sottomarina è essenziale per un Paese che si proietta sul mare” come il nostro, e in questo quadro, il sottomarino stesso diventa “uno strumento tanto di difesa, quanto di deterrenza e per operazioni speciali in scenari sia simmetrici sia asimmetrici”.

L’Italia marittima

Per il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci “la sfida è quella di rendere la blue economy una delle più importanti risorse della nostra economia, che già vale il 9% del Pil nazionale”. Le passate legislature hanno lasciato un vuoto normativo riguardo le attività del settore. Oggi, però, tanti attori privati giocano un ruolo decisivo nella partita dell’underwater e per il ministro è stato fondamentale “approvare il Piano per il mare e provare a colmare questa lacuna”, anche perché per far crescere il settore bisogna partire dalla “consapevolezza che serve costruire un piano strategico per il futuro, mettendo insieme più dimensioni come, ad esempio, l’uso delle tecnologie spaziali a sostegno delle attività in mare”. Inoltre, ha sottolineato Musumeci “è importante non guardare al mondo subacqueo solo da un punto di vista economicistico, ma considerare anche la componente della sicurezza”.

La sicurezza dei mari

Garantire la sicurezza del mondo subacqueo è allora fondamentale, ha sottolineato il capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio Enrico Credendino, aggiungendo come l’Italia guardi “con attenzione alla stabilità del Mediteranno, ma anche alla sicurezza nel Mar Nero, preoccupata della presenza russa in quelle zone”. Ed è proprio per aumentare la sicurezza dei mari che, secondo l’ammiraglio, c’è bisogno di una maggiore cooperazione a livello anche internazionale. Per questo, ha ricordato Credendino, “stiamo chiedendo alla Nato la creazione di un centro di eccellenza sottomarino”, nel quale l’Italia potrà giocare un ruolo di primo piano grazie alle sue eccellenze.

Le minacce underwater

Come spiegato dall’ammiraglio statunitense James Gordon Foggo III, “rafforzare le sinergie tra enti pubblici e gli attori privati e garantire un quadro normativo”, per gli attori che operano nel subacqueo “è fondamentale per affrontare le nuove minacce”. In questo senso, gli Stati Uniti affrontano le vulnerabilità delle infrastrutture nazionali critiche attraverso la direttiva presidenziale del 1989, completato dal presidente Bush con la creazione del dipartimento per la Sicurezza nazionale. Come sottolineato dall’ammiraglio Usa, la dimensione underwater è importante soprattutto per la sicurezza: “La Russia torna a minacciare i nostri Paesi e lo fa anche nel mondo subacqueo, con mini sottomarini che hanno lo scopo di minacciare le nostre infrastrutture”. Focalizzarsi sulla protezione di questi asset è allora vitale. Per Foggo “l’Italia ha tutte le capacità per farlo, a partire dal ruolo primario svolto da industrie come Fincantieri, pronte a costruire nuovi sottomarini”.

Mondi che si toccano

Sono diverse le sfide associate allo sviluppo del dominio underwater e per accrescere l’utilizzo del settore, “ci sarà bisogno di creare tecnologie abilitate sia all’applicazione securitaria, per proteggere le infrastrutture critiche, sia a quella civile”, ha affermato l’amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, Pierroberto Folgiero. Questo perché, ha spiegato l’ad, “oggi sott’acqua possiamo incontrare un sommergibile, ma anche il mondo dell’energia”, che opera attraverso l’estrazione di gas. Fincantieri, quale player cruciale nel dominio marittimo, “ha la capacità e il know-how per cross-fertilizzare il mondo civile e quello militare”. Diventa quindi essenziale, secondo il manager del gruppo triestino, permettere all’industria di fare sistema, “utilizzando la Marina come front-runner e non immaginandosi in maniera egoistica dal punto di vista industriale. Bisognerà creare sistemi di comando e controllo accentrati e decentrati, sia unmanned che manned, e superare la sfida legata alle telecomunicazioni”.

Le opportunità del futuro

Dalla sensoristica ai droni, passando per i sistemi digitali “sono diverse le tecnologie concepite nel mondo militare e poi trasportate nel mondo civile e Leonardo vanta una lunga esperienza nella cross-fertilizzazione dei due settori”, ha aggiunto il condirettore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani. La complessità dello sviluppo del dominio underwater richiede uno sforzo industriale importante e la messa a fattor comune di diverse expertise. In questo senso, la collaborazione marittima con Fincantieri assume un rilievo particolare: “grazie a questa cooperazione, il sommergibile del futuro è possibile – ha segnalato il condirettore – dove le tecnologie quantistiche verranno applicate ai sistemi sommergibili”. Nello sviluppo del settore, ha aggiunto Mariani, un ruolo fondamentale verrà svolto dalle Pmi che “hanno idee buone e pronte per essere messe in promozione”.

Le dorsali oceaniche

Come ricordato dall’amministratore delegato di Sparkle, Enrico Bagnasco, lungo le dorsali sottomarine viaggia il 98% dello scambio dati globale totale, e “ogni due anni, il volume dei dati che viaggiano sotto il mare raddoppia”. Diventa allora essenziale rafforzare la resilienza di queste “dorsali net” a livello mondiale, con l’obiettivo soprattutto di garantire il mantenimento del servizio anche in caso di guasti, magari facendo affidamento su più linee parallele. Infatti, come ha spiegato Bagnasco, i cavi sottomarini sono soggetti, in media, ad un paio di guasti a settimana “con un’ampia preminenza di problematiche indotte dall’uomo e un buon 21% di danni di difficile attribuzione”. Allora, per far fronte alle sfide legate all’infrastruttura, siano quindi necessari “percorsi alternativi, in grado di garantire la capacità di erogare traffico”.

Data center sotto l’acqua

La mole di dati che passa lungo le dorsali oceaniche, dunque, richiederà sempre più sistemi in grado di processare questi byte sottomarini. “Due delle grandi sfide che stiamo affrontando sono quelle della richiesta di sviluppare data center più grandi e di rendere il loro raffreddamento più sostenibile”, ha sottolineato l’amministratore delegato di Microsoft Italia, Vincenzo Esposito, che ha aggiunto come una soluzione potrebbe venire proprio dal mare. Infatti “è all’opera il progetto di ricerca Natick che determinerà la fattibilità di data center sottomarini alimentati da energia rinnovabile offshore”. In aggiunta il progetto sta anche valutando “nuove possibilità di raffreddamento, dato che quelle per i data center terrestri sono molto costose. Invece si potrebbe sfruttare il freddo dell’acqua circostante”.

Droni sottomarini

“La robotica sottomarina è diventata un’area importante per investimenti in ricerca e sviluppo” ha spiegato l’amministratore delegato di Saipem, Alessandro Puliti. “Saipem ha sviluppato dei droni sottomarini, i Flatfish, per esempio, che consentono l’ispezione dei fondali senza la presenza di equipaggio”. Questi servizi innovativi sfruttano anche l’intelligenza artificiale per restare collegati alla nave madre e non perdere le comunicazioni, che “non sarebbero possibili, per come le intendiamo noi, in un ambiente ostile come il subacqueo”. Queste soluzioni nascono per motivi civili, ma Puliti ha confermato che in futuro “non si esclude la loro applicazione in ambito militare per garantire una sorveglianza di sicurezza delle infrastrutture sottomarine”.

Un nuovo approccio economico

Nella Blue economy “serve un approccio proattivo al settore, attraverso azioni concrete, per dare un’impronta circolare” alla prossima economia del mare. A dirlo è stato il responsabile della divisione IMI Corporate investment banking di Intesa Sanpaolo, Mauro Micillo, secondo le due direttrici principali economica e ambientale. In questo senso, la banca torinese “ha sviluppato il primo indice per la blue economy essenziale per attrarre nuovi capitali”, finanziando inoltre “una revolving trading facility per produrre navi con specifici indicatori di sostenibilità”. L’idea è quella di utilizzare questo metodo più frequentemente, così da ridurre il costo di creazione di soluzioni sostenibili.

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