Dopo Meloni in Italia, Wilders nei Paesi Bassi. L’aumento dell’immigrazione clandestina, le debolezze economiche e il conflitto “tra Russia e Ucraina” hanno alimentato i timori Ue ma la risposta giusta non è il conservatorismo, scrive il Global Times. Ecco cosa c’è dietro a questo editoriale del tabloid del Partito comunista

“L’Europa dovrebbe smettere di guardare lo scenario di incertezza mondiale e invece concentrarsi su di sé”. Il consiglio arriva dal Global Times, quotidiano in lingua inglese della propaganda del Partito comunista cinese. “A un anno dalla vittoria di un leader di destra in Italia”, cioè Giorgia Meloni, “i cittadini dei Paesi Bassi, altro Paese fondatore dell’Unione europea, hanno scelto il leader di estrema destra Geert Wilders”, scrive il tabloid in editoriale. Che poi scrive che la “svolta a destra” è quasi diventata una tendenza politica irreversibile in Europa.

L’Europa, si legge ancora, rischia di finire “inghiottita dalla tempesta dello scontro di civiltà” visto il risultato elettorale di Wilders, fortemente anti-migranti, e i recenti disordini a Dublino che dimostrano come “il risentimento della gente verso gli immigrati musulmani è in costante crescita”. Il tutto, nota il Global Times, accade a meno di sette mesi dalle elezioni del Parlamento europeo, con “l’ascesa delle forze di destra e di estrema destra” che “continuerà a rafforzare l’euroscetticismo, che potrebbe potenzialmente influenzare l’esito delle elezioni”.

L’aumento dell’immigrazione clandestina, le debolezze economiche e il conflitto “tra Russia e Ucraina” hanno alimentato i timori interni all’Unione europea, è l’analisi del giornale della propaganda del Partito comunista cinese. Secondo cui ora i 27 si trovano davanti a una doppia sfida: la mancanza di un chiaro auto-posizionamento e quella di forti capacità decisionali e di governo. “I leader europei possono solo ricorrere a colpevolizzare e lamentarsi di fattori esterni, distogliendo l’attenzione dalle contraddizioni interne”, si legge.

È solo nell’ultimo paragrafo che il Global Times arriva al punto: il vertice Ue-Cina del 7 e 8 dicembre. Le aspettative sono basse per l’incontro di Pechino. Si rischia addirittura che manchi un comunicato finale, visto che il governo cinese, a cui da padrone di casa toccherebbe proporlo, non si è ancora mosso. Come spiegato su queste pagine, Pechino sta reagendo duramente alla spinta di Bruxelles verso la sicurezza economica.

Il vertice, scrive il tabloid, è “un’opportunità importante per stabilire un rapporto più chiaro tra Cina e Unione europea in mezzo alle incertezze globali”. È necessario, si legge ancora, “promuovere la cooperazione e gettare le basi per costruire ulteriormente la fiducia reciproca”. “Abbracciare il conservatorismo sotto l’influenza delle forze di destra e di estrema destra non è una soluzione”. Serve, invece, “riscoprire lo spirito europeo” che significa “apertura, inclusione e competizione”.

Infatti, a innervosire è soprattutto il de-risking, al quale la Cina vuole rispondere con il suo classico divide et impera tra i 27 e tra Unione europea e Stati Uniti. Farlo sfruttando vulnerabilità (come la questione migratoria) che rappresentano sfide per la sicurezza nazionale, come ha scritto Edward Lucas.

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