La Cia e altre agenzie americane di intelligence hanno utilizzato le informazioni raccolte monitorando le comunicazioni elettroniche per bloccare diverse spedizioni all’Iran via terra, aria e mare. Lo rivela Politico, nel bel mezzo del dibattito per il rinnovo della controversa Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act

Gli Stati Uniti hanno fermato la vendita di alcune parti di armi all’Iran negli ultimi anni grazie alla controversa Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act. La Cia e altre agenzie di intelligence hanno utilizzato le informazioni raccolte monitorando le comunicazioni elettroniche dei produttori stranieri di armi per bloccare diverse spedizioni di parti di armi avanzate all’Iran via terra, aria e mare, secondo due funzionari dell’intelligence statunitense citati da Politico. Lo stesso giornale evidenzia come in questa fase l’amministrazione Biden sia impegnata per impedire all’Iran di sviluppare il suo programma di missili balistici, che i funzionari continuano a temere Teheran stia usando per aiutare la Russia nell’invasione dell’Ucraina.

Che cos’è la Section 702?

La Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act è una legge che autorizza la raccolta, l’uso e la diffusione di contenuti di comunicazioni elettroniche da fornitori di servizi Internet statunitensi (come Google, Facebook e Microsoft) o che viaggiano attraverso la backbone (letteralmente: spina dorsale) di Internet (con la collaborazione forzata di operatori di telecomunicazioni statunitensi come AT&T e Verizon). A differenza della sorveglianza “tradizionale” secondo il Foreign Intelligence Surveillance Act, la Section 702 non richiede che l’obiettivo sia un sospetto terrorista, una spia o un agente di una potenza straniera. Basta che gli obiettivi siano persone non statunitensi situate all’estero e che uno “scopo significativo” della sorveglianza sia quello di ottenere “informazioni di intelligence straniera”. Maglie larghe che hanno alimentato dubbi e proteste in merito alla legge, in particolare dopo che si è scoperto che l’Fbi ha impropriamente analizzato i database per verificare se fossero coinvolti attivisti, donatori e persino membri del Congresso.

Il dibattito al Congresso

Molti al Congresso chiedono di modificare la Section 702. Per l’amministrazione Biden gli aggiustamenti apportati da quando sono stati individuati gli illeciti sono sufficienti e che la legge perderebbe gran parte della sua utilità se venissero introdotti ulteriori controlli. Per rifinanziare la legge c’è tempo fino a fine anno, altrimenti decade. Alla fine, la Section 702 dovrebbe essere rinnovata, ma con qualche aggiustamento. C’è chi chiede di prevedere che le agenzie d’intelligence chiedano e ottengono un’ordinanza di un tribunale prima di effettuare indagini che coinvolgono cittadini statunitensi. E chi propone maggiori limiti alle modalità di accesso ai dati da parte dei servizi.

Il pressing delle agenzie

I funzionari citati da Politico hanno detto che le indagini su cittadini statunitensi o su altre persone negli Stati Uniti sono state fondamentali nel caso della vendita di parti di armi all’Iran e nel 2022 per aiutare l’amministrazione a colpire un individuo e un’azienda straniera che hanno tentato di aggirare le sanzioni statunitensi sull’Iran. Non hanno voluto specificare il nome dell’azienda o del Paese, ma hanno detto che la vendita di beni iraniani ammontava a decine di milioni di dollari. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha potuto bloccare la vendita effettuando una ricerca ai sensi della Section 702 sui nomi delle persone e delle società coinvolte, hanno dichiarato i funzionari. “A volte il 702 è l’unica raccolta che abbiamo su questo tipo di cose. Per questo motivo la situazione diventa ancora più critica”, ha dichiarato uno dei funzionari. Negli ultimi mesi, dall’intelligence statunitense molte fonti hanno parlato ai giornali di come la Section 702 sia stata utilizzata per proteggere la sicurezza nazionale come nel contrasto al traffico di fentanyl dal Sud e nell’identificazione degli autori (russi) dell’attacco ransomware del 2021 che ha paralizzato uno dei più grandi oleodotti del Paese.

 

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