Londra accusa pubblicamente l’Fsb di aver tentato di interferire nella politica britannica con cyber-attacchi ai danni di politici, giornalisti e altri soggetti. Convocato l’ambasciatore e annunciate nuove sanzioni 

Il ministero degli Esteri britannico ha accusato l’Fsb, l’agenzia d’intelligence russa erede del Kgb di epoca sovietica che si occupa di sicurezza interna, di aver tentato tentativi di interferire nella politica locale tramite cyber-attacchi ai danni di politici, giornalisti e altri soggetti. L’obiettivo dell’attività, rilevata dal 2015, era “interferire nella politica britannica”, ha dichiarato Leo Docherty, minister (il corrispettivo del nostro viceministro) durante un intervento alla Camera dei Comuni.

Parlando di “tentativi di interferenza cibernetica russa” e di “attività cibernetica malevola”, Docherty ha accusato l’Fsb di aver promosso “uno sforzo costante per interferire nei nostri processi democratici. Hanno preso di mira i membri di questa Camera e della Camera dei Lord. Hanno puntato funzionari pubblici, giornalisti e organizzazioni non governative”. L’intento dell’unità Centro 18 e del gruppo hacker Star Blizzard a essa legato era quella di utilizzare le informazioni rubate per interferire nella politica britannica.

L’ambasciatore russo a Londra è stato convocato al Foreign Office e il vicepremier Oliver Dowden ha annunciato sanzioni contro la Russia per le “operazioni cibernetiche ostili sostenute e mirate a interferire in parti dei processi democratici del Regno Unito”. L’unità, gestita da ufficialità dell’Fsb” ha anche fatto trapelare e amplificato in modo selettivo informazioni volte a minare la fiducia nella politica, sia nel Regno Unito che in Paesi like-minded”, ha spiegato ancora Dowden.

Nel mirino è finito persino Richard Dearlove, ex capo di MI6, l’agenzia di spionaggio britannica, dal 1999 al 2004. “Ho passato molte cose più drammatiche e peggiori dell’essere stato hackerato. Non ero particolarmente preoccupato”, ha dichiarato. “Faranno di tutto per minare le infrastrutture critiche, la sicurezza nazionale e attaccare tutte le nostre istituzioni che non sono favorevoli alla Russia”, ha aggiunto. Nel maggio dello scorso anno il Guardian aveva rivelato riferito che un gruppo di hacker russi era stato ritenuto responsabile della pubblicazione di una cache di e-mail ottenute da Dearlove e da altri sostenitori della Brexit insoddisfatti per le difficoltà dell’allora primo ministro Theresa May di negoziare un accordo “pulito” per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Altri leak hanno riguardato le trattative con gli Stati Uniti per un accordo di libero scambio.

È stato Docherty a parlare alla Camera dei Comuni e non il secretary (cioè il ministro) David Cameron in quanto questi è un membro della Camera dei Lord. Inoltre, l’ex premier tornato poche settimane fa al governo si trova oggi a Washington per incontrare l’omologo americano, Antony Blinken, segretario di Stato. Da Washington, Cameron ha definito “i tentativi della Russia di interferire nella politica del Regno Unito” “del tutto inaccettabili”. “Nonostante i loro ripetuti sforzi, hanno fallito”, ha spiegato. “Sanzionando i responsabili e convocando oggi l’ambasciatore russo, stiamo smascherando i loro maligni tentativi di influenza e facendo luce su un altro esempio di come la Russia sceglie di operare sulla scena globale”.

Tre anni fa la commissione Intelligence e sicurezza della Camera dei Comuni ha pubblicato un rapporto sulle interferenze russe nella politica britannica, compresa i referendum per la Brexit del 2016 e quello per l’indipendenza scozzese del 2014. In quel documento l’influenza russa era definita “nuova normalità” nel Regno Unito.

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