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Ucraina, Gaza, Trump. Cosa pensano europei e italiani? I report di Ecfr e Ispi

Due diversi sondaggi promossi separatamente dai due enti forniscono un’istantanea della percezione che la popolazione europea e quella italiana hanno del conflitto in Ucraina, di una possibile rielezione di Trump e del conflitto in Medio Oriente

A due anni dall’invasione russa dell’Ucraina, all’orizzonte non sembrano delinearsi soluzioni di sorta. Ma qual è il sentimento degli europei e degli italiani riguardo alla questione? Due diversi sondaggi, realizzati separatamente dall’European Council on Foreign Relations e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (in collaborazione con Ipsos), offrono rispettivamente una fotografia delle opinioni dei cittadini dell’Unione europea e del nostro Paese riguardo al conflitto in corso tra Kyiv e Mosca e ad altre questioni, come il possibile ritorno al potere di Donald Trump.

L’ultimo report di Ecfr, “Wars and Elections: How European leaders can maintain public support for Ukraine”, elaborato dagli esperti di politica estera Ivan Krastev e Mark Leonard, attinge ai dati dell’opinione pubblica raccolti nel gennaio 2024 da YouGov e Datapraxis in dodici Stati membri dell’Unione (Austria, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia). Lo scopo del rapporto è comprendere lo stato attuale dell’opinione pubblica sull’Ucraina e proporre una strategia affinché i leader europei possano sostenere al meglio Kyiv in un contesto sempre più complesso.

L’opinione pubblica europea è pessimista sull’andamento del conflitto. Solo il 10% degli intervistati ritiene che l’Ucraina vincerà la guerra, mentre il doppio (20%) prevede una vittoria russa. In tutti i Paesi, l’opinione più diffusa (condivisa in media dal 37%) è che si realizzerà una pace di compromesso tra Ucraina e Russia. E se in Paesi come Svezia, Portogallo e Polonia si preferisce sostenere l’Ucraina nella lotta per il suo territorio (rispettivamente 50%, 48% e 47%), in altri c’è una chiara preferenza per spingere Kyiv ad accettare un accordo, come in Ungheria (64%), Grecia (59%), Italia (52%), Romania (50%) e Austria (49%). Il pubblico è più diviso in Francia (il 35% a favore della ripresa del territorio, contro il 30% a favore di un negoziato), Germania (32% contro 41%), Paesi Bassi (34% contro 37%) e Spagna (35% contro 33%). Alla domanda su quale conflitto, tra la guerra tra Israele e Hamas a Gaza e la guerra in Ucraina, abbia avuto il maggiore impatto sul proprio “Paese” e sull’“Europa”, rispettivamente il 33% e il 29% hanno scelto l’Ucraina, mentre appena il 5% ha risposto il conflitto a Gaza. Ciò suggerisce come gli europei vedano la guerra in Ucraina, e il suo esito, come un evento di rilevanza regionale, le cui dinamiche toccano anche loro.

Sulla possibilità di un ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, gli europei sono scoraggiati. Il 56% degli intervistati afferma che sarebbe “abbastanza deluso” o “molto deluso” se Trump fosse rieletto presidente degli Stati Uniti. L’Ungheria rappresenta una parziale eccezione: il 27% ha dichiarato che sarebbe “soddisfatto” di questo risultato, mentre “solo” il 31% sarebbe “deluso”. Si teme l’effetto Trump possa avere un impatto negativo sul corso della guerra e rendere “meno probabile” una vittoria ucraina. Il 43% degli europei, in media, pensa che una seconda presidenza Trump renderà “meno probabile” la vittoria dell’Ucraina, mentre solo il 9% ha espresso il parere contrario. Nel caso di un ritiro degli aiuti americani causato dalla presidenza Trump, il 41% degli europei ritiene che l’Ue dovrebbe “incrementare” o “mantenere stabile” il proprio sostegno all’Ucraina. Un terzo degli intervistati (33%) preferirebbe invece che l’Ue seguisse gli Stati Uniti nel limitare il proprio supporto.

Sul piano nazionale, le percentuali sono differenti. Quasi sette italiani su dieci (69%) pensano che nessuno, tra Russia e Ucraina, stia attualmente prevalendo nel conflitto in corso. Solo il 7% pensa che Kyiv stia avendo la meglio, mentre il 23% crede che la vittoria stia arridendo a Mosca. Circa un italiano su due ritiene che l’Ucraina dovrebbe accettare un negoziato a fronte di un’offerta russa di un ritiro, anche parziale, dai territori occupati. Ma ancora più interessanti sono le posizioni dell’altra metà o quasi (44%) di italiani che ritiene che l’Ucraina dovrebbe accettare di negoziare anche a condizioni nettamente meno favorevoli: quasi un italiano su cinque (18%) pensa infatti che l’Ucraina dovrebbe accettare anche un semplice cessate il fuoco, mentre uno su quattro (26%) ritiene addirittura che un negoziato dovrebbe cominciare ad ogni condizione. Solo il 6% degli intervistati ritiene invece che l’Ucraina non dovrebbe accettare un negoziato di pace in nessun caso. Gli italiani restano nettamente favorevoli ad inviare aiuti umanitari all’Ucraina (74%) e ad accogliere i profughi in fuga dal conflitto (68%). Pur rimanendo maggioritario, il sostegno comincia a diminuire quando si passa agli aiuti finanziari diretti nei confronti del governo ucraino (55%) e alle sanzioni contro la Russia (52%). Chiara opposizione, invece, all’invio di armi a Kiev: circa un terzo degli italiani (32%) si dice favorevole, ma ben il 50% si pronuncia in maniera contraria.

La popolazione italiana si divide in due quando deve scegliere quale conflitto sia più rilevante per l’Italia, tra quello in Ucraina e quello a Gaza. Emerge, però, un trend molto netto tra le fasce più giovani della popolazione: per chi ha meno di 35 anni d’età, la guerra a Gaza è nettamente più rilevante rispetto a quella in corso in Ucraina. Divario che diventa fortissimo per i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni, che indicano Gaza nel 58% dei casi e l’Ucraina solo nel 16%.

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