Conversazione con la deputata Marta Schifone, promotrice della legge che ha istituito la settimana delle discipline scientifico-tecnologiche e dei rispettivi corsi di studio. “È semplicemente la chiave e la principale strada da percorrere per riuscire a fronteggiare le sfide del futuro in questi ambiti”

La settimana dedicata alle Stem volge al termine. La prima edizione ha innescato un grande fermento sociale e di opinione. Esattamente quello che si aspettava l’onorevole Marta Schifone (FdI), promotrice della legge che ha istituito questa ricorrenza.

Come è andata questa prima edizione? Ci può dare qualche numero su iniziative, adesioni e collaborazioni che hanno caratterizzato questa settimana?

È veramente difficile contarle, perché ce ne sono state tantissime in tutta Italia. Abbiamo avuto eventi istituzionali, a cui hanno partecipato ministri e sottosegretari, tra cui Roccella, Bernini e Crosetto, solo per citarne tre. Abbiamo visto la risposta della società civile, con più di un’azienda che ha avviato progetti dedicati alle Stem proprio in questa settimana (Fastweb e Iliad per fare due esempi). Moltissime università italiane hanno organizzato una giornata dedicata alle materie tecnico-scientifiche, cosa che è avvenuta anche nelle scuole. Abbiamo percepito la grande voglia che c’è di parlare di questi temi, di approfondire la conoscenza di queste discipline, soprattutto da parte dei ragazzi. Un calendario ricchissimo e fittissimo di eventi, convegni e incontri a cui hanno partecipato aziende, startup, associazioni, scuole, università, ordini professionali, luoghi di cultura. Provate a digitare settimana delle discipline Stem su Google, capirete di cosa sto parlando!

Qual è l’importanza di iniziative come queste?

Innanzitutto, per sempre nel nostro Paese ci sarà un tempo dedicato alla scienza, alla conoscenza, alla tecnica e alla cultura. In una parola, al futuro. L’aspetto centrale è proprio la conoscenza. Dobbiamo far conoscere ai nostri ragazzi le potenzialità di questo mondo; intraprendere un percorso formativo caratterizzato da una disciplina tecnica o scientifica significa avere molte più probabilità di trovare lavoro, di trovarlo ben retribuito e anche in linea con gli studi che si è deciso di intraprendere. Quindi, l’orientamento è fondamentale, ma sono necessari anche eventi e iniziative di approfondimento. La crescita delle materie Stem è uno degli obiettivi principali del governo e la settimana è solo il primo passo di un processo che porteremo avanti lungo tutta la legislatura.

Sul disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, lei spesso ha espresso l’idea di “invertire un paradigma”, perché non è vero che il lavoro non c’è. Come può avvenire il cambiamento?

I trend di mercato ci dicono che quasi un’azienda su due fa fatica a trovare i profili che le servono. Ancora peggio quando si parla di profili tecnici, legati per esempio al digitale, che sono diventati quasi una chimera. Ci sono competenze che il mercato richiede e che richiederà sempre di più nel futuro. Stiamo, ad esempio, solo scalfendo la superficie di quella che sarà l’intelligenza artificiale, siamo nel mezzo di una rivoluzione per quanto riguarda digitale e sostenibilità. Ciò nonostante, l’Istat ci dice che meno di un quarto dei giovani tra 24 e 35 anni con un titolo di studio ha una laurea Stem in un contesto, quello italiano, già caratterizzato da un basso numero di laureati. Il cambiamento deve partire da qui.

Dai dati Unioncamere-Anpal risulta che ingegneri, elettrotecnici, meccanici, sanitari, progettisti, solo per fare alcuni esempi, spesso risultano introvabili: per questi profili le difficoltà di assunzione superano il 60%. Oltre a sensibilizzare i giovani sulla rilevanza delle materie Stem anche rispetto al mercato del lavoro, quali sono secondo lei i passi da fare?

Questione antica e più volte ripetuta: avvicinare il mondo della scuola a quello del lavoro, stimolare le collaborazioni, agire fin dai primi anni di scuola tramite l’orientamento e con progetti specifici. Ma la formazione non riguarda soltanto i più giovani. Come governo abbiamo sempre respinto la logica assistenzialistica a favore di concetti come aggiornamento professionale, formazione, reinserimento nel mercato del lavoro. è una sfida difficile e stimolante, che ci vede impegnati ogni giorno.

Secondo lei cosa scoraggia le donne a intraprendere studi e carriere stem? Come è possibile combattere gli stereotipi in questo ambito?

È necessario impostare un cambiamento culturale: troppo spesso ci sentiamo dire che queste materie sono solo appannaggio degli uomini, che le donne siano più portate per altre discipline, non per la scienza e la tecnica. Si tratta ovviamente di pregiudizi non corrispondenti alla realtà, ma che in qualche modo hanno fatto strada anche nelle nostre ragazze, visto il basso appeal che hanno le materie scientifiche sulle nostre giovani. Quello che abbiamo fatto durante la settimana, e che continueremo a fare nel futuro, è parlare e collaborare con alcuni esempi di successo, ovvero donne che hanno intrapreso percorsi di questo tipo e che ora sono parte integrante di istituzioni o grandi imprese. Esempi che indichino la via e che siano fonte di ispirazione per le prossime generazioni.

Quest’anno l’Italia presiede il G7 e sappiamo che il governo è molto determinato nell’affrontare in tale consesso il tema dell’Intelligenza artificiale e del relativo impatto sul mercato del lavoro. Una formazione più diffusa dei giovani italiani nelle materie Stem quale impatto può avere nel futuro mercato del lavoro in Italia?

È semplicemente la chiave e la principale strada da percorrere per riuscire a fronteggiare le sfide del futuro in questi ambiti.

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