Non perdere di vista la dimensione educativa dello sport significa proporre attività capaci di far appassionare e al tempo stesso stimolare verso obiettivi alti. Significa sostenere, motivare, accogliere per non disperdere i talenti che tanto ci rendono orgogliosi e ci emozionano nelle grandi competizioni olimpiche. Coltivare e sostenere la crescita dei giovani nello sport è soprattutto “allenare valori”. Pubblichiamo la lectio magistralis di Gianni Letta per il primo Corso di Management Olimpico riservato ai segretari generali realizzato dall’Alta Scuola di Specializzazione Olimpica del Coni

Credo non sia azzardato affermare che il Coni è un’autobiografia dell’Italia. Non dell’Italia come forma politica, ma dell’Italia come Nazione. I nostri Padri Costituenti vollero riservare il termine “Nazione” a soli tre articoli della Carta: là dove si voleva esprimere la parte migliore della nostra identità, che esisteva ed esiste indipendentemente dalle vicende dei regimi politici. Il Coni è parte di questa identità. Il richiamo alla Costituzione è quasi d’obbligo, dal momento che recentemente il Parlamento, con voto unanime, ne ha novellato l’articolo 33, introducendo il nuovo comma: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme». Non è esagerato pensare che questo riconoscimento avrà un effetto straordinario nel far sviluppare lo sport italiano, in ogni dimensione. Le Olimpiadi ed i Giochi Olimpici rappresentano ovunque nel mondo il vertice dello spirito sportivo. Vale la pena di soffermarsi a riflettere sulla eccezionale vicenda dell’impresa che Pierre de Coubertin iniziò nel 1894. Un’impresa che ha pochi equivalenti nella storia dell’umanità. Un’impresa che nasce dallo spirito, non dalla forza. Da 130 anni l’evento che maggiormente coinvolge tutte le persone del mondo si svolge sulla libera adesione delle Nazioni, senza costrizioni, sulla sola base dell’accordo volontario. Le Olimpiadi sono dalle origini l’evento più globale che vi sia, ed insieme quello che esalta la parte migliore e l’identità di ogni singola Nazione. Un modello assoluto per ogni forma di cooperazione mondiale.

Ci troviamo oggi nel Centro di preparazione Olimpica del Coni, un santuario dello sport, in cui ogni giorno si genera l’energia che deriva dall’impegno, dal sacrificio, dalla determinazione. Tra le mura di questo Centro si sono forgiati e si forgiano oggi gli atleti che intraprendono il formidabile viaggio verso i Giochi Olimpici. In questo luogo, siamo testimoni della nascita di campioni, di storie di trionfo che vanno ben oltre i confini nazionali, unendo il Paese nella gioia e nell’orgoglio. Questi campioni incarnano l’essenza stessa di ciò che rappresenta lo sport: il superamento incessante delle proprie capacità. Lo sviluppo non solo dell’abilità fisica, ma anche del pensiero critico, della disciplina, della propensione alle sfide, della responsabilità. Con lo sport diventiamo tutti parte di una narrazione collettiva, in cui ogni medaglia è un inno alla dedizione, al carattere, al lavoro di squadra. Perché la vittoria è sempre un gioco di squadra. Si vince sempre insieme. Il Coni ce lo ricorda, da 110 anni, con i suoi atleti, manager, tecnici, allenatori. 110 anni, sì, perché il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il Coni, nacque nel 1914. Sette anni prima vi era stata la costituzione del Comitato Olimpico Nazionale, riconosciuto dal cio l’anno seguente. Fu inizialmente istituito come ente privato, con lo scopo di organizzare, di volta in volta, la partecipazione degli atleti italiani alle Olimpiadi. Dal 1927 fu riconosciuto a tutti gli effetti come l’organo a capo dell’intera attività sportiva italiana.

Inevitabilmente durante il fascismo il Coni divenne uno degli strumenti del regime. Talché il segretario del PNF, Achille Starace, divenne dal 1933 al 1939, anche presidente del Coni. Il passaggio da ente privato a ente pubblico – con personalità giuridica e con organi territoriali – avvenne nel 1942, durante la presidenza di Raffaele Manganiello. In quella circostanza, furono istituiti i comitati provinciali e regionali, un inquadramento normativo rimasto poi sostanzialmente invariato per oltre mezzo secolo. Al termine della Guerra, fra il 1944 ed il 1946, fu nominato Commissario straordinario del Coni Giulio Onesti, scelto dal governo Bonomi e confermato dal governo Parri. Giulio Onesti fu nominato con un incarico ben preciso: quello di liquidare il Coni. Come potete immaginare, se siamo ancora qui, oggi, a celebrare l’inaugurazione di un nuovo significativo progetto del Coni, oltre settanta anni dopo quell’incarico, è perché ciò non avvenne. Non solo Onesti non liquidò il Coni, ma riuscì a rilanciarlo nell’Italia repubblicana, in cui il Coni divenne perno vitale dello sviluppo dello sport nel Paese. Onesti fu eletto Presidente il 27 luglio del 1946, con una nomina voluta dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Ricordiamo Onesti, ancora oggi, per l’opera portata avanti affinché la cultura dello sport si diffondesse, come guida in un Paese ancora dilaniato dagli orrori della guerra.

Celebre era il suo amore per il sapere e i suoi sforzi per la diffusione della conoscenza, anche in ambito sportivo, consapevole di come lo sport sia in grado di divenire enciclopedia viva di tradizioni, di storie, di identità. Tanto da impegnarsi attivamente, sin dai primi anni da presidente, per l’ampliamento della biblioteca del Coni di Roma, che ancora oggi è maestosa custode del sapere sportivo. Onesti si impegnò personalmente in una campagna di raccolta di documenti e libri sportivi, portando la biblioteca a possedere la più ampia ed esaustiva raccolta d’Italia specializzata nello sport e nell’educazione fisica, composta da circa 35.000 volumi. Giulio Onesti guidò il Comitato Olimpico Nazionale per 32 anni. È stato un manager a cui il mondo dello sport deve moltissimo. Riuscì soprattutto a garantire in un Paese che veniva fuori dal regime fascista, l’autonomia dello sport. Autonomia anche economica, quando nel novembre del 1945, soppressi i contributi statali al Coni, ideò la gestione dei Concorsi pronostici sugli avvenimenti sportivi attraverso la SISAL, con l’introduzione del Concorso pronostici Totocalcio, che passò nel 1948 alla gestione diretta del Coni. Successivamente, nel 1965, Onesti promosse in Parlamento l’approvazione della legge per la ripartizione degli introiti del Totocalcio, suddivisi al 50% fra Coni e Stato. Proprio l’acquisita indipendenza economica del Coni, che garantiva un affrancamento dalle pressioni politiche e partitiche, permise a Onesti di sviluppare, sul piano, tanto nazionale quanto internazionale, un’azione che diede rapidi e positivi risultati. Nel contesto post-bellico, lo sport emerse in tutta la sua forza rigenerante.

Fu un efficace catalizzatore per la riunificazione e la ricostruzione nazionale: gli eventi sportivi rappresentavano un terreno neutro in cui le divisioni politiche e sociali potevano essere momentaneamente sospese, consentendo alle persone di unirsi sotto la casa comune dello spirito sportivo. Svolse un ruolo centrale nel risollevare il morale della popolazione: le competizioni sportive offrivano una via di fuga temporanea, un’occasione per distogliere la mente dai traumi della guerra, per concentrarsi su un obiettivo comune di celebrazione dello spirito agonistico. Parallelamente, lo sport rappresentò un mezzo per proiettare un’immagine di rinascita e normalità anche a livello internazionale. La partecipazione alle competizioni sportive fornì al Paese l’opportunità di dimostrare al mondo che, nonostante le ferite ancora aperte della guerra, stava tornando alla normalità e protagonista nel mondo. Tra i risultati più importanti di queste azioni vi fu l’assegnazione dei Giochi invernali del 1956 a Cortina e, riconoscimento ancor più importante, il successo nella votazione tenutasi alla sessione CIO del 1955, in cui Roma batté Losanna – 35 voti a 24 – affermandosi come sede dei Giochi Olimpici estivi del 1960. Ricordiamo che, prima di allora, l’Italia non aveva mai ospitato i Giochi Olimpici. Il nostro Paese si era aggiudicato l’organizzazione dei Giochi Olimpici per due volte, ma senza mai riuscire effettivamente ad ospitarli. La prima volta era stata designata organizzatrice dei Giochi Olimpici del 1908 la città di Roma, ma a seguito della terribile eruzione del Vesuvio nel 1906, l’Italia rinunciò all’evento – cedendone l’organizzazione a Londra – al fine di poter dedicare i fondi olimpici alla ricostruzione di Napoli. Roma era poi stata designata come città ospitante dei Giochi Olimpici una seconda volta, nel 1944: alcune opere erano già state costruite, quando scoppiò la Guerra, che nuovamente bloccò il progetto. I Giochi arrivarono quindi per la prima volta a Roma, finalmente, nel 1960. Furono i Giochi in cui rimase impressa nell’immaginario collettivo la maratona che, per la prima volta nella storia, si svolse di notte, percorrendo i grandi resti antichi romani della città.

A vincerla fu Abebe Bikila, atleta etiope e primo campione olimpico dell’Africa, che corse a piedi scalzi, rievocando le gesta degli olimpici della Grecia antica. Furono i Giochi in cui vinse l’oro un giovane pugile diciannovenne, Cassius Clay, che sarebbe poi diventato tra i più forti di tutti i tempi, con il nome di Mohamed Alì. Furono i Giochi in cui, per la prima volta nella storia olimpica, un europeo spezzò il dominio dei nordamericani nei 200 metri piani: il velocista italiano Livio Berruti, che eguagliò il record del mondo, sia in semifinale sia in finale. Dopo di lui, il primo italiano a entrare per sempre nella storia dell’atletica sarebbe stato il grande Pietro Mennea. Furono anche i primi Giochi Olimpici a poter essere definiti “mainstream”: la televisione coprì buona parte del programma di gare; la Rai produsse 106 ore di trasmissione, che vennero diffuse in tutta Europa in Eurovisione (prima volta per un’Olimpiade estiva, dopo Cortina 1956).

106 ore di trasmissione oggi ci sembrano tutto sommato esigue, ma si trattava all’epoca di una quantità notevole, considerata l’esistenza – comune praticamente in tutta Europa – di un solo canale. Furono, insomma, i Giochi Olimpici di tante “prime volte”, di tanti momenti rimasti indelebili nella mente e nel cuore di chi li ha vissuti, o di chi ha potuto scoprirli solo in seguito, attraverso immagini e racconti. Un’opera collettiva scolpita nella memoria, come solo lo sport è in grado di fare, tessendo trame sociali e culturali. Forza potente capace di permeare la collettività. Lo sport sa come divenire lingua universale; veicolo di insegnamenti ben oltre la competizione atletica. Disciplina, lealtà, impegno, dedizione, determinazione, capacità di reazione, rispetto e solidarietà divengono pilastri fondamentali nella formazione di individui consapevoli e responsabili. I giovani e giovanissimi che si avvicinano e praticano attività sportive vivono in modo naturale queste dimensioni. Imparano che nello sport si è tutti eguali, e che la vittoria va al migliore. Non ci sono scorciatoie, non ci sono privilegi. Lo sport, quindi, è di per sé educazione, sia che si pratichi per benessere, per desiderio di socializzare, o per una sfida personale per realizzare i propri obiettivi. A qualsiasi declinazione si faccia riferimento, la pratica sportiva nei giovani rappresenta il motore del grande movimento Olimpico ed il Coni è da sempre a fianco dei giovani e giovanissimi, di coloro che saranno i campioni di domani.

Non perdere di vista la dimensione educativa dello sport significa proporre attività capaci di far appassionare e al tempo stesso stimolare verso obiettivi alti. Significa sostenere, motivare, accogliere per non disperdere i talenti che tanto ci rendono orgogliosi e ci emozionano nelle grandi competizioni olimpiche. Coltivare e sostenere la crescita dei giovani nello sport è soprattutto “allenare valori”. Questo il Coni, e il suo Presidente dell’epoca Giulio Onesti, lo avevano compreso bene, quando il 5 maggio del 1966 istituirono la Scuola Centrale dello Sport. Il Coni volle creare la Scuola con l’obiettivo di valorizzare un’istruzione che si integrasse con i valori dello sport, in un approccio che potesse forgiare individui dotati di abilità tanto tecniche quanto umane. E, nel corso dei decenni, la Scuola dello Sport ha raggiunto il suo obiettivo: ha formato personale altamente specializzato, che si è occupato di progresso tecnico, scientifico e metodologico in ambito sportivo, attraverso studi, ricerche e scambi culturali e tecnici con il mondo internazionale. La Scuola dello Sport si è attestata come centro di alta formazione, rivolta a tutti coloro che, durante o alla chiusura di una carriera sportiva, dopo la laurea o durante il proprio percorso professionale, intendessero investire in una qualificazione tecnica e manageriale di grande valore. È diventata punto di riferimento delle direzioni tecniche, dei centri studi delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate; ha risposto alle sfide sociali e sportive, in un percorso di rinnovamento costante, anche attraverso l’apertura al mondo universitario e all’internazionalizzazione.

Centinaia di maestri si sono formati grazie alla Scuola del Coni: atleti, tecnici, dirigenti nazionali ed internazionali hanno contribuito a portare il nostro Paese al successo agonistico, scrivendo le pagine fondamentali dello sport italiano. In un lavoro di squadra con gli atleti, i manager formati dal Coni sono diventati delle guide, promuovendo una interconnessione concreta tra cultura, disciplina e integrità morale. Perché – lo dicevamo in apertura – vincere richiede sempre non solo talento individuale, ma una squadra impeccabilmente organizzata, costantemente aggiornata sulle ultime frontiere della scienza, dello sport e del management. Così, 58 anni dopo la sua creazione, la Scuola dello Sport aggiunge una pietra miliare alla sua storia, inaugurando il Progetto Formazione Olimpica del Coni. Un progetto ispirato dalla Carta Olimpica – il documento guida redatto dal cio, che riassume i principi fondamentali, le regole e le norme di applicazione dell’Olimpismo – che tra le attività dei Comitati Olimpici Nazionali fissa quella di mantenere aggiornate le competenze di tutti i ruoli, tecnici e manageriali, che operano nel settore sportivo nazionale. E per affrontare il compito cruciale di implementare un sistema di formazione e aggiornamento continuo, su tutto il territorio nazionale e tra tutte le Federazioni, il Coni ha ideato il progetto Formazione Olimpica con entusiasmo e dedizione. Un nuovo capitolo nella crescita del movimento sportivo italiano, che si esprime attraverso programmi didattici d’eccellenza, coniugando competenze teoriche ed esperienze pratiche, nella volontà di fungere da faro per la formazione avanzata di operatori dello sport, manager, dirigenti, atleti. E non solo. Perché all’interno del nuovo progetto di Formazione Olimpica del Coni si colloca l’Alta Scuola di Specializzazione Olimpica, di cui ho l’onore di essere il Presidente del Comitato dei Garanti, mentre il Direttore Scientifico è il Professor Angelo Maria Petroni.

L’Alta Scuola è indirizzata a donne e uomini laureati in qualsiasi disciplina, che vogliano realizzare il loro percorso di specializzazione in ambito sportivo. E l’Alta Scuola di Specializzazione Olimpica ha creato il Primo Corso di Management Olimpico, che si pone l’obiettivo di formare manager che contribuiscano al successo dello sport e della squadra Olimpica, aspirando non solo a formare competenze, ma a diffondere i valori intrinseci dei “cinque cerchi”, a coltivare una mentalità di squadra. Basandosi sulle lezioni del passato, integrate alla luce delle più recenti evoluzioni didattiche, il Corso di Management Olimpico vuole trasmettere una comprensione profonda e attuale della missione olimpica, formando professionisti che diventino catalizzatori di cambiamento, ispirando i giovani atleti a perseguire non solo il successo, ma anche la crescita personale e la responsabilità sociale. Venti partecipanti avranno la possibilità di seguire un percorso formativo unico, direttamente nel Centro di preparazione Olimpica di Roma, vivendo in aggiunta l’esperienza – dal valore umano e professionale inestimabile – di lavorare con la delegazione italiana ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. L’obiettivo di un corso così strutturato è che i futuri manager Olimpici possano divenire portatori di una visione olistica, che coniughi l’eccellenza sportiva con la dimensione culturale, trasmettendo concretamente la profonda interconnessione esistente tra sport e valori educativi, delineando un percorso che non solo formi competenze manageriali, ma incanali la passione per lo sport verso una leadership sempre più consapevole.

Il Corso di Management Olimpico non poteva che essere intitolato a Giulio Onesti. A lui che, per primo, aveva inteso l’Olimpismo come forza che riesce a plasmare non solo individui, ma intere società. “L’Olimpismo fonde lo Sport con la Cultura e l’Istruzione”, recita la Carta Olimpica. E noi oggi (ri)partiamo da qui. Che possa ogni partecipante ai nostri corsi trovare ispirazione in queste parole, contribuendo a creare un futuro in cui i valori dello sport guidino ogni loro passo verso l’eccellenza. Buon viaggio!

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