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Democrazia, libertà e cultura. Cosa unisce Italia e India secondo Mollicone

Di Federico Mollicone

Il ruolo centrale della diplomazia culturale nella geopolitica internazionale e gli orizzonti comuni su temi come la tutela del patrimonio immateriale Unesco, l’innovazione e l’intelligenza artificiale. Pubblichiamo l’intervento di Federico Mollicone, presidente della Commissione VII Camera Cultura, Istruzione, Scienza, Ricerca, Editoria e Sport, in occasione della missione istituzionale nella regione del Kerala in India per la conferenza internazionale del Soft Power Club

A marzo 2023 il viaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro Antonio Tajani in India ha sancito un accordo di difesa e rilanciato i rapporti bilaterali. A beneficiare dell’intesa saranno le aziende italiane del settore, a cominciare da Leonardo ma significative occasioni possono aprirsi anche per Fincantieri ed Elettronica.

LA COOPERAZIONE COMMERCIALE

Esiste un‘intensa cooperazione commerciale e di visione della geopolitica mondiale, tra Italia ed India e c’è una forte cooperazione accademica e culturale, sostenuta da un’intensa cooperazione nella formazione superiore, con oltre 250 accordi universitari. L’India è il quinto Paese per studenti iscritti in Italia. Tra gli obiettivi del Soft Power Club c’è la valorizzazione del ruolo della cultura, della ricchezza e pluralità dei saperi, di ascolto e comprensione reciproca tra le popolazioni, animata dal rispetto delle differenze.

DIPLOMAZIA CULTURALE

Non si può ottenere il protagonismo geopolitico solo con la diplomazia tradizionale. Il ritorno della conflittualità convenzionale in Europa e nel mondo non ha messo in secondo piano il ragionamento sul soft power e il multilateralismo: lo ha trasformato, rendendo sempre più necessario il multilateralismo. Sono proprio le identità a porre nuove forme di regolazione della globalizzazione. L’Italia – nell’annuale indice sul soft power – è tornata quest’anno fra i primi 10 posti grazie soprattutto al peso delle categorie “Cultura e patrimonio”. Attraverso la cultura si possono aprire nuove connessioni, nuove alleanze e riscoprire antiche amicizie. Penso all’importante mostra dei capolavori custoditi al Museo di Capodimonte di Napoli che si sta tenendo al Museo del Louvre di Parigi. La diplomazia culturale è quindi una dimensione importante del soft power di un Paese. L’impatto internazionale del soft power indiano si è fatto sentire molto prima che il termine entrasse nel linguaggio popolare del 21° secolo. Le arti, la cultura e lo spiritualismo indiani attirano da secoli persone da tutto il mondo. Il primo ministro in Modi ha riorientato la diplomazia indiana combinando nuovi elementi di soft power. I cinque pilastri di questo soft power, usati in senso strategico, sono Samman (dignità), Samvaad (dialogo), Samritthi (prosperità condivisa), Suroksha (sicurezza regionale e globale) e Sanskriti evam Sabhayata (legami culturali e di civiltà).

PATRIMONIO IMMATERIALE UNESCO

Da sempre crediamo che non esista soltanto la valorizzazione del patrimonio dei beni culturali materiali – ma esistono tradizioni che devono essere tutelate e promosse. Il Mudiyettu, la danza rituale della regione Kerala, che rappresenta la battaglia tra la dea Kali e il malvagio Darika inscenata attorno ai piccoli templi in occasione della festa del raccolto estivo, e il canto lirico italiano figurano nella stessa lista come patrimoni immateriali dell’Unesco. Voteremo presto al Parlamento italiano una legge a mia prima firma che andrà a delegare il governo italiano a scrivere il codice dei beni immateriali come esiste quello dei beni culturali.

L’AUDIOVISIVO

Dai capolavori girati a Cinecittà a Bollywood, il comparto cinematografico si è sempre configurato come un potente mezzo di soft power per i nostri due Paesi. Dobbiamo lavorare per tutelarli. La combinazione tra la digitalizzazione di risorse e la distribuzione multimediale e multicanale dei prodotti audiovisivi sta progressivamente riconfigurando l’industria cinematografica e della animazione, attraverso una ridefinizione di ruoli e competenze a cui corrispondono nuove opportunità di mercato. Grazie ad un importante dialogo con i player istituzionali abbiamo varato la legge più all’avanguardia in Europa contro la pirateria digitale.

INNOVAZIONE

L’India esporta più di 170 miliardi di dollari di software a livello globale, di cui oltre il 60% dell’outsourcing tecnologico globale arriverà in India. Per mettere questa cifra in prospettiva, queste esportazioni sono molto più grandi di quelle di petrolio effettuate dal più grande esportatore di petrolio del mondo, l’Arabia Saudita. Il Kerala è stato il primo Stato dell’India a creare un Super Fab Lab (centro di innovazione e invenzione) e ad ospitare la prima università digitale, il primo parco scientifico digitale e la prima metropolitana via acqua del Paese. Anche la nostra attenzione sui temi della digitalizzazione e dell’innovazione è alta e la presenza anche in questa delegazione del grande gruppo di innovazione Alma Viva con il presidente Tripi lo dimostra.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L’intelligenza artificiale sta avendo un grande impatto sulla nostra quotidianità. Il mercato dell’intelligenza artificiale, in Italia, cresce a ritmi significativi. Come testimoniano i dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2023 segna +52%, raggiungendo il valore di 760 milioni di euro, dopo che già nel 2022 aveva registrato un +32% rispetto all’anno precedente. Sono stato a Bruxelles per una conferenza interparlamentare sul tema per proporre la definizione di 4 watermark per contrassegnare dati e documenti, sul modello di un logo o di una filigrana tradotta anche nella lingua nazionale per garantire trasparenza e riconoscibilità. Ci sarà un watermark dedicato ai deepfake, uno per indicare contenuti integralmente generati dall’AI, uno per indicare documenti frutto del contestuale apporto sia dell’AI che dell’intelligenza umana e uno per contrassegnare documenti realizzati in via esclusiva dall’uomo senza apporto dell’AI. Le grandi Big tech, da Google a Meta, stanno lavorando in questa direzione e grandi colossi editoriali mondiali come il New York Times si sono detti favorevoli. Cercheremo di portare avanti questa idea nelle prossime settimane nel testo finale dell’AI Act e della successiva disciplina attuativa a livello europeo; sia a livello nazionale. Si va così verso un vero e proprio diritto alla trasparenza digitale.

LA QUESTIONE GEOPOLITICA

La ricerca dei materiali per produrre queste nuove tecnologie assume ogni giorno di più un rilevante ruolo geopolitico. La società cinese Huawei, una delle principali aziende produttrici di smartphone al mondo, ha dovuto rallentare la produzione dei telefoni Mate 60, il modello più recente, per dare priorità allo sviluppo di microchip per l’intelligenza artificiale. La Cina non possiede un’industria di microchip all’avanguardia ed è dunque dipendente dagli acquisti dall’estero. Nel frazionato scenario internazionale, quindi, l’Italia, insieme all’Unione Europea, e l’India possono giocare un ruolo determinante. Secondo Uti International, si stanno creando le condizioni affinché l’India domini la scena dell’innovazione nei prossimi anni, grazie anche al programma Digital India del governo Modi, che prevede fondi pubblici pari a 477 milioni di dollari proprio per sviluppare tecnologie e modelli credibili di intelligenza artificiale, mentre il presidente Meloni ha posto al centro del G7 di quest’anno in Italia proprio il tema dell’intelligenza artificiale.

CONCLUSIONI

Concludo con le parole che Gandhi dedicò a Giuseppe Mazzini: “Vi sono al mondo pochi esempi d’un uomo che, solo, abbia compiuto la resurrezione del proprio Paese con la forza del pensiero e la dedizione estrema durata tutta la vita”. Due patrioti che con le loro azioni e le loro opere hanno indicato il cammino ai due popoli. Italia e India sono civiltà millenarie che hanno combattuto per la loro indipendenza e sono oggi unite nella difesa della democrazia e della libertà.

 

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